Abusi. Il cardinale Pell farà ricorso all’Alta corte

Condannato in secondo grado, l’ex tesoriere vaticano farà leva sulla relazione di dissenso di uno dei tre giudici della Corte d’appello: «Non è colpevole oltre ogni ragionevole dubbio, deve essere prosciolto»

Il cardinale George Pell ricorrerà all’Alta corte, l’ultimo grado di giudizio in Australia, avverso la sentenza della Corte d’appello di Victoria che ha confermato la sua condanna a sei anni e mezzo di carcere per abusi sessuali. È quanto rivelato alla Catholic News Agency da fonti vicine all’ex numero tre del Vaticano.

Rinchiuso in isolamento, senza poter dire la Messa né leggere il breviario da 176 giorni, Pell è stato condannato in primo grado nel dicembre 2018 e in secondo la scorsa settimana. Come spiegato più volte da tempi.it, il processo è pieno di falle e punti oscuri, riconosciuti anche dai media australiani e internazionali.

IL PRINCIPIO DEL RAGIONEVOLE DUBBIO

La scorsa settimana la corte formata da tre giudici si è divisa (2 a 1) sulla condanna del cardinale australiano, che aveva fatto ricorso considerando «irragionevole» il primo verdetto. Questo si basa infatti unicamente sulla versione dell’accusatore, che è stata contrastata da oltre 20 testimoni che hanno prodotto prove a discolpa di Pell.

Contro la decisione dei giudici Anne Ferguson e Chris Maxwell, il terzo magistrato, Mark Weinberg, ha scritto una lunga relazione di dissenso nella quale spiega che il verdetto non soddisfa il principio in base al quale una persona può essere condannata solo se le prove ne dimostrano la colpevolezza «oltre ogni ragionevole dubbio». Ha scritto:

«Anche solo la “ragionevole possibilità” che ciò che i testimoni abbiano affermato su questi temi possa essere vero deve inevitabilmente portare al proscioglimento» di Pell. Secondo Weinberg, al cardinale è stato chiesto di stabilire «l’impossibilità» della sua colpevolezza, mentre la legge prevede che è sufficiente il «ragionevole dubbio».

CACCIA ALLE STREGHE

La relazione del giudice Weinberg costituirà la base legale per l’ulteriore ricorso all’Alta corte di Pell, che deve essere presentato entro due settimane. Di conseguenza, anche il processo canonico che si svolgerà a Roma sarà rinviato.

Il processo di Pell in Australia si sta volgendo in un clima da «caccia alle streghe», come scritto su Tempi dall’amico del cardinale, il professore George Weigel. Durante le udienze di appello, una folla si è riunita fuori dal tribunale per invocare addirittura la morte dell’ex arcivescovo di Sydney: «Speriamo che gli mettano una corda attorno al collo». In altre occasioni, Pell è stato paragonato a Satana e i giornali spesso hanno dato spazio a quella che Weigel definisce una «opinione pubblica isterica». L’ex tesoriere del Vaticano ha ricevuto anche diverse minacce di morte e per questo, anche se venisse assolto, sarebbe costretto a vivere «in un luogo sicuro».

Foto Ansa