Abusi, assolto il cardinale George Pell. La «caccia alle streghe» è finita

Dopo due anni di calvario, l’Alta corte di Canberra ha prosciolto stamattina l’ex tesoriere del Vaticano dalle accuse di abusi sessuali. Pell si trovava in carcere dal febbraio 2019. Tempi l’ha sempre difeso: ecco perché questo epilogo era inevitabile

Stamattina (ora locale) l’Alta corte di Canberra ha assolto il cardinale George Pell dalle accuse di abusi sessuali. I giudici supremi hanno così posto la parola fine a una caccia alle streghe che dura da oltre due anni e che ha fatto scontare ingiustamente all’ex tesoriere del Vaticano già oltre un anno di carcere.

UN PROCESSO ASSURDO FIN DAL PRINCIPIO

L’annuncio è stato dato brevemente dalla presidente Susan Kiefel nell’aula giudiziaria di Brisbane, con pochissimi giornalisti a causa dell’epidemia di coronavirus, mentre le ragioni della sentenza saranno disponibili sul sito della corte. Tempi ha sempre sostenuto l’innocenza del cardinale e non per partito preso.

Il processo è stato infatti costellato di falle e punti oscuri fin dal principio, come dichiarato anche dai media australiani e internazionali. Pell è stato condannato in primo e secondo grado per aver commesso abusi sessuali su due giovani membri del coro nella sagrestia della chiesa di San Patrick, a Melbourne, al termine di una Messa domenicale nel 1996. Uno dei due ragazzini, però, prima di morire nel 2014 aveva dichiarato alla madre di non essere stato abusato.

Copertina del numero di aprile 2019 di Tempi

LA «CACCIA ALLE STREGHE»

La sentenza di condanna a carico di Pell a sei anni di carcere è stata emessa in primo grado nel dicembre 2018 e tenuta segreta fino a marzo a causa di un secondo processo a suo carico. La giuria popolare che ha preso la decisione si è insediata solo dopo che una prima non era riuscita a trovare l’unanimità, anche se 10 membri su 12 erano favorevoli a scagionare Pell. Il verdetto di colpevolezza è arrivato nonostante oltre 20 testimoni abbiano scagionato l’allora arcivescovo di Melbourne. Non a caso George Weigel, biografo di san Giovanni Paolo II e Distinguished Senior Fellow presso l’Ethics and Public Policy Center di Washington, descrivendo il processo nel dettaglio, ha parlato di «caccia alle streghe» su Tempi, che ha dedicato al processo la copertina di aprile 2019.

Pell è stato incarcerato nel febbraio 2019 e per oltre un anno ha vissuto in isolamento, senza la possibilità di celebrare Messa o di recitare il breviario. Nell’agosto 2019 la sentenza di colpevolezza è stata confermata in appello, ma la corte formata da tre giudici si è divisa 2 a 1. Proprio gli argomenti usati nella sua relazione di dissenso dal magistrato Mark Weinberg sono stati fondamentali per l’assoluzione di stamattina: secondo il giudice, infatti, nel suo caso non poteva essere emesso un verdetto «oltre ogni ragionevole dubbio», senza contare che l’onere della prova era stato ribaltato. Motivazioni simili sono state esposte dal filosofo del Diritto all’università cattolica di Notre Dame, John Finnis.

«GLI ABUSI ERANO IMPOSSIBILI»

Nonostante l’enorme pressione mediatica per condannare Pell, c’è chi si è speso anche in Australia in sua difesa. In particolare Andrew Bolt, autore e giornalista di Sky News, agnostico e conservatore. «Non è solo improbabile che il cardinale abbia commesso gli abusi dei quali viene accusato, è letteralmente impossibile», dichiarava mesi fa a Tempi fornendo una prova cronometrica della sua innocenza. «Questo processo è un vero scandalo, una macchia per la nostra giustizia».

LE DOMANDE RIMASTE APERTE

Ora che il cardinale è stato assolto, nella consapevolezza che nessuno potrà restituirgli questi due anni in cui ha ricevuto ingiurie e calunnie irripetibili e ingiuste, non si può non tornare alle domande che poneva Weigel su Tempi:

«• Perché la polizia dello Stato di Victoria ha lanciato l’“Operazione Incatenamento” (quella che cercò informazioni su Pell un anno prima che fosse incriminato, nda)? Di che cosa si discuteva tra la polizia e l’ufficio del procuratore mentre si svolgeva quella indagine e dopo la sua conclusione?
• È una pura coincidenza che questa farsa sia iniziata proprio nel momento in cui, nell’ambito del suo lavoro in Vaticano, il cardinale Pell aveva cominciato a scoperchiare una corruzione finanziaria di notevole dimensione? Chi ha tratto beneficio dalla persecuzione di Pell nei torbidi ambienti della finanza internazionale?
• Chi paga per i cartelli stampati in modo professionale che vengono sollevati davanti alle telecamere ogni volta che il cardinal Pell appare in pubblico? Chi organizza le folle all’esterno del tribunale di Melbourne?
• E le risposte a questi tre insiemi di domande si intersecano?».

Uscito di prigione il cardinale Pell ha dichiarato:

«Ho subito una grave ingiustizia alla quale l’Alta corte ha posto rimedio. Non nutro alcun rancore verso il mio accusatore. Il mio processo non era un referendum sulla Chiesa cattolica, ma sul fatto se io avessi commesso questi orribili crimini e io non li ho commessi. Grazie a tutti quelli che hanno pregato per me: l’unica base per la giustizia è la verità».

Foto Ansa