Assassinato un cristiano iracheno in Libia. Sako: «Dilaga il fondamentalismo islamista»

Per il patriarca dei caldei Raphael I Sako: «La grande domanda che ci facciamo riguardo alla Libia, all’Iraq e a tutta la regione è sempre la stessa: la fine dei regimi ha migliorato o peggiorato le cose?»

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Adison Karkha, cristiano iracheno di Kirkuk emigrato in Libia, è stato ucciso lo scorso 18 marzo mentre si recava al lavoro in auto. Professore 54enne, preside della facoltà di medicina dell’Università di Sirte, è stato crivellato di colpi probabilmente da uomini della brigata islamista Ansar Al Shariah.

«DILAGA IL FONDAMENTALISMO». «Il professore era emigrato in Libia con la moglie più di sette anni fa, anche per sottrarsi all’insicurezza dell’Iraq e cercare di continuare con tranquillità il suo lavoro», ha dichiarato a Fides il patriarca dei caldei Louis Raphael I Sako. «Adesso, dopo la caduta di Gheddafi, anche in Libia dilaga il fondamentalismo islamista. Quel fenomeno per me continua a rappresentare un enigma: inseguono il disegno fuori dal tempo di imporre uno Stato islamista, e la loro ideologia religiosa viene sfruttata politicamente».

«LA FINE DEI REGIMI HA MIGLIORATO LE COSE?». Il patriarca pone anche una domanda: «La grande domanda che ci facciamo riguardo alla Libia, all’Iraq e a tutta la regione è sempre la stessa: la fine dei regimi ha migliorato o peggiorato le cose? Si vede che non c’è progresso nei servizi, nel lavoro, nell’economia, nella sicurezza. La corruzione sembra addirittura aumentata, e tutto è diventato motivo di scontri settari. Attendevamo di veder crescere il senso di una comune cittadinanza, mentre avanzano solo nuovi confessionalismi. E allora ci chiediamo qual è davvero il futuro dei nostri popoli e dei nostri Paesi».

CRISTIANI PERSEGUITATI. Dopo che i ribelli sono riusciti a rubare e vendere il petrolio statale a paesi stranieri e dopo che il premier è stato dimesso, la Libia vive in uno stato di totale incertezza e confusione. In questa situazione proliferano le violenze contro i cristiani: il 23 febbraio sette copti sono stati giustiziati dagli islamisti a Bengasi. Nel 2013, due cristiani sono stati derubati e uccisi nel nord-est del paese per essersi rifiutati di convertirsi. Soprattutto nell’est della Libia, in Cirenaica, dove lo Stato centrale non ha più autorità, le milizie islamiste che hanno contribuito a rovesciare Gheddafi fanno il bello e il cattivo tempo e cercano di eliminare ogni traccia della presenza cristiana.
Nel marzo scorso decine di copti sono stati arrestati a Bengasi, accusati di proselitismo. Inoltre una chiesa è stata assaltata e incendiata a marzo mentre un’altra è stata attaccata da uomini armati a febbraio 2013.

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