Totò Cuffaro «esempio di cristiana rassegnazione» nonostante sia in carcere «contro il parere dell’accusa»

Lettera al Foglio dei senatori Compagna, Formigoni e Giovanardi, che a Natale sono andati a trovare l’ex governatore siciliano in carcere

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cuffaro-servizio pubblicoTotò Cuffaro, ex presidente della regione Sicilia, da tre anni è detenuto a Rebibbia per una condanna per favoreggiamento alla mafia. Avrebbe dovuto essere scarcerato prima di Natale, ma il Tribunale di sorveglianza ha deciso di rigettare la richiesta. Cuffaro «sta scontando una pena in carcere, contro il parere del procuratore generale della Repubblica», scrivono oggi in una lettera al Foglio Luigi Compagna, Roberto Formigoni e Carlo Giovanardi, che il 25 dicembre sono andati a trovarlo in prigione.

LA RIEDUCAZIONE. Cuffaro, che ad ottobre scrisse una lettera al direttore di Tempi, Luigi Amicone, ha passato il Natale in cella, nonostante il parere favorevole alla scarcerazione degli operatori penitenziari e della procura di Roma. I tre senatori del Nuovo Centrodestra sottolineano nella loro lettera al Foglio che l’ex governatore siciliano «sta dando esempio di cristiana ed esemplare rassegnazione», ma rimarrà detenuto «per altri due anni perché i giudici gli hanno negato l’affidamento ai servizi sociali contro il parere positivo del procuratore della Repubblica e dei responsabili del carcere». «La Costituzione», notano Compagna, Formigoni e Giovanardi, «ha inutilmente scritto che la pena dovrebbe tendere alla rieducazione di chi sta dentro». Almeno «finché non si convinceranno alcuni che stanno fuori che la rieducazione non è quella ideologica cara ai loro regimi di riferimento». «Il sovraffollamento delle carceri – proseguono – non si risolve tenendo dentro, contro il parere dell’accusa, detenuti modello». Per il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, Cuffaro «non è solo un detenuto modello, uno che sta in carcere per interpretazioni proterve del diritto penitenziario, è anche un condannato che ha subito un processo di patente fragilità nella prova e nel capo di reato».

IL PERMESSO RESPINTO. La richiesta di affidamento ai servizi sociali era stata presentata dai difensori di Cuffaro. Il 18 dicembre il procuratore generale di Roma aveva consegnato al tribunale di sorveglianza parere positivo per la concessione della misura alternativa, che però, il 20 dicembre, il Tribunale ha rigettato. La motivazione dei giudici è la mancata collaborazione di Cuffaro alle indagini. Gli avvocati di Cuffaro avevano osservato che il loro assistito, che si professa innocente, non è stato condannato per associazione mafiosa o per concorso esterno, ma per favoreggiamento aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra e in questi casi i limiti per la concessione delle misure alternative al carcere sono meno rigorosi.

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