Cade l’ultimo paletto, in Olanda eutanasia anche per i bimbi sotto i 12 anni

Il governo lavora alla legalizzazione della morte assistita nell’ultima zona franca dell’esistenza, quella dei bambini che non sono in grado di autodeterminarsi.

Uccidere i bambini tra gli 1 e i 12 anni per «aiutarli». È con motivazioni raggelanti che il ministro della Salute olandese Hugo de Jonge ha annunciato l’accordo nella maggioranza per estendere l’eutanasia legale anche ai bambini. «C’è bisogno di un’interruzione di vita intenzionale», aveva scritto al Parlamento dopo aver commissionato uno studio ad hoc sulla sofferenza dei piccoli, per aiutare «un piccolo gruppo di bambini malati terminali che soffrono senza speranza e in modo insopportabile» e «garantire maggiori tutele legali ai medici che procedono con azioni di fine vita di bambini di quell’età».

Un film già visto: è motivandola con i risultati di una ricerca commissionata dal governo stesso lo scorso anno, che l’Olanda punta ad approvare ora l’eutanasia per gli over 75 in buona salute ma stanchi di vivere. Secondo la ricerca esistono infatti oltre 10 mila persone sopra i 55 anni in tutto il paese che pur essendo sane nutrono un grande desiderio di morire – di più, che si dichiarano pronte a morire -. Se ad aggiornare la “balla” dell’autodeterminazione e spingere per abbandonare all’iniezione letale gli anziani soli è da sempre il partito dei liberali D66, a benedire la crociata per uccidere i bambini con l’eutanasia, decisa dai medici e avvallata dai genitori, è invece il cristiano democratico de Jonge, lo stesso che alla proposta di eutanasia per “vita compiuta” aveva ribattuto invitando i cittadini ad accompagnare i fragili a trovare un senso nella vita.

CADE L’ULTIMA CORTINA PROTETTA DALLA LEGGE

Un senso che evidentemente non hanno le vite del gruppo sparuto di bambini – tra i 5 e i 10 casi l’anno – emerso dall’indagine del ministero affidata ai medici degli ospedali di Groningen, Rotterdam e Amsterdam: l’84 per cento dei pediatri interpellati ritiene necessario introdurre la morte assistita nell’ultima zona franca dell’esistenza, quella dagli 1 ai 12 anni. Si tratta dell’unica fascia di età dove l’eutanasia non è ammessa in quanto i bambini non sarebbero ritenuti legalmente in grado di autodeterminarsi e optare consapevolmente per la morte. Oggi in Olanda “grazie” al Protocollo di Groningen, elaborato dal professor Eduard Verhaegen, sulla soppressione dei neonati «affetti da malattie gravi», dal 2004 è infatti possibile uccidere un bambino tra gli 0 e i 12 mesi (anche se ha una aspettativa di vita di 10 anni). Ed è possibile uccidere un bambino tra i 12 e i 16 anni previo consenso dei genitori e tra i 16 e i 17 se i genitori sono semplicemente stati informati. Ma la fascia d’età compresa tra 1 e 12 anni è sempre stata per i persuasori della buona morte una cortina dura da oltrepassare. Fino ad oggi.

Tempi vi aveva già parlato di questo rapporto, fondato su numeri esilissimi: 32 medici su 38 che hanno avuto a che fare con bambini gravemente malati sostengono che in 46 casi su 359 l’eutanasia sarebbe stata l’opzione migliore. Secondo Verhaegen, alfiere delle norme sul fine vita dei bambini, avrebbero diritto all’eutanasia attiva appunto tra i 5 e 10 piccoli olandesi ogni anno, «soprattutto in caso di bambini gravemente malati, la cui fase di morte può essere accompagnata da molto dolore e sofferenza e il cui processo di morte può richiedere settimane, un gran numero di genitori e medici ha il desiderio di accelerare o abbreviare tale processo». Perché aspettare che sia una polmonite a portarsi via un bambino malato?, ha argomentato il professore sottolineando l’inutilità di questa attesa per i bambini ma anche per i loro genitori.

CRITERI FUMOSI E TUTELA SOLO DEI MEDICI

«Questi bambini in fin di vita sono grigi e freddi, le loro labbra diventano blu e ogni pochi minuti fanno respiri molto profondi. È una visione indecente e può andare avanti per ore o anche giorni», aveva argomentato Verhaegen quando, nel 2014, il documento “Decisioni mediche sulle vite dei neonati con gravi malformazioni” della Royal Dutch Medical Association inseriva la “sofferenza dei genitori” tra i motivi che autorizzano la pratica dell’eutanasia su un neonato o un minore. Allora fioccarono gli appelli dei pediatri perché l’Olanda intraprendesse la stessa strada del Belgio (dove la morte di Stato è estesa anche ai bambini e tre minori di 8, 11 e 17 anni hanno già ricevuto l’iniezione letale).

Strada imboccata il 13 ottobre: intesa nell’esecutivo, passaggio parlamentare e, salvo colpi di scena, entrata in vigore prevista nei prossimi mesi. Scrive Avvenire, «per identificare i bambini che possono accedere al “diritto di morire” per decisione dei medici e con l’approvazione di mamma e papà vanno soddisfatte alcune condizioni: nessuna prospettiva di guarigione o di cura efficace, sofferenza intollerabile, malattia terminale. Tutti concetti generici e soggetti a interpretazione, con una parte dei medici che hanno spinto per un intervento normativo allo scopo di ottenere tutela giuridica rispetto ad azioni legali per aver accelerato la morte di piccoli pazienti sospendendo le terapie e la nutrizione assistita».

IL BUSINESS DELLA COMPASSIONE

Caduto il paravento dell’autodeterminazione, l’Olanda sta rimodellando il suo sistema sanitario sull’eutanasia, ormai un servizio di base a tutti gli effetti coperto dal premio mensile che ogni cittadino olandese paga alla propria assicurazione, formando professionalità attraverso guide come quelle curate dall’ordine dei medici (“Prendersi cura delle persone che consciamente scelgono di non mangiare e bere per accelerare la fine della vita”). È anche un business altamente remunerativo: per ogni iniezione letale praticata da un medico della Levenseindekliniek, le compagnie assicurative pagano alla clinica 3.000 euro. Solo poche settimane fa il cardinale Willem Eijk ricordava che non è improbabile che si avveri la previsione degli esperti dell’eutanasia, cioè che «il numero annuale di casi di eutanasia supererà i 12.500, più dell’8 per cento di tutti i decessi annuali, nel 2028.Storicamente e culturalmente parlando, abbiamo osservato un pendio scivoloso, i criteri per la cessazione della vita sono stati sempre più estesi nei Paesi Bassi a partire dagli anni Settanta», «Il rispetto per il valore essenziale della vita di un essere umano è stato eroso sempre di più nell’ultimo mezzo secolo: era inevitabile». Oggi, issando la bandiera della compassione sui letti dei bambini malati tra gli 1 e i 12 anni, cade anche l’ultimo paletto.