Batte la maledizione e sale in Premier: vola il Cardiff del tifoso Bellamy

Qualche maligno dice che siano riusciti a vincere la loro maledizione solo grazie ai soldi di Vincent Tan, il businessman malese che un anno fa si è messo alla guida del Cardiff cambiandone stemma e colori, tra l’irritazione di tanti tifosi. Ma giustificare tutto solo coi floridi investimenti dal sud-est asiatico non rende giustizia all’impresa dei Bluebirds, che con lo 0-0 maturato martedì sera contro il Charlton tornano nella massima serie inglese dopo un’assenza di 51 primavere. Nella festosa invasione di campo dei tanti supporters c’era l’attesa di tutti quegli anni, e ancor di più c’era la delusione e la gioia repressa dell’ultimo lustro, quando il profilo di importanti traguardi si dileguava al Millenium Stadium proprio sul più bello.
Si potrebbe partire dal 2008, anno della finale di FA Cup persa a Wembley contro il Portsmouth, condannati da una rete di Kanu, oppure volare ai play-off persi due anni dopo contro il Blackpool, vittorioso 3-2 in finale. Nel maggio 2011 i sogni di promozione svanirono sul campo del Reading in semifinale, stesso punto dove si arenarono nel 2012, incassando 5 gol dal West Ham. E sempre un anno fa i Bluebirds sorpresero tutti arrivando in finale di League Cup, dove però cedettero nel peggiore dei modi: 2-2 il risultato in campo, solo i rigori diedero ragione al Liverpool.

C’È LA FIRMA DI BELLAMY. Quest’anno invece qualcosa è cambiato. Non si poteva fallire ancora, e dallo scorso settembre la musica è stata diversa: bel gioco e tante vittorie, e di settimana in settimana, il successo ha preso forma. Quella più gradita, di un campionato dove il Cardiff ha dominato dall’inizio alla fine, forte di una superiorità che ora guarda già avanti: il presidente ha promesso 25 milioni di sterline per rafforzare il gruppo in vista dell’approdo in massima serie e per giocarsi con competitività il derby contro i connazionali dello Swansea.
Quella partita, la prima sfida tra due gallesi in Premier, è attesa da tutta la città e da tutti i giocatori, specialmente da Craig Bellamy, nome di spessore del gruppo. Gallese purosangue, 34 anni, ha già vissuto le sue primavere migliori rimbalzando tra grandi club d’Oltremanica: Newcastle, Celtic, West Ham, Manchester City, Liverpool… A casa c’era già tornato nel 2010 in prestito, poi la scorsa state rieccolo: l’idea di giocare per il club tifato da bambino e un ricco contratto lo hanno convinto ad accettare di scendere nella serie b inglese. E quest’anno, pur avendo segnato poco, è diventato il leader del gruppo, insieme al centrocampista Whittingham.

L’ABBRACCIO COL PADRE. Bellamy può essere preso come simbolo dell’impresa del Cardiff anche se nelle sfortunate finali ricordate in precedenza lui non c’era. O per lo meno non c’era fisicamente, ma solo col cuore. Quello di un tifoso che la prima partita dei Bluebirds l’ha vista negli anni Ottanta, quando ancora giocavano al Ninian Park e di arrivare in cima al calcio inglese nemmeno ci pensavano, sudandosi promozioni e permanenze in terza o quarta serie.
Quando martedì il triplice fischio ha fatto esplodere la gioia del Millenium Stadium l’abbraccio più sentito di Bellamy è andato al padre: era lui che lo portava da ragazzino allo stadio. «Per lui vederci andare in Premier e vedere suo figlio avere una parte in questo ha un significato tutto speciale», ha raccontato Bellamy. «Mi ha detto che morirà felice». Scordandosi delle finali perse e godendo per una volta di un ambizioso traguardo dei Bluebirds.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •