Eutanasia, ora l’Olanda si “occuperà” degli anziani sani e risparmiati da Covid

Presentata una legge per aiutare gli over 75 che stanno bene ma sono stanchi di vivere a farla finita. L’ipocrisia di chi ferma tutto per salvaguardare i più fragili tranne l’offerta di una morte anticipata

Eutanasia per gli over 75 in buona salute ma stanchi di vivere. La proposta è stata presentata al parlamento olandese venerdì scorso, verrà esaminata dal consiglio di Stato e la speranza dei promotori è che venga dibattuta e votata prima delle elezioni del marzo 2021. L’offerta agli anziani di una via d’uscita anticipata dall’esistenza non è affatto nuova: sono anni che Pia Dijkstra, deputata di D66, promette di dare seguito al controverso disegno di legge che sdogana la “morte per vita completata”. Ma è paradossalmente nell’anno della pandemia, l’anno in cui tutto – scuole, aziende, industrie, chiese, eventi, funerali – si è fermato per salvaguardare i più vulnerabili dalla minaccia mortale di Covid, che la sponsorizzazione del diritto alla morte su richiesta proprio tra i più vulnerabili ha iniziato a viaggiare spedita in corsia preferenziale. Non solo nei Paesi Bassi: per settimane il New York Times ha guidato la crociata della lobby americane per il diritto a pillole abortive e cocktail eutanasici a domicilio; per mesi ad ogni singolo, scandaloso e inaccettabile decesso da coronavirus e ai racconti di chi ha sofferto il confinamento l’impossibilità di assistere i propri cari in fin di vita ha fatto eco una campagna per il diritto a uccidere e uccidersi.

DIECIMILA ANZIANI PRONTI A MORIRE

Ma è soprattutto in Olanda, dove sul sacro principio dell’autonomia dei cittadini vanno incardinandosi azioni e programmi della coalizione di governo, che i paradossi si traducono facilmente in iniziativa legislativa: sdoganata come buona morte per i malati terminali, poi per dementi e quindi per i sofferenti psichici, ad invocare l’autorizzazione e la collaborazione dello Stato per esercitare liberamente la propria volontà suicidaria sarebbero ora quei vulnerabili che Stato e legge si fregiano di tutelare. A fine gennaio una ricerca commissionata dal governo nel 2019 per verificare la necessità di ampliare la legislazione, ha attestato infatti che in Olanda si contano attualmente oltre 10 mila persone sopra i 55 anni che pur essendo sane nutrono un grande desiderio di morire. Di più, che si dichiarano pronte a morire: «Senza dubbio i risultati mostrano che si tratta di una questione sociale importante sia per questo governo che per la società – ha sottolineato al parlamento il ministro della Sanità Hugo de Jonge, deputato cristiano democratico, commentando l’indagine affidata al Dipartimento di Etica della cura dell’Università degli Studi umanistici, a Utrecht, in collaborazione con l’Umc Utrecht Julius Centrum -. Questo desiderio di morte è serio e il rapporto sottolinea la necessità di agire».

INDAGINI, SENTENZE E LINEE GUIDA A SENSO UNICO

Secondo i deputati di D66 agire significa uccidere, la risposta dell’eutanasia non può più essere negata agli anziani soli e desiderosi di morire, né rimandata dopo mesi di gestione dell’emergenza Covid. Poco importa se, come sottolineato da De Jonge stesso, lanciando un appello per affrontare la fragilità sociale e aiutare le persone a ritrovare un senso nella vita, l’indagine abbia dimostrato che in molti casi non si tratti di un desiderio “statico”, ma prossimo a diminuire o addirittura scomparire se la situazione fisica, finanziaria o di vita della persona interessata migliora o se si sente meno sola o dipendente dagli altri. Nonostante l’opposizione di CDA e ChristenUnie, i due partiti cristiani della coalizione, l’estensione selvaggia dell’eutanasia ha trovato terreno fertile durante la pandemia non solo nei tribunali (l’ultima, incredibile, sentenza in merito ha visto l’assoluzione presso la Corte Suprema di Marinou Arends, il medico che ha drogato e ucciso una anziana affetta da demenza contro il suo volere), ma negli stessi ospedali dove l’ipotesi di ricoverare un vulnerabile over 70 «spesso non è un’ipotesi realistica»: così le raccomandazioni pubblicate in risposta all’emergenza Covid in Olanda da quattro luminari della geriatria, Bianca Buurman, Olde Rikkert, Huub Maas, Simon Mooijaart. Meglio dunque «sondare le preferenze del paziente» con domande tipo: «Come valuta la propria salute, dove vuole morire?».

SUICIDIO, L’ESTREMA CURA

Lo stesso approccio suggerito dai risultati di un’altra recentissima indagine commissionata all’Expertisecentrum Euthanasie dal Ministero della sanità pubblica al fine di mappare il popolo in crescita di pazienti psichiatrici e mentali che ha fatto richiesta dell’eutanasia negli ultimi anni: si tratta per lo più di donne, poco istruite, vittime di depressione, bullismo, abusi sessuali. Secondo il centro che affianca i medici nell’elargire la morte assistita, il solo fatto che nella metà dei casi i pazienti abbiano deciso spontaneamente di ritirare la domanda di eutanasia attesta l’importanza di discuterla e prenderla in considerazione sempre. Peccato che in decine di casi di richieste ritirate a fronte di tempi troppo lunghi per l’erogazione o per inammissibilità al protocollo, la vicenda umana orientata dal dibattito sulla morte come palliazione estrema e cura di ogni sofferenza si sia “risolta” con il suicidio.

L’IPOCRITA MORATORIA DURANTE IL VIRUS

«Per quanto duro: l’assistenza all’eutanasia non può essere identificata come una priorità assoluta nell’assistenza sanitaria», scriveva sul suo portale l’Expertisecentrum Euthanasie, annunciando una temporanea “moratoria” sulla morte assistita condivisa da altre realtà quali l’associazione olandese per la libera eutanasia Nvve. «Il rischio di infezione è elevato» spiegava la clinica, «la crisi provocata dal coronavirus ci ha fatto decidere che adesso la priorità da parte del personale medico e paramedico che collabora con la nostra associazione ma anche lavora negli ospedali e studi medici non è l’eutanasia, bensì impegnare tutte le loro forze per salvare vite umane». Purché si impegnino sotto la buona stella della “qualità della vita”. «Sa cosa accade in Olanda? – raccontava il professor Giuseppe De Rita al Corriere della Sera -. Gli over 70 hanno ricevuto un bel modulo in cui si impegnano, in caso di coronavirus, a non ricoverarsi in ospedale per non sottrarre posti a chi ha più possibilità di guarire. Il bello è che lo hanno firmato tutti». E se non ci penserà il coronavirus, o una sorta di coscienza pubblica, o l’ennesima ricerca commissionata dalla politica ad aggiornare la balla dell’autodeterminazione e il principio in base al quale i difettosi è meglio eliminarli e gli inguaribili pietosamente sopprimerli, ci penserà il diritto: quello alla morte prematura, l’ultima prestazione esigibile da chi non è più in grado di dare, chiedere e ricevere aiuto.

Foto Ansa