Addio buono scuola in Piemonte. «Se il mondo cattolico lo rivuole, deve mobilitarsi»

Intervista a Giampiero Leo (Ncd): «Il Pd ha sbagliato, Chiamparino pensava di colpire i ricchi, ma ci vanno di mezzo le famiglie»

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Lo scorso 8 settembre l’assessore al Bilancio della regione Piemonte Aldo Reschigna e la collega all’Istruzione Gianna Pentenero hanno comunicato che il buono scuola 2014-2015 è stato cancellato per mancanza di fondi. Ironia della sorte per una giunta di centrosinistra, il taglio di contributi riguarda più famiglie con figli iscritti alle scuole statali che non quelle con figli alle paritarie, e anche in quest’ultimo caso riguarda soprattutto famiglie con Isee più bassi. Confermando infatti il pagamento – in ritardo – per le domande dei buoni presentate per gli anni scolastici 2012-2013 e 2013-2014, la giunta guidata da Sergio Chiamparino ha fatto sapere che il buono comprende anche i contributi per le spese sui libri di testo, i mezzi di trasporto e le attività extra scolastiche di chi frequenta anche le scuole statali.

Per l’esattezza, per il 2013 verranno versati 4.193 assegni per l’iscrizione a scuole paritarie e 28.394 buoni “spese” per libri e mezzi; per il 2014 verranno pagati entro febbraio 2016 altri 4.063 assegni per le paritarie e 19.568 buoni per i ragazzi che frequentano la scuola pubblica. «Questa del taglio è una scelta anzitutto politica, presa pensando di tagliare laddove ci sarebbero state meno proteste, cioè nel mondo cattolico. Ma la maggioranza si sbaglia», passa all’attacco Giampiero Leo (Ncd), ex consigliere regionale e autore della legge che ha introdotto il buono scuola in Piemonte.

L’assessore al Bilancio ha sottolineato che non ci sarebbero fondi per pagare, anziché rinviare il sostegno, hanno preferito saldare i conti passati. Perché lei è convinto che sia una scelta politica?
Ovviamente che ci sia una criticità di bilancio è vero in Piemonte quanto nel resto d’Italia, ma c’erano molte altre soluzioni alternative al taglio. Fa riflettere il fatto che, per esempio, contestualmente al taglio per il buono scuola sono stati invece incrementati i fondi per il diritto allo Studio universitario. È un gesto apprezzabile sostenere e aumentare le borse di studio universitarie, ma va anche osservato che è come se ci si preoccupasse del tetto della casa, trascurando le fondamenta. I fondi per coprire anche il buono 2014-2015 erano reperibili da avanzi di bilancio e da altri capitoli di spesa, ma non li hanno voluti cercare. Il problema è anzitutto politico perché una parte della sinistra e del Pd in particolare ha voluto andare contro le paritarie. Solo che tagliando il buono hanno colpito anche le famiglie che mandano i figli alle pubbliche, e soprattutto quelle economicamente più deboli: i destinatari di questo bonus erano famiglie con Isee al di sotto dei 20 mila euro che mandavano i figli in scuole paritarie non d’élite, ma popolari, come il famosissimo Cottolengo o altre scuole rette da cooperative o associazioni. Il Cottolengo aveva una maggioranza di studenti che ricevevano il bonus, molte famiglie avevano fatto le iscrizioni lo scorso settembre contando sull’attuazione di una legge in vigore, adesso questi nuclei si troveranno in una difficoltà grandissima.

Ma perché la maggioranza ha adottato questa scelta politica?
Questa maggioranza, avendo delle difficoltà economiche, ha scelto di tagliare dove pensa di avere meno proteste, accontentando inoltre la sua componente più laicista. Molti esponenti della giunta e della maggioranza sono convinti che il mondo cattolico non abbia capacità di reazione. Lo stesso fatto che i consiglieri cattolici più battaglieri non abbiano ricevuto molti voti o che Ncd stesso, che aveva fatto della parità un cavallo di battaglia, sembrava confortare la loro convinzione che se avessero fatto tagli alla scuola non ci sarebbero state reazioni. Invece, penso che la reazione ci sarà. Siamo in contatto con esponenti dell’Associazione genitori scuole cattoliche, l’Agesc, e in particolare con la segretaria regionale Giulia Bertero e con il presidente nazionale Roberto Gontero, per preparare un’iniziativa. Come Ncd stiamo organizzando, in collaborazione con altri partiti di centrodestra, una conferenza stampa e altre iniziative. E poi ci sono tanti politici del Pd che vivono con molto disagio queste scelte.

Crede ci sia un modo per far sì che la Regione torni sui suoi passi?
La giunta Bresso aveva già cercato di tagliare il buono scuola, ma la reazione del mondo cattolico, guidato dall’allora cardinale di Torino Severino Poletto fu fortissima. I cattolici salirono “sulle barricate” e furono organizzate varie assemblee pubbliche che ebbero un’ampia partecipazione: così la giunta tornò indietro. In questi anni sembra che il mondo cattolico si sia seduto. La possibilità di riavere il buono scuola dipenderà dalla capacità di mobilitazione del mondo cattolico. Papa Francesco per primo è convinto della bontà della parità di insegnamento quanto o più degli altri pontefici, per cui non vedo motivo per stare con le mani in mano. E apprezzo molto che Tempi sostenga questa battaglia per la difesa della libertà di educazione.

Foto Ansa

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