«Via dai moduli comunali le parole “padre” e “madre”». A Venezia la delegata anti-discriminazione «parte male»

La responsabile Diritti Civili della giunta Orsoni spiazza anche la maggioranza con un’idea alla Zapatero. Per cambiare le «categorie di pensiero» dei cittadini

Addio alla dicitura “mamma” e “papà” dai moduli per l’iscrizione agli asili nido e alle scuole dell’infanzia. Al loro posto comparirà “genitore 1” e “genitore 2” e, nei bandi per l’assegnazione delle case popolari del Comune di Venezia, se passerà la proposta della delegata “ai Diritti Civili e alla Politiche contro le discriminazioni” Camilla Seibezzi, sarà presto specificato che possono partecipare anche le coppie omosessuali, come ha rivelato Elisa Lorenzini sul sito del Corriere del Veneto.

LA DELEGATA «PARTE MALE». Questo programma, copiato pari pari da quello realizzato dal governo Zapatero in Spagna nel 2006, è stato presentato il 29 agosto scorso dalla consigliera comunale Seibezzi, non appena nominata al suo nuovo incarico di “delegata anti-discriminazione”, generando non poche perplessità da parte della giunta di centro-sinistra, guidata dal sindaco Giorgio Orsoni, alla guida di Ca’ Farsetti dal 2010. L’avvocato Orsoni, che è felicemente sposato e ha tre figli, ha manifestato per primo la sua contrarietà al programma della Seibezzi, dichiarandosi letteralmente «caduto dalle nuvole». Del resto, la maggioranza di Orsoni può contare oggi su numeri assai risicati (solo 26 consiglieri su 47, appartenenti a Pd, Idv, Psi, lista “In Comune” e “Sinistra” e Udc) e mettendo sul tavolo una questione così “divisiva” la sua delegata, come ha dichiarato secco il sindaco, «parte male».

L’ANTI-LINGUA DEL GENDER. Camilla Seibezzi, consigliera della lista “In Comune”, lavora da anni sui temi dei “diritti civili” ed, ha spiegato che il linguaggio è un obiettivo fondamentale per contrastare gli stereotipi. «La modulistica costruisce una categoria di pensiero, una prassi quotidiana», ha affermato presentando il suo programma ma, in effetti, è proprio questo il problema, l’ulteriore affermazione di un’anti-lingua ispirata all’ideologia del gender. «Con l’assessorato alle Politiche giovanili lavorerò ai progetti contro omofobia e discriminazioni razziali ed etniche — ha infatti dichiarato la Seibezzi —. Insieme all’assessorato all’Istruzione mi occuperò di testi per l’infanzia, in cui la differenza venga presentata come una realtà esistente e di pari dignità. Altri campi d’azione sono l’integrazione di persone affette da disagio mentale, la discriminazione di genere, la mobilità sociale, piaga che affligge l’Italia».

«PRIMA LE EMERGENZE». Anche il capogruppo dell’Udc in Consiglio comunale Simone Venturini teme l’accelerazione politically correct della Seibezzi, la cui delega ai “diritti civili”, ha affermato il consigliere comunale, «è un provvedimento personale del sindaco non concertato con la maggioranza, per cui ogni iniziativa verrà valutata o bocciata. Non ci sentiamo vincolati dal patto di maggioranza su questa delega». Ha quindi aggiunto per togliere eventuali ulteriori dubbi: «Per noi la famiglia resta formata da uomo e donna, ma questo non vuol dire togliere diritti agli altri. La modifica dell’etichetta non credo dia sostanza ai diritti. Prima risolviamo le emergenze, la lotta di bandiera non è un buon servizio alla città, non cerchiamo punti che ci dividono».

E “NONNO” COME SI DICE? Anche nel forum on line del Corriere del Veneto che ha dato ampio risalto alla notizia, le reazioni dei lettori sono tutt’altro che positive. «Ma quali diritti civili: si sentiva davvero il bisogno di peggiorare la burocrazia? Perché questo è l’unico effetto concreto di questa operazione. Ora con questa cialtronata tutti gli elenchi di padri e madri risulteranno mescolati, quindi inutili e qualche amico della delegata riceverà una bella commessa per riscrivere il software dell’amministrazione», è il primo commento al fulmicotone di un lettore del quotidiano veneto. «E nonno? Nonna? Genitore 1 di genitore 2? O genitore 2 di genitore 1? O genitore 1 di genitore 1? O genitore 2 di genitore 2? Tremo all’idea di dover dire bisnonno…», aggiunge un altro cittadino veneto esasperato.

UN’IDEA DI ZAPATERO. La proposta della Seibezzi, come dicevamo, non è originale. È stata infatti copiata dalla “legge” di Zapatero del 2006 che ha permesso le unioni tra persone dello stesso sesso, inclusa l’adozione di bambini. Nel Bollettino Ufficiale dello Stato spagnolo di allora si poteva infatti leggere di una contestuale ordinanza del ministero della Giustizia per la creazione di un nuovo formulario dello stato di famiglia, in cui si utilizzano esclusivamente i termini “progenitore A” e “progenitore B” anziché “padre” e “madre”. Allora, l’arcivescovo di Valencia, monsignor Agustín García-Gasco, definì in una sua famosa lettera pastorale letteralmente «ridicolo» l’aver sostituito nel registro civile i termini “padre” e “madre” con, rispettivamente, “progenitore A” e “progenitore B”. Secondo quanto reso noto il 9 marzo 2006 da “Avan”, l’agenzia dell’arcivescovado, il presule ha bollato «quanti si dedicano ad annullare l’identità familiare, quanti stanno facendo scomparire il significato giuridico e sociale di “essere padre” ed “essere madre”», come distruttori della «società familiare e, con essa, della società stessa».

«RIDERE NON BASTA». Nella sua lettera pastorale, l’arcivescovo aveva invitato le famiglie spagnole a «rompere silenzi assurdi», perché «lamentarci o ridere delle assurde politiche antifamiliari non basta». Così vi fu la manifestazione di massa del V Incontro Mondiale delle Famiglie e diverse successive occasione di manifestazione, da parte delle famiglie in solidarietà con quelle di tutto il mondo, della propria iniziativa e dignità. Com’è andata poi a finire con il governo Zapatero lo sappiamo tutti, in Italia?