La «caccia violenta» al cardinale Barbarin

L’arcivescovo di Lione è al centro di un polverone mediatico-giudiziario che lo vorrebbe responsabile di aver coperto abusi sessuali e molestie da parte di tre preti della sua diocesi

L’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, uno dei cardinali più stimati del clero francese e di tutta la Chiesa cattolica, è al centro di un polverone mediatico-giudiziario che lo vorrebbe responsabile di aver coperto abusi sessuali e molestie, su minori e non, da parte di tre preti della sua diocesi. L’alto prelato è stato formalmente indagato con le accuse di «mancata denuncia, messa in pericolo della vita altrui e istigazione al suicidio».
Nelle ultime settimane al cardinale non sono stati risparmiati insulti e accuse da parte di importanti politici del paese, come il premier Manuel Valls, e addirittura di aziende private che in barba alla presunzione di innocenza, hanno usato l’immagine colpevole di Barbarin per sponsorizzare i propri prodotti.

IL PRIMO CASO. Il primo caso per cui Barbarin è stato indagato è quello di padre Preynat. Quest’ultimo il 27 gennaio è stato formalmente messo sotto accusa per «aggressioni sessuali su minori inferiori ai 15 anni da parte di persona con autorità». Il caso è stato rivelato da alcuni uomini ex scout, oggi 40enni e 50enni, che affermano di essere stati abusati tra il 1970 e il 1990 dal sacerdote della parrocchia di Saint Luc, a Sainte-Foy-lès-Lyon. Le denunce sono arrivate contro il sacerdote nell’ottobre del 2015, quando i fatti denunciati erano ormai prescritti (la prescrizione record scatta 20 anni dopo il compimento da parte del denunciante del 18esimo anno di età) e solo dopo la sospensione ecclesiale di padre Preynat decisa da Barbarin il 18 maggio del 2015.

LE ACCUSE. Al tempo dei fatti incriminati l’arcivescovo non era Barbarin ma monsignor Decourtray (1981-1994), oggi deceduto, al pari dei suoi due successori (Balland 1995-1998 e Billé 1998-2002). L’attuale arcivescovo di Lione è stato consacrato solo nel 2002 ma è nell’occhio del ciclone perché le vittime di padre Preynat lo accusano di aver preso provvedimenti con troppa lentezza.
Il sacerdote aveva già ammesso in alcune lettere di aver compiuto abusi e per questo monsignor Decourtray nel febbraio del 1991 l’aveva sospeso per sei mesi e poi riammesso al servizio pastorale. I vescovi successivi l’avevano spostato di parrocchia ma dal 1991 nessuno si è più lamentato del sacerdote, che non è mai stato denunciato da alcuno prima della sospensione decisa proprio da Barbarin. Il cardinale, però, è stato accusato di sapere delle tendenze pedofile del sacerdote, il quale ha dichiarato che «tutti sapevano», e di aver agito troppo tardi.

«MI SONO FIDATO». Intervistato da La Croix, l’arcivescovo ha risposto: «Una persona cresciuta a Sainte-Foy-lès-Lyon mi ha parlato nel 2007 dei comportamenti anteriori al 1991 di padre Preynat. Io l’ho convocato e gli ho chiesto se dal 1991 in poi fosse successa anche solo la minima cosa. Lui mi ha rassicurato: “Assolutamente niente”. Io gli ho creduto. (…) Ho verificato se da allora ci fossero state lamentele o denunce, ma non c’era più stato niente» e così «mi sono fidato dei vescovi precedenti», che non l’avevano mai sospeso dopo il 1991.

«HO REAGITO IMMEDIATAMENTE». «Quando nel 2014 – continua Barbarin – ho ricevuto per la prima volta una vittima venuta a raccontarmi dei fatti ormai prescritti, ho scritto a Roma e loro mi hanno consigliato di sospendere le funzioni di padre Preynat nonostante fossero passati 24 anni dai fatti. E io l’ho fatto». Solo in seguito sono arrivate le denunce alla giustizia. Capisco il dolore e la rabbia delle famiglie, ha aggiunto il cardinale, «ma posso dire che da quando sono vescovo ogni volta che mi è stato segnalato un abuso ho reagito immediatamente».

IL SECONDO CASO. Un secondo caso riguarda un uomo di 42 anni, soprannominato Pierre, che afferma di essere stato vittima nel 1990 e nel 1993, a 16 e 19 anni, quando Barbarin non era ancora arcivescovo di Lione, di un altro sacerdote della diocesi, Jerome Billioud. Quando ha cercato di denunciarlo, il reato era ormai prescritto. Nel 2009 Pierre incontra il cardinale e lo mette a parte della sua storia. Monsignor Barbarin si scusa in ogni caso a nome del prete. Quando Pierre, che oggi occupa un posto di rilievo nel ministero degli Interni, sente parlare delle accuse a padre Preynat, contatta di nuovo la procura il 12 febbraio e il cardinale, a cui viene contestato di non aver rimosso padre Billioud, viene accusato di «mancata denuncia, messa in pericolo della vita altrui e istigazione al suicidio».

PRESUNZIONE DI INNOCENZA. Il 14 marzo in un comunicato della diocesi di Lione si legge: «È con dolore che il cardinale Barbarin si vede accusato oggi in modo ingiustificato, tanto è evidente che non ha mai messo in pericolo la vita altrui, né incoraggiato alcuno a suicidarsi. Il cardinale domanda che si faccia lavorare la giustizia con serenità. L’interesse dei denunciatori come di coloro interessati dalle denunce è che la giustizia stabilisca la verità. (…) Manifestando di nuovo il suo profondo sostegno, la sua disponibilità [a incontrarle] e la sua compassione per tutte le vittime, chiede nondimeno che siano rispettati i suoi diritti, il suo onore e la sua presunzione di innocenza».

IL TERZO CASO. Giovedì un terzo caso è stato rivelato da Le Parisien, che accusa Barbarin di aver promosso a responsabile di decanato un sacerdote condannato nel 2007 a un anno e mezzo di carcere con la condizionale per aggressioni sessuali a due donne maggiorenni. I fatti risalgono al 2004 e la nomina è avvenuta una volta che il sacerdote ha scontato la pena e dopo un lungo periodo di rieducazione seguito dalla Chiesa. In un altro comunicato, la diocesi di Lione fa notare che «il giudice ha espressamente autorizzato questo sacerdote a proseguire le sue attività parrocchiali. La funzione nel decanato poi è solo amministrativa. La diocesi si rincresce che gli sforzi di riabilitazione e il cammino percorso da questo prete (ritiro e visite psicologiche, ndr) siano messi in dubbio da una esposizione mediatica ingiustificata, che riguarda fatti per i quali è stata scontata una pena. Ma, per il rispetto delle persone, la diocesi di Lione ha chiesto a questo sacerdote di prendersi un periodo di riposo».

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L’ATTACCO POLITICO. Infine, pochi giorni fa il premier francese Manuel Valls ha invitato il presule a «parlare e agire, ad assumersi le sue responsabilità, a considerare le dimissioni, a comprendere il dolore. Non mi aspetto parole, ma fatti». La gogna pubblica è proseguita con la pubblicità del negozio di ottica, Krys, che per pubblicizzare la riparazione di occhiali ha messo su internet una foto del cardinale e la scritta: «Non aveva visto niente…».

«MAI, MAI, MAI». In conferenza stampa, Barbarin ha dichiarato: «Voglio dire che mai, mai, mai ho coperto il minimo caso di pedofilia. Valls dice che devo prendermi le mie responsabilità? Ha ragione, ed è quello che sto facendo. Due volte in 17 anni sono stato messo a conoscenza di fatti di questo tipo da parte di persone che sono venute a parlare con me, nel 2007 e nel 2014. E la polizia in entrambi i casi ha sottolineato come io abbia agito tempestivamente», anche se in nessun caso c’era stata una denuncia alle autorità e anche se, come ha detto l’avvocato di Barbarin, «il suo ruolo non è quello del giudice».

CACCIA VIOLENTA. In un editoriale il direttore del giornale cattolico francese la Vie, Jean-Pierre Denis ha scritto: «La caccia a Barbarin è violenta. Occorre ricordare cos’è la presunzione di innocenza? Supponendo che segua il suo corso, una denuncia non rende una persona colpevole, né complice. (…) Si ometterà di dire che qualche anno fa una giornalista aveva provato a incastrarlo, sostenendo di essere stata vittima di un abuso: Philippe Barbarin l’aveva incitata a sporgere denuncia».

Foto Ansa