La Cina instaura il “terrore” comunista a Hong Kong

Confermati i timori della prima ora intorno alla legge sulla sicurezza nazionale: processi e carcere in Cina, addio indipendenza della magistratura, polizia comunista a Hong Kong, indottrinamento patriottico a scuola

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Tutti i timori espressi nelle scorse settimane da avvocati e attivisti democratici di Hong Kong intorno alla nuova legge sulla sicurezza nazionale erano giustificati. I primi dettagli diffusi dalla Xinhua confermano infatti che la norma scritta dal regime cinese, che verrà inserita direttamente nella Costituzione di Hong Kong saltando l’approvazione del Consiglio legislativo della città, prevede l’apertura di un Ufficio per la sicurezza nazionale gestito da Pechino a Hong Kong, l’istituzione di una forza di polizia (segreta?) cinese in città e la cancellazione dell’indipendenza della magistratura.

PROCESSI E DETENZIONE IN CINA

La legge introdurrà nuovi reati per punire quegli atti e quelle azioni che costituiscono secessione, sovversione, terrorismo e interferenza straniera a Hong Kong. Non è ancora chiaro che cosa, nel dettaglio, verrà punito anche se l’interpretazione di questi crimini nel continente non fa che aumentare la preoccupazioni nei residenti della città autonoma. Di sicuro, però, sarà Pechino a «esercitare la giurisdizione» sui casi di sicurezza nazionale «in particolare circostanze». Questo significa, secondo l’interpretazione della Cnn, che chi viola la legge in modo significativo potrebbe essere portato in Cina, processato e detenuto in Cina.

Questo era esattamente l’obiettivo della legge sull’estradizione, che l’anno scorso il governo di Hong Kong ha cercato di introdurre e che ha dovuto ritirare dopo che oltre due milioni di persone, cioè più del 30 per cento della popolazione, sono scesi in piazza per protestare. La legge ha dato il via alle più grandi manifestazioni della storia della città autonoma, che durano da oltre un anno, e che la polizia ha cercato di contenere con un livello di violenza prima sconosciuto ai residenti e con migliaia di arresti. Un anno dopo aver costretto pacificamente il proprio governo a ritirare la legge, i cittadini di Hong Kong si trovano dunque a doverne comunque subire gli effetti per imposizione di Pechino.

ADDIO INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA

Al di là dei «casi particolari», il governatore della città (scelto da Pechino in base dal sistema attuale) sarà incaricato di selezionare alcuni giudici tra quelli di Hong Kong per giudicare le persone indagate di aver violato la legge. Dai dettagli rivelati da Xinhua, si evince anche che qualora le leggi della città autonoma e quella approvata da Pechino entrino in conflitto, sarà questa seconda a prevalere.

Anita Yip, vicepresidente dell’Associazione degli avvocati di Hong Kong, ha dichiarato che «non si era mai sentito» a Hong Kong che il governatore potesse selezionare i giudici in base a criteri sconosciuti: «Uno dei nostri capisaldi è l’indipendenza della magistratura. L’interferenza del capo esecutivo è difficile da accettare». Johannes Chan, rinomato come decano della facoltà di legge dell’Università di Hong Kong, ha fatto un paragone efficace per spiegare perché il principio è preoccupante: «È come se fosse il querelante a scegliere il giudice. In base a quali criteri, inoltre, il governatore selezionerà i giudici? Nazionalità, patriottismo o altri fattori?».

POLIZIA SEGRETA CINESE IN GIRO PER LA CITTÀ

La Cina inoltre, nonostante sia espressamente vietato dalla Costituzione di Hong Kong, aprirà nella città autonoma un Ufficio per la sicurezza nazionale dotato di propri agenti che fornirà informazioni alla polizia locale sui cittadini che violano la legge sulla sicurezza nazionale. Una sorta, insomma, di polizia segreta che monitorerà i cittadini costantemente.

Come si possa ancora parlare, a fronte di questi sviluppi, del modello «Un paese, due sistemi» è un mistero. Come dichiarato dal massimo esperto di giurisprudenza cinese, Jerome Cohen, «il passaggio (di Hong Kong dal Regno Unito alla Cina, ndr) è diventato una presa del potere da parte della Cina».

«EDUCAZIONE PATRIOTTICA» E DELAZIONE

Come se non bastasse, secondo Ken Chu, membro della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, ha scritto sul South China Morning Post non solo che la nuova legge sulla sicurezza nazionale dovrà essere «imparata a memoria dagli studenti» grazie a un corso obbligatorio di «educazione patriottica» che «inculchi una visione corretta della Cina continentale», ma che dovrà renderli «sempre vigilanti verso i potenziali danni causati da altri». Se non è un incitamento all’indottrinamento e alla delazione, poco ci manca. A conferma che tutte le libertà di Hong Kong sono ormai a rischio.

Foto Ansa