Benedizione a scuola. Il Consiglio di Stato “congela” la (poco laica) crociata anticattolica bolognese

Sospesa la sentenza del Tar che ha annullato l’autorizzazione al rito in un istituto della città. La preside: «Lo rifarei, e stavolta non nel marciapiede dove ci avevano sbattuto»

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benedizione-shutterstock_20361532Via libera, almeno temporaneamente, alle benedizioni pasquali nelle scuole. Il Consiglio di Stato ieri ha infatti sospeso la sentenza del Tar dell’Emilia Romagna che un mese fa aveva annullato la delibera con la quale il Consiglio di istituto di una scuola di Bologna aveva autorizzato i sacerdoti della parrocchia a impartire agli alunni – in orario extrascolastico – la benedizione per la Pasqua dell’anno scorso.

LE TAPPE. Il caso, diventato addirittura internazionale (a un certo punto ne ha parlato perfino il New York Times), è scoppiato nel 2015 all’Istituto comprensivo 20 del capoluogo emiliano, e il casus belli è stata appunto la decisione da parte dei dirigenti della struttura di autorizzare la celebrazione di un rito cattolico. Infastiditi dalla cosa, un gruppo di insegnanti e genitori della scuola elementare Fortuzzi, afferente all’istituto, hanno fatto ricorso al Tar. Ricorso «firmato anche dall’ex assessore alla Scuola della giunta Cofferati» (nota del Corriere della Sera). A febbraio di quest’anno il tribunale amministrativo ha dato ragione a loro, ma adesso il Consiglio di Stato, interpellato dal ministero dell’Istruzione, ha congelato tutto fino al prossimo 28 aprile, data in cui è prevista la prossima udienza in camera di consiglio a Roma. Se ne riparla dopo Pasqua, insomma.

«LAICITÀ DA LABORATORIO». Come sanno i nostri lettori, si tratta di una vicenda ad alto tasso di ideologia, tanto che dopo il verdetto del Tar l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, amareggiato, non ha esitato a criticare in una intervista la «laicità da laboratorio» che mira a ridurre la separazione tra Stato e Chiesa a «un’avversità» nei confronti di quest’ultima, «un fattore anti-religioso». Dalla cronaca della redazione locale di Repubblica emerge chiaramente, in effetti, il tentativo di trasformare il caso in una trionfale crociata anticattolica. Basta leggere le reazioni del Comitato Bolognese Scuola e Costituzione, promotore dell’appello al Tar, per rendersene conto.

LA LETTERA AI DIRIGENTI. In una nota l’associazione ammette che «non conosciamo la motivazione del decreto», tuttavia non rinuncia a rimproverare «la tracotanza del ministero» per aver coinvolto il Consiglio di Stato in merito a una sentenza del Tar, «cosa che si può fare solo in caso di estrema gravità e urgenza», mentre qui secondo Scuola e Costituzione «l’urgenza è solo politica». E che sia una questione più «politica» che scolastica lo conferma proprio il comportamento del Comitato, che subito dopo aver incassato la vittoria presso il Tar ha pensato bene di inviare una lettera a tutti i dirigenti scolastici dell’Emilia Romagna – questo Repubblica non lo scrive – per spiegare loro il valore “universale” (cioè per tutte le scuole) della sentenza contraria alle benedizioni pasquali, sottolineando che «la celebrazione di un rito religioso all’interno della scuola, anche fuori dell’orario scolastico» rappresenta un atto di «discriminazione» nei confronti dei non credenti e dei fedeli di religioni diverse.

TUTTO CONGELATO MA… Repubblica comunque precisa che «la decisione del Consiglio di Stato in realtà non è un via libera alle benedizioni pasquali. Ma se le scuole volessero riproporle (e quest’anno i parroci della zona avevano richiesto nuovamente la disponibilità dei locali scolastici) ora potrebbero farlo riunendo il Consiglio di istituto per una nuova delibera», anche perché, come osserva indignato sempre il Comitato Scuola e Costituzione, il Consiglio di Stato ha fissato «la udienza di discussione della sospensiva per il 28 aprile, cioè dopo Pasqua».

LA PRESIDE FESTEGGIA. Dunque la preside della scuola trascinata in tribunale, Daniela Turci, non può ancora cantare definitivamente vittoria, ma festeggia ugualmente: «Vale ciò che il Consiglio di Stato ha sempre dettato su come fare le benedizioni: delibera del Consiglio di istituto, convenzioni sui locali e rito non obbligatorio e fuori dall’orario scolastico. Ora le riproporremo, in due settimane entro Pasqua io le farei: viene chi vuole, nessuno è obbligato. Così evitiamo di fare le benedizioni sul marciapiede dove ci avevano sbattuto».

Foto benedizione da Shutterstock


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