Lapidato pure Habermas. Sarà dura impedire alla retorica anti Putin di travolgere tutto

Jürgen Habermas
Il filosofo tedesco Jürgen Habermas (foto Ansa)

Sul Post si scrive: «In realtà, a giudicare dagli sforzi diplomatici fatti finora dalle parti del conflitto, dalle dichiarazioni dei leader e dalla situazione sul campo in Ucraina, risulta piuttosto evidente che il principale ostacolo a una soluzione diplomatica del conflitto sia stata finora la Russia, e in particolare la volontà di Vladimir Putin e del regime russo di ignorare ogni tentativo serio di negoziato».

I russi aggredendo l’Ucraiana si sono messi in una situazione insieme moralmente condannabile e dalla non semplice soluzione: però, da quel che risulta dalle cronache. Kiev avrebbe respinto una settimana prima dell’invasione la richiesta di Olaf Sholz di dichiarare che non avrebbe aderito alla Nato. E nelle trattative con i turchi a marzo non ha accettato la proposta di Mosca di dare uno statuto di ampia autonomia al Donbass. Una certa idea di poter sconfiggere la Russia militarmente è diffusa in Ucraina e soprattutto a Washington.

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Su Fanpage si scrive: «“Ma l’unica cosa che alla fine crollerà è la Russia e la sua capacità di invadere, bombardare, uccidere, depredare e stuprare”, ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri di Kiev, Dmytro Kuleba».

È realistica e al fondo anche auspicabile l’idea di disgregare la Russia che circola in alcuni ambienti? Ripetere una situazione tipo Libia, Siria, Corno d’Africa, Iraq, Sudan, Afghanistan, nel luogo di congiunzione tra Europa e Asia, aiuterà a consolidare la stabilità internazionale?

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Sul sito del Tgcom si scrive: «Sarà esaudito il desiderio espresso da papa Francesco di incontrare il presidente della Federazione russa Putin a Mosca per promuovere la pace in Ucraina? Difficile dirlo con certezza, ma una prima apertura alla visita del Pontefice in Russia è arrivata dall’ambasciatore russo in Vaticano Aleksandr Avdeev. “In ogni situazione internazionale, il dialogo con Francesco è importante per Mosca”, ha affermato il diplomatico russo all’agenzia di stampa del suo paese Ria Novosti. Aggiungendo: “Bergoglio è sempre un compagno gradito, un interlocutore desiderato”. Dal Cremlino, però, la frenata: non c’è alcun accordo sull’incontro Putin- Papa».

I russi da una parte colgono il valore dell’appello alla pace di Francesco, dall’altra sono condizionati da certi integralismi ortodossi che richiederanno pazienza diplomatica per essere contenuti e superati.

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Su Huffington Post Italia Paolo Griseri scrive: «Salvate il soldato Kirill. Non per giustizia, ma per banale convenienza. Kirill, il Patriarca di Mosca, si è dimostrato un personaggio spregevole: ha benedetto, con un linguaggio omofobo, le carneficine di Putin. Si è comportato da chierichetto del macellaio che regna al Cremlino. Ora la commissione europea vuole sanzionarlo come un oligarca qualsiasi».

Persino rigorosi militanti dell’atlantismo “senza se e senza ma” si rendono conto di un certo delirante bellicismo regnante dalle proprie parti, che vorrebbe trattare il Patriarca di Mosca come un oligarca.

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Su Open si scrive: «Arriverà più tardi del previsto la decisione del Consiglio Ue sul sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia presentato dalla Commissione europea. La riunione dei rappresentanti permanenti dei 27 paesi membri (Coreper) è terminata senza un’intesa sulla proposta, anche a causa del poco tempo a disposizione per approfondirne i contenuti. Il documento era stato trasmesso solo alla mezzanotte di ieri. Il Coreper potrebbe tornare a riunirsi già domani, 5 maggio. Alcuni problemi erano emersi già nei giorni scorsi, quando l’Ungheria e la Slovacchia avevano chiesto una deroga per l’embargo dal petrolio. Deroga che era stata approvata dalla Commissione europea, e che ora era in corso di analisi da parte del Consiglio. Durante la discussione del Coreper, sarebbero però arrivate anche le richieste della Repubblica Ceca e della Bulgaria, che avrebbero chiesto maggiori garanzie per quanto riguarda il periodo transitorio per l’applicazione delle sanzioni sul petrolio. “La Bulgaria può fare a meno del petrolio russo, ma ciò aumenterebbe notevolmente il costo dei carburanti nel paese”, ha detto il ministro delle Finanze bulgaro Assen Vassilev. “Se la Commissione europea consente eccezioni dell’embargo petrolifero, anche la Bulgaria eserciterà il diritto di chiederle”».

L’Unione Europea rappresenta una realtà complessa di Stati, priva di una Costituzione che le assegni la legittimità necessaria per governare sul territorio che organizza. Nei momenti più difficili si manifestano le differenze anche di civiltà tra i suoi popoli (baltici, germanici, latini, atlantici, slavi del Sud e quelli più influenzati dal cattolicesimo, e così via) che non hanno ancora definito una cornice istituzionale che li unifichi strutturalmente. Per tenere un’adeguata unità tra tutti gli Stati membri, l’Unione avrebbe bisogno di più politica e meno retorica.

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Su Formiche l’ambasciatore Marco Marsilli, consigliere scientifico della Fondazione Icsa, già rappresentante permanente presso il Consiglio d’Europa e direttore centrale alla Farnesina per le questioni globali e i processi G8/G20, scrive: «A nostro avviso, la sola istituzione potenzialmente in grado di procedere a questo improbo incarico è l’Unione Europea, nell’esercizio di quello che può essere configurato come una sorta di diritto-dovere. Si tratta di una valutazione rinforzata dall’osservazione del totale fallimento della recente missione a Mosca e a Kiev di Antonio Guterres, segretario generale di una organizzazione multilaterale certamente prestigiosa ma resa all’atto pratico inoperante dal veto russo. A ben vedere, assistere passivamente ai pur lodevoli tentativi di intermediazione di personalità quali Recep Erdogan e Naftali Bennett, augurandosi, anche egoisticamente, che vadano in porto, rappresenta per Bruxelles una sostanziale fuga da responsabilità proprie e, in quanto tali, non delegabili ad altri».

L’idea di fondo di Marsilli che l’Unione potrebbe esercitare un ruolo di mediazione tra Russia e asse americano-ucraino corrisponde a quella funzione politica che sola può far convergere Stati dell’Unione dalle storie diverse e non unificati da una Costituzione “continentale”.

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Sul Sussidiario Giuseppe Reguzzoni scrive: «L’ultimo grande pensatore della Scuola di Francoforte, da sempre ascoltato con rispetto dall’inteligencija progressista, ha subìto attacchi durissimi da parte della stampa tedesca, con in prima fila la Faz, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, che gli ha replicato con un editoriale intitolato: “Dobbiamo chiedere il permesso a Putin?”, a dimostrazione che anche in Germania, come in Italia, la grande stampa mainstream è completamente allineata sulle posizioni più radicali dei dem americani e non coglie sino in fondo la drammaticità (e i rischi) del momento, ma nemmeno l’occasione, ormai persa, di porre l’Ue, peraltro molto meno unita di quanto vorrebbero farci credere, in una posizione di autentica mediatrice».

Gli attacchi della stampa tedesca mainstream alle riflessioni di Jürgen Habermas sullo spazio che va conquistato per ricostruire la pace in Europa dimostrano come dalle nostre parti sarà aspra la strada per ridare voce alla politica rispetto alla retorica.

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Sul Sussidiario Antonio Pilati dice: «La mia impressione è che Mario Draghi si senta stretto tra le contromisure economiche teoricamente necessarie per danneggiare la Russia e le conseguenze che ne derivano. E che cerchi uno spazio. Anche l’auspicio di Sergio Mattarella di una conferenza internazionale sul modello di quella tenuta a Helsinki nel 1975 in materia di sicurezza va in questa direzione. Infatti non mi sembra un’idea molto gradita agli Usa».

Pilati scorge in alcune mosse di Mario Draghi e Sergio Mattarella una certa iniziativa a favore della politica rispetto alla retorica, per trovare una soluzione alla tragica crisi ucraina.

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Su Dagospia si riprende un articolo di Annalisa Cuzzocrea per la Stampa nel quale si scrive: «Così, la voce che gira sempre più insistente tra gli stessi esponenti del governo è che il premier abbia dato mandato al ministro dell’Economia Daniele Franco di anticipare la manovra di Bilancio in modo che sia pronta già in estate. L’unica mossa che permetterebbe a Sergio Mattarella di avallare elezioni in pieno autunno».

Non avere eletto Draghi presidente della Repubblica ha aumentato il caos politico nazionale, come è evidente a tutti. Trovare il modo di ridare legittimità al nostro sistema politico (e l’unico modo sono le elezioni politiche), è la via anche per dare più peso a Roma sulla scena internazionale.

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Sulla Zuppa di Porro si scrive: «Per il 67 per cento degli italiani non ci sono dubbi: è tutta colpa di Putin. Per il 19 per cento di Joe Biden, per il 6 per cento degli ucraini e per l’8 per cento di “altri”. Non era indicata la Nato nel dettaglio, forse inclusa un po’ in Biden e un po’ in “altri”, quella Nato che ieri è stata bacchettata anche da papa Francesco e accusata di aver “abbaiato” ai confini della Russia “favorendo” lo scoppio del conflitto. Anche qui, comunque, i 2/3 degli italiani non hanno dubbi sulle responsabilità delle ostilità. Diverso, invece, il discorso sulle armi che l’Italia ha deciso – insieme ad altri paesi Nato – di inviare a Volodymyr Zelensky per favorire la resistenza. Qui i risultati si ribaltano. La maggioranza degli italiani infatti è contraria all’invio di armamenti a Kiev: il 46 per cento si trova in disaccordo, e di questi il 24 per cento perché “prolunga la guerra”, il 16 per cento perché teme le “ritorsioni da parte dei russi” e il 6 per cento perché dovrebbero sbrigarsela tra loro ucraini e russi. La percentuale di italiani che invece vogliono sostenere i soldati di Kiev è il 43, con un 11 per cento di indecisi».

Piena condanna di Mosca ma anche ricerca delle vie della pace. Come spesso avviene (ricordatevi delle radiose giornate di maggio organizzate da certe élite nel 1915), il popolo italiano è più saggio di settori della sua inteligencija.

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