La storia di Asiya, la donna turca che ha rapito suo figlio ed è andata a vivere sotto il Califfato

Scandalizzata dal modo di vivere occidentale, la donna ha abbandonato il marito da cui aveva divorziato e si è trasferita in Siria col piccolo. «Io temo solo Allah»

«Oggi l’Occidente deve promuovere i valori umani e i diritti umani ma anche i valori cristiani perché c’è un vuoto. Questi militanti che dall’Occidente vanno in Siria e Iraq cercano un ideale perché non lo trovano più nel luogo in cui vivono. Oggi la Chiesa ma anche i genitori devono educare e formare la gente con valori familiari e anche cristiani». Così ha parlato in un video realizzato dagli studenti del Liceo don Gnocchi di Carate Brianza il patriarca di Babilonia dei caldei a Baghdad, Louis Raphael I Sako (qui un suo ritratto).

«PROTEGGERE MIO FIGLIO». La storia di Asiya Ummi Abdullah sembra dargli ragione. Schifati dal modo di vivere occidentale, alcune persone si ritrovano ad abbracciare i “valori” distorti dell’islam, nelle sue versioni più estreme, riempiendo un disagio esistenziale con l’illusione che il jihadismo possa colmarlo. La donna di 24 anni originaria del Kyrgyzstan e convertita all’islam, dopo aver divorziato dal marito turco è scappata in Siria, a Raqqa, per vivere sotto il Califfato insieme al figlio. Il perché lo spiega lei stessa sulla sua pagina Facebook: «Chi ha detto che qui i bambini sono infelici? Voglio proteggere mio figlio da sesso, crimine, alcol e droga. Qui conoscerà Dio e vivrà secondo la sua legge».

ASIYA CAMBIA. Il caso di Asiya è finito sulle prime pagine di tutti i giornali perché l’ex marito, Aktan, ha chiesto aiuto alla stampa per ritrovare suo figlio. «Dopo la nascita di nostro figlio, Asiya ha cominciato a interpretare l’islam a modo suo. Era diventata molto devota, si copriva i capelli e pregava spesso. Io non la seguivo: sono musulmano ma non sono il tipo di persona che prega cinque volte al giorno». Il motivo del divorzio, come riferito da Asiya, sembra essere la volontà del marito di farla abortire e il «brutto trattamento» che riceveva da lui e dalla sua famiglia.

«TEMO SOLO DIO». I due hanno divorziato in giugno, poi Asiya è sparita. Secondo alcune stime, sono centinaia i turchi che hanno lasciato il paese per andare a vivere in Siria sotto il Califfato. Ora la donna ha chiuso il suo account Facebook. A chi le chiedeva perché fosse andata a vivere in mezzo a terroristi che sgozzano e crocifiggono altri persone ha risposto: «Il sangue e i beni degli infedeli sono halal (leciti, ndr). Io temo solo Dio». «I bambini che vedono tutto quello», cioè libertinaggio, alcol, droga, «diventano o assassini o delinquenti o omosessuali o ladri».