Curare i giovani e non gli anziani, il caos della sanità inglese. «Conseguenza della disgregazione familiare»

Polemiche in Gran Bretagna per i tagli alle spese sulle persone “non produttive”. Intervista a Josephine Quintavalle: «Oggi si dà valore solo all’efficienza»

È scoppiata un’accesa polemica fra le case farmaceutiche inglesi e il sistema sanitario nazionale. I principali quotidiani britannici hanno titolato: “Paura per gli anziani” e “Agli anziani saranno negate le medicine salva vita”. Le case farmaceutiche hanno accusato lo Stato di aver deciso di tagliare le spese, scegliendo di privare alcuni pazienti delle cure farmacologiche. Invocando la dignità della vita, le multinazionali hanno denunciato la decisione di fornirli prima a coloro che sono in età produttiva. Significherebbe, ad esempio, che fra un lavoratore malato di cancro e un anziano con la stessa malattia ad essere curato sarebbe il più giovane.
Jospephine Quintavalle, la più nota esponente laica del movimento pro life britannico, fondatrice e direttrice del Comment on Reproductive Ethics, osservatorio sulle tecniche riproduttive umane, spiega a tempi.it che «il problema è molto più profondo», che «la distorsione ha raggiunto livelli impensabili», e che «non sappiamo più da che parte girarci».

Sono fondate le accuse mosse contro il sistema sanitario inglese?
Il sistema sanitario è in una situazione da cui non sa più come uscire. Deve recuperare 20 miliardi in 5 anni, perciò stanno cercando di capire che tagli apportare. Ma la situazione è irrisolvibile ormai, se non nel lungo periodo, ossia rimuovendo la causa del problema, che è la crisi di fede.

Cosa intende?
È evidente, anche se pochi vogliono ammetterlo: finché la gente aveva fede e riconosceva una realtà trascendentale da rispettare e conoscere, prevaleva la visione per cui la persona ha dignità solo perché c’è. Solo riconoscendo il valore di ogni uomo si produce solidarietà, stabilità fra i cittadini e nelle famiglie.

Cosa c’entra questo che lei sta dicendo con i tagli alle medicine per gli anziani?
L’assenza della famiglia è la ragione per cui oggi gli anziani sono assistiti nelle cliniche, con un costo altissimo per il sistema sanitario nazionale, di cui il 60 per cento è rappresentato dagli stipendi al personale e il 20 dai farmaci. Se gli anziani, come un tempo, avessero alle spalle famiglie pronte ad accudirli, il problema sarebbe più che dimezzato.

Rimarrebbe quello dei farmaci.
Ma se la famiglia fosse unita, anche i farmaci non sarebbero necessari come oggi: la solitudine produce stili di vita deleteri, quelli che ci stanno facendo ammalare. L’obesità dilagante fra i giovani inglesi, di cui i media hanno dato l’allarme in questi giorni, è data principalmente dall’abuso di zuccheri e alcool: la gente non mangia a casa con i propri cari, ma sola nei fast food, oppure si nutre con prodotti pronti. Si è visto che l’assenza di padri porta i giovani verso l’abuso di alcol, quindi l’aumento di cirrosi, tumori, e malattie varie, depressioni comprese. Senza una cultura incentrata sulla persona legata alla famiglia si fanno anche meno figli, si abortiscono e così gli anziani aumentano e i giovani sono pochi e fragili.

Cosa pensa dell’intervento “pro life” di alcune case farmaceutiche?
Le case farmaceutiche si sono stracciate le vesti solo perché finora guadagnavano da tutto questo malessere. La loro è una posizione ipocrita: hanno interessi enormi e non vogliono che siano dimezzate le richieste di farmaci. Mi fa sorridere che, d’improvviso, si siano messe a parlare di dignità della persona. Se davvero avessero a cuore l’uomo non cercherebbero di risolvere il problema solo con le pillole. Se non ci decidiamo a guardare a monte, prima o poi moriremo: o perché non curati o per intossicamento farmacologico. Sinceramente non so che cosa sia meglio. Anche se c’è di peggio: le cure umane.

Cosa intende?
Mi spavento quando penso che ho più di 70 anni e che ci sono persone come me lasciate sole in case di cura dove, come emerso alle cronache negli ultimi anni, vengono maltrattate. Ma ancora peggio sono i tentativi di risoluzione del problema, per cercare di riparare allo scandalo. L’ultimo articolo che ho letto suggeriva alle infermiere di farsi dare una foto del paziente da giovane: forse vedendo che un tempo era sano e bello si sarebbero prese cura di lui. È drammatico perché è una mentalità diffusa, in cui non si insegna più a cercare il bene dentro la persona. Quindi l’unica possibilità per migliorare la capacità di cura è trovare un modo di non guardarla per ciò che è: malata. Si evoca così la bellezza e l’efficienza, il solo motivo per cui oggi diamo loro un valore. Per questo, ripeto, l’unica soluzione è di lungo periodo e consiste nel risveglio della fede.