Salvate Jimmy Lai, “condannato a morte” a Hong Kong
Nessuno pensava davvero che l’esito sarebbe stato diverso, non per questo però la condanna di Jimmy Lai a Hong Kong è meno «devastante», per usare le parole della figlia del magnate dell’editoria, Claire. Nel verdetto di oltre 850 pagine non c’è nulla che provi la «sedizione» e la «collusione con forze straniere» del miliardario cattolico arrivato a Hong Kong da solo a 12 anni. «La motivazione giuridica è quantomeno scarsa, se non inesistente», ha commentato il suo avvocato. Eppure Lai è stato dichiarato colpevole e solo all’inizio dell’anno prossimo si saprà a quanto ammonterà la sentenza. Ma anche questo, in fondo, rischia di essere un dettaglio.
La “condanna a morte” di Jimmy Lai
I magistrati scelti dal governo per portare avanti la persecuzione giudiziaria di Jimmy Lai hanno un ampio ventaglio di scelta: possono anche emettere una sentenza di condanna all’ergastolo. Ma basterebbe molto meno al tycoon per morire in carcere.
Lai, infatti, ha appena compiuto 78 anni e la sua salute non fa che peggiorare: nell’ultimo anno ha perso più di dieci chili di peso, soffre di diabete, problemi di cuore, pressione alta e la sua vista è calata.
Il regime comunista sa benissimo che il suo stato di salute va deteriorandosi e forse anche per questo, per rendere ancora più gravosa la sua pena, ha aspettato cinque anni prima di fare arrivare il processo a sentenza. Cinque anni che Lai ha passato in isolamento «in una cella senza finestre, senza luce naturale. La stanza ha le pareti di cemento armato e diventa rovente come un forno d’estate, quando a Hong Kong la temperatura sale oltre i 40 gradi», come dichiarato a Tempi dal figlio Sebastien Lai.
Né Messa né rosario in carcere
A dimostrazione della crudeltà del governo, inoltre, le autorità del carcere hanno profuso importanti sforzi per togliere all’attivista pro democrazia ogni tipo di conforto.
In particolare, sapendo che Jimmy Lai è cattolico, non gli hanno permesso per lungo tempo di ricevere l’eucarestia né gli consentono di tenere in cella un rosario per pregare o di partecipare alla Messa.
Il regime governa Hong Kong
Che cosa ci si poteva aspettare di diverso da una dittatura e da un processo farsa che ha accettato come “prove” le dichiarazioni contro l’imputato estorte con la tortura a un testimone? Niente.
Che cosa ci si poteva aspettare da un processo a Hong Kong, che a quattro anni e mezzo dall’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale ha obbligato anche l’ultimo partito democratico della città a chiudere i battenti? Niente.

Il mondo libero deve salvare Jimmy Lai
Ed è proprio per questo che la famiglia, pur angosciata, non è rimasta sorpresa dalla sentenza. E anche in questi giorni tiene il punto: Jimmy Lai non può essere salvato dall’interno, perché il regime cinese che ha messo le mani anzitempo su Hong Kong è marcio, dà una caccia spietata a tutti coloro che osano opporsi alla sua ideologia e se ne infischia della giustizia (ricordate come è morto il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo?).
Jimmy Lai può essere salvato solo da un intervento esterno, in primis da parte del presidente americano Donald Trump, che ha promesso di fare «tutto quanto in mio potere» per «salvarlo», del Regno Unito e dell’Unione Europea.
«Non lasciatelo morire»
Pochi giorni fa Claire Lai ha rivolto un appello al governo cinese: «Non lasciatelo morire come un martire in queste condizioni di salute. Resterebbe una macchia sulla vostra storia che non sarete mai in grado di lavare via».
Perché Pechino si convinca a lasciarlo uscire di prigione servirà però un intenso lavoro diplomatico da parte del mondo libero. Al momento, infatti, l’orientamento del regime è quello espresso da un festoso comunicato di Erick Tsang, a capo dell’Ufficio affari costituzionali e continentali di Hong Kong: «Questo verdetto ristabilisce la giustizia. Lai resterà in carcere in eterno».
Difendere Jimmy Lai e noi stessi
Jimmy Lai è stato incarcerato per avere difeso ciò che sta a cuore a tutte le democrazie liberali del mondo. Per questo non si può rimanere indifferenti alla sua sorte. Difendere Jimmy Lai significa difendere noi stessi.
Trump ha dichiarato di avere già chiesto al dittatore cinese Xi Jinping di liberarlo. Ma la pressione deve continuare nei prossimi mesi. C’è ancora tempo per salvarlo, ma dopo oltre 1.800 giorni di carcere è sempre più scarso.
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