Tares, Imu, Service tax. Cambiano i nomi, ma la pressione fiscale resta invariata

Le regole della Tares ancora non sono state scritte ma di sicuro l’imposta sarà sostituita dalla Service tax, che accorpa anche l’Imu

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Una delle peggiori abitudini dello Stato italiano è quella di cambiare le regole del fisco in corsa, in maniera del tutto imprevedibile. È successo anche con la tassa sui rifiuti e servizi, la Tares, che ha fatto il suo debutto il 1° gennaio 2013, sostituendo la vecchia Tarsu e la Tia, ma che nel 2014 sarà già a sua volta sostituita dall’ancora sconosciuta Service tax, che ingloberà anche l’Imu, la tassa sugli immobili.

CONFUSIONE SULLA TARES. Ieri il dipartimento delle finanze ha deciso con una risoluzione (9/DF) che i Comuni, incaricati di riscuotere la Tares, potranno rinviare la scadenza di una o più rate al 2014. La maggiorazione di 30 centesimi di euro al metro quadro riservata allo Stato, però, dovrà essere categoricamente corrisposta entro dicembre 2013. Il pagamento della Tares dovrebbe avvenire in quattro rate (gennaio, aprile, luglio e ottobre), ma il condizionale è d’obbligo visto che le regole non sono ancora state scritte.

ARRIVA LA SERVICE TAX. L’unica cosa certa sulla Tares, quindi, è che a breve non esisterà più, sostituita dalla Service Tax. Nessun testo di legge ha ancora chiarito che cosa questa prevede e se sarà più cara delle imposte che sostituisce. Di certo, bisognerà pagarla. Un punto fermo non da poco, visto che sulle tasche degli italiani incombono ancora la seconda rata autunnale dell’Imu, la cui abolizione è stata per ora solo annunciata a parole ma non scritta, e l’aumento di un punto percentuale dell’Iva, che scatterà a ottobre. Rincari che, per essere scongiurati, necessitano di circa 3 miliardi di euro di copertura.

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