Dopo il sisma, l’Emilia cerca di ripartire dalla scuola

Intervista a Stefano Versari, vicedirettore dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia Romagna. 50mila studenti senza scuola e 200 edifici fuori uso. «Nonostante i disagi cerchiamo di garantire il servizio».

Più di cinquantamila studenti rimasti senza una scuola dove andare. Quasi duecento edifici danneggiati. Sono i numeri del terremoto che ha colpito l’Emilia fra maggio e giugno di quest’anno. «Si tratta di dati che cambiano quotidianamente, da luglio a oggi la situazione è un po’ migliorata per quanto riguarda gli studenti e si continuano a individuare delle strutture provvisorie che sostituiscano le scuole danneggiate». Secondo Stefano Versari, vicedirettore dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia Romagna «questo terremoto ha avuto un primato distruttivo senza eguali in Italia». Dopo l’industria, il settore più colpito è stato quello scolastico: «La situazione è molto difficile. Ma bisogna continuare a rimboccarsi le maniche e partire da quello che c’è».

Le lezioni iniziano il 17 settembre. Quanti studenti resteranno a casa da scuola?
I numeri cambiano di giorno in giorno. Molte scuole non ripartiranno in tempo perché non si sono ancora individuate alternative a quelle danneggiate dal terremoto. Ogni giorno ricevo dai comuni richieste di deroga che necessitano dell’autorizzazione dell’Ufficio: dalla data d’inizio della scuola ai doppi turni (mattina e pomeriggio). Nonostante i disagi, stiamo facendo il possibile per garantire il servizio scolastico.

Non si sono trovate delle sedi alternative?
Sì, ma la gara è stata bandita a luglio, gli appalti sono stati dati ad agosto e le consegne inizieranno a settembre e continueranno fino a novembre. Nel caso delle strutture che saranno messe a disposizione più tardi, i comuni stanno individuando altre sedi alternative temporanee. Purtroppo molti non sono riusciti ancora a trovarle.

Quali sono i comuni che stanno avendo maggiori difficoltà?
Soprattutto quelli più popolosi e con strutture scolastiche più numerose e più grandi. Mentre i comuni più piccoli, anche se vicini all’epicentro, hanno meno difficoltà a trovare sedi alternative. Per esempio, le scuole di Cavezzo e Sant’Agostino, paesi piccoli e vicini all’epicentro, partono il 17 settembre. Mentre a Cento e Carpi, che sono relativamente distanti e più grandi, non tutte le scuole riusciranno a partire. Un conto è quando si tratta di trovare un posto a cinquanta studenti, un altro quando gli studenti sono un migliaio.

Quali sono le strutture temporanee che andranno a sostituire gli edifici danneggiati? 
Di due tipi: i prefabbricati con breve durata, nove mesi prorogabili due volte per sei mesi, e quelli a struttura modulare, con una durata pluriennale, che potranno essere mantenuti anche dopo l’emergenza, costituendo un arricchimento per il comparto scolastico nella regione.

Non c’è il timore che queste misure non saranno sufficienti?
Inutile avere preoccupazioni di questo tipo. Dobbiamo lavorare, far ripartire le scuole, anche se con orario ridotto, in condizioni scomode, con i doppi turni. Ripartire per aiutare i ragazzi e i bambini a superare questa tragedia. Anche quando la realtà è scomoda è sempre meglio del nulla. E noi dobbiamo affrontarla e andare avanti.