«Chi chiede democrazia a Hong Kong è un terrorista»

L’ex ministro della giustizia della città spiega chi verrà colpito dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale (tutti), che la Cina dovrebbe approvare entro fine mese

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«Senza un paese, non ci può essere una famiglia. Sostenere la legge sulla sicurezza nazionale è il dovere di ogni cittadino». Questo breve spot televisivo è onnipresente su ogni emittente televisiva e radiofonica di Hong Kong. Dalle metropolitane agli autobus, dalle affissioni sui muri a quelle sui giornali, i messaggi che invitano ad appoggiare la nuova legge incostituzionale che il regime cinese potrebbe approvare questo fine settimana sono onnipresenti in città.

SETTE MILIONI DI DOLLARI IN PUBBLICITÀ

Secondo un calcolo ufficiale ottenuto da Hong Kong Free Press, il governo presieduto da Carrie Lam ha già speso quasi 7 milioni di dollari locali (circa un milione di euro) per sponsorizzare una legge della quale, per sua stessa ammissione, «ancora non conosciamo il contenuto». Come fa dunque la governatrice a dire, in un discorso che viene trasmesso a ripetizione in tv, che «la legge sulla sicurezza nazionale colpirà solo un numero estremamente esiguo di criminali, mentre le libertà fondamentali della stragrande maggioranza dei cittadini saranno preservate»?

Tutto fa presagire il contrario. Come dichiarato in un’intervista a Rthk dall’ex ministro per la Giustizia di Hong Kong, Elsie Leung, «Pechino ha fatto bene a non rivelare il contenuto della legge: avrebbe potuto scatenare forti opposizioni e un comportamento distruttivo». Che i governanti non debbano comunicare ciò che fanno ai governati è uno strano concetto di democrazia, che in teoria vige ancora a Hong Kong.

APPROVAZIONE DELLA LEGGE A GIORNI

Ma ancora più preoccupante è il concetto espresso successivamente dalla politica filocinese. Leung, riflettendo il pensiero del Partito comunista cinese, ha dichiarato che tutti coloro che nell’ultimo anno sono scesi in piazza intonando slogan pro democrazia e pro indipendenza possono essere considerati secessionisti e dunque punibili dalla nuova legge: «Non pensa che il loro comportamento sia equiparabile al terrorismo? Se non li controlliamo, Hong Kong diventerà come Taiwan in futuro». Per quanto solo qualche migliaio di giovani arrivino a chiedere l’indipendenza dalla Cina, nell’ultimo anno oltre due milioni di persone sono scese in piazza per chiedere democrazia e suffragio universale a Pechino.

Il regime ha manifestato più o meno esplicitamente l’intenzione di inserire a forza, senza passare dal Parlamento di Hong Kong, la legge nella mini-costituzione della città entro l’1 luglio, quando si festeggerà l’anniversario numero 23 del ritorno dell’ex colonia britannica alla Cina. Domani si riunirà la Commissione centrale del Congresso nazionale del popolo, che potrebbe approvare definitivamente il testo e votarlo entro lunedì.

Foto Ansa