Non riponete troppe speranze nel vertice tra Trump e Xi
Non mancheranno l’accoglienza regale, il tappeto rosso, le strette di mano nella Grande sala del popolo a favore di obiettivo e, dopo i colloqui a porte chiuse, i roboanti annunci di magnifiche intese miliardarie, la litania sulla cooperazione win-win e gli imperdibili tweet con il Caps Lock inserito. Ma, a parte questo, è improbabile che Donald Trump e Xi Jinping raggiungeranno accordi davvero significativi durante il vertice di Pechino.
La guerra commerciale tra Usa e Cina
Trump arriverà nella capitale della Cina mercoledì e ripartirà il giorno successivo. Nove anni fa, l’ultima volta di un presidente americano nel Regno di mezzo (sì, Joe Biden è il primo presidente americano dal 1979 a non aver visitato la Repubblica popolare), il tycoon fu accolto con onori raramente concessi ad altri leader, compresa una lussuosa cena tra le mura della Città proibita.
Non c’è dubbio che anche questa volta il regime comunista troverà il modo di solleticare l’ego di Trump, ma al di là delle cerimonie è la sostanza che conta. Durante il suo primo mandato, Trump aveva ottenuto importanti promesse da Xi su un tema delicato come il riequilibrio della bilancia commerciale tra Pechino e Washington. Ma le promesse non sono mai state mantenute e gli Usa – prima con Trump, poi con Biden – hanno reagiti con la guerra commerciale.

Tutti gli inganni di Pechino
Il presidente americano, come tanti altri prima di lui, vorrebbe ora fare passi avanti e strappare accordi su alcuni temi chiave come gli aiuti di Stato alle imprese, la pratica del dumping, l’apertura alle aziende straniere del mercato dei servizi finanziari, il già citato riequilibrio della bilancia commerciale.
Su questi e altri nodi cruciali nei rapporti bilaterali con gli Usa Pechino fa sempre orecchie da mercante, così come sull’export dei precursori del fentanyl, sullo yuan artificialmente sottovalutato, sul furto legalizzato di proprietà intellettuale, sul sostegno militare a Russia e Iran, sull’appoggio alla Corea del Nord, sulla violazione sempre più clamorosa dei diritti civili dei cittadini di Hong Kong, sul cyberspionaggio e si potrebbe andare avanti ancora a lungo.
Cosa vogliono gli Usa
Xi Jinping è da sempre abilissimo a discutere, ascoltare, promettere, alludere per poi lasciare tutto com’è. Ecco perché, anche le promesse che verranno fatte e i memorandum d’intesa non vincolanti che saranno firmati sono da prendere con le molle.
Si prevede che la Cina prometterà investimenti da circa 500 miliardi di dollari negli Usa, oltre all’acquisto di importanti quantità di fagioli di soia, carne di manzo e maiale, gas naturale, petrolio e una partita da circa 500 aerei Boeing 737 Max.
Gli Usa cercheranno anche di ottenere dalla Cina una estensione della moratoria sui controlli all’export di magneti e minerali critici, che possono bloccare interi comparti industriali in Occidente.
Cosa chiede la Cina
Pechino, da parte sua, vuole mantenere la tregua sul fronte della guerra dei dazi e non vuole restrizioni alla compravendita e alla produzione di semiconduttori da parte americana.
Inoltre, ed è ciò che conta davvero per il regime comunista, Xi vuole ottenere da Trump uno stop a lungo termine alla vendita di armamenti americani a Taiwan, oltre a qualche importante dichiarazione di principio sulla “opposizione” all’indipendenza dell’isola.
Iran, Stretto di Hormuz e Ai
Non c’è dubbio, infine, che i due leader parleranno di Intelligenza artificiale e della guerra in Iran (dopo che Pechino ha concordato una linea negli ultimi giorni con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi). A entrambi i paesi conviene che il conflitto termini il prima possibile.
Trump sarà presto impegnato nelle elezioni di midterm e ha bisogno di risultati tangibili. La Cina, per quanto stia resistendo senza particolari patemi alla crisi energetica e nonostante ami vedere gli Stati Uniti impantanati in un conflitto dal quale non sanno come uscire, vorrebbe che lo Stretto di Hormuz venisse riaperto il prima possibile, visto che dal braccio di mare lungo 60 km e largo 30 passano il 50% del petrolio e più del 30% del gas naturale che acquista.

Jimmy Lai non può aspettare
Se gli analisti sono scettici su un esito rilevante del vertice tra i due leader più importanti del mondo è perché Trump si presenta a Pechino indebolito dagli errori compiuti in Medio Oriente, mentre la Cina, pur avendo un’economia in frenata, non è ancora nelle condizioni di avere bisogno di fare concessioni al rivale.
L’incontro tra i due capi di Stato, in ogni caso, non sarà l’ultimo. A settembre Xi potrebbe recarsi negli Stati Uniti in visita, mentre Trump potrebbe tornare in Cina a novembre per l’Apec e il mese successivo Xi è atteso a Miami per il G20.
I due leader, insomma, avranno tempo per affinare eventuali intese. Ci sono questioni, però, che non possono attendere, come la liberazione a Hong Kong di Jimmy Lai. Settimana scorsa Trump ha detto che avrebbe sollevato il problema con Xi. L’imprenditore cattolico pro democrazia, condannato ingiustamente a 20 anni di carcere in un processo farsa, ha 78 anni ed è chiuso in una cella di isolamento da 1.959 giorni. Non può più aspettare.
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