Così il superstato conformista europeo apparecchia per noi un “socialismo cucù” à la Hollande

Si tratti di economia, famiglia, educazione o “nuovi diritti”, il modello a cui l’Italia si dovrebbe adeguare ha un pensiero ideologico unico e un unico padrone

hollande-socialismo-cucu-tempi-copertinaEsiste ancora un “tipo” italiano rispetto all’individuo-massa che viene propalato (propinato) dai centri di potere targati “Europa”? Tanto per confermare la volontà di asservimento al neocolonialismo euro-atlantico – operazione documentata anche nelle rivelazioni di un ex ministro dell’Economia sui retroscena internazionali che portarono alla caduta dell’ultimo governo Berlusconi (Giulio Tremonti, Bugie e verità, Mondadori) – qui da noi non passa giorno che i due grandi giornali “europeisti” non pubblichino dossier che suggeriscano l’idea di un’Italia corrotta eccetto che a sinistra (sia essa politica, sindacale, giornalistica e, tanto più, di “magistratura democratica”). E così passa in cavalleria la guerra di ri-occupazione della società che, su mandato dell’Europa germanizzata, sta facendo lo Stato romano.

Tant’è, come mai si dimentica che le riforme che oggi tanto “impressionano” la Merkel sono in buona sostanza le stesse che una decina di anni orsono furono approvate dal governo di centrodestra, avversate dalla sinistra e infine, nel 2006, grazie a una forsennata campagna mediatica, bocciate in referendum? Fine del bicameralismo perfetto, riduzione del numero di deputati e senatori, premierato, devoluzione dei poteri dello Stato. Questo, tra l’altro, uscì dal Parlamento del 2005. E fu boicottato dai grandi “riformatori” della sinistra colta e manettara.

Nemmeno si ricorda che la crisi iniziò a mordere durante il governo della famosa “Unione”. Ma quanta di quella corruzione di cui si scrive in questi giorni era già dentro i 12 miliardi stanziati e subito bruciati dal governo Prodi per coprire i buchi della sanità di Roma, Napoli, Palermo, Reggio Calabria? Altro che Lombardia.

Quante procure e corti dei conti sonnecchiavano allora e si sono svegliate solo tre anni fa? Quante sconcertanti rivelazioni sui conti pubblici taroccati e sul “sistema” delle regioni politicamente corrette furono messe in chiaro, l’anno dopo le dimissioni di Prodi, dalla Commissione Antonini e, a partire dal governo Monti, rapidamente oscurate dai democratici signori della “mano-morta”?

Da tre anni a questa parte e per tre consecutivi governi di non eletti, funziona così: via libera alla sabbia gettata negli occhi del popolo dal circuito mediatico-giudiziario, ponti d’oro allo sfascismo di Grillo per demolire la nostra sovranità politica-nazionale e benedizione a qualunque esecutivo ci faccia digerire ogni cosa.

Così, il futuro che ci si prospetta è una sorta di “socialismo della simpatia” (alla Amici della De Filippi) e Stato dirigista. In economia. Come nei cosidetti “nuovi diritti”. Nell’istruzione pubblica, come nelle politiche contro la famiglia. Lo Stato pedagogo (e in certi casi “pedofilo”). E la Guardia di finanza alla porta. Stabilita dai tedeschi la quota di partecipazione italiana all’Europa, è il socialismo nella variante ridicola della Francia di Hollande l’abitino che vorrebbero cucirci addosso.

Si tratti di gay o di industria culturale, di eutanasia o di fecondazione assistita, sarà sempre più vietato dissentire. Poiché il modello “europeista” a cui l’Italia si dovrebbe adeguare ha un pensiero ideologico unico e un unico padrone economico: l’impersonale superstato europeo.