«In quarantena da tre giorni, sembra di essere in un film di fantascienza»

Intervista a D., pensionato di Casalpusterlengo, zona rossa: «La gente è venuta alle mani al supermercato, come in tempo di guerra. Dal governo neanche le mascherine»

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«Io sono tre giorni che non esco. Lo faccio per me, ma soprattutto per gli altri: se avessi il coronavirus, non vorrei certo passarlo ad altri». Dopo tre giorni di quarantena a Casalpusterlengo, D. prende tutte le precauzioni necessarie ma conserva il suo solito ottimismo: «Confido che tutto possa risolversi presto nel migliore dei modi». La città del lodigiano, in piena zona rossa, è stata chiusa dal governo insieme ad altre dieci per evitare la diffusione dell’epidemia. Nessuno può entrare, nessuno può uscire, la sera c’è il coprifuoco. I residenti, come D., mettono raramente il naso fuori di casa anche di giorno, dove l’unica restrizione è camminare ad almeno un metro di distanza l’uno dall’altro. Del resto, tutti i negozi sono chiusi tranne le farmacie, dove gel disinfettanti e mascherine sono introvabili. Il tempo passa lentamente tra qualche film, un telegiornale e una passeggiata rigorosamente tra le mura. Si esce quasi esclusivamente per fare la spesa.

«SCORTE IMPROPONIBILI DI CIBO»

«La gente è abbastanza tranquilla, anche se si percepisce un po’ di pessimismo», confida a tempi.it D., pensionato di Casalpusterlengo. «Solamente ai supermercat, che sono stati assaltati, ci sono scene da panico: alcuni fanno scorte improponibili di cibo, altri sono venuti alle mani per decidere chi fosse arrivato prima. Sembra proprio di essere in tempo di guerra. Oppure ha presente certi film di fantascienza? Ecco, sembra di viverne uno».

Il panico che ha preso molti residenti con il carrello in mano al momento non è giustificato: «I miei sono usciti alle 9 stamattina per fare la spesa e sono rientrati alle 11:30. I supermercati fanno entrare otto persone alla volta, tutti con le mascherine. Non ci sono più frutta e verdura ma per il resto non manca quasi niente».

«DAL GOVERNO NEANCHE LA MASCHERINE»

D. insomma non si lamenta, anche se non è del tutto convinto della gestione dell’emergenza: «Ci vengono fornite poche informazioni, mentre la gente si agita sui social. Noi abbiamo dovuto comprarci le mascherine e mi hanno detto che perfino alla Croce casalese non ne hanno abbastanza. Il governo parla tanto: ma non poteva fornircele? Almeno ai professionisti e ai volontari che lavorano per la salute delle persone».

Anche la scelta di mettere in quarantena Casalpusterlengo e non i paesi limitrofi lo lascia perplesso: «So che nei ristoranti dei paesi vicini tutti disdicono pranzi e cene. Prima che fossimo messi in quarantena, un amico che suona nei locali mi ha raccontato di aver incontrato per lavoro centinaia di persone, perfino nelle case di riposo. Eppure noi siamo in quarantena e gli altri no, chissà perché».

«IO RESTO OTTIMISTA»

D. comunque non ha paura: «Panico? Io no. A volte il panico ce lo creiamo da soli, come quelle persone che da Codogno volevano rientrare in Sicilia, senza pensare che avrebbero magari infettato pure quella regione», spiega. «Adesso è il momento di stare in casa e di guardarsi un film in più. Io resto ottimista. Tutto si risolverà presto».

Foto Ansa