Sperimentazione, «ora tocca agli animalisti dimostrare un po’ di etica e responsabilità»

Elena Cattaneo: i progressi della medicina si ottengono solo grazie alle cavie e anche a loro beneficio. Davvero i nemici della “vivisezione” sono pronti a rinunciarvi?

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L’inserto RSalute di Repubblica si apre oggi con due intere pagine molto interessanti sulla sperimentazione animale. La tesi, esposta dalla professoressa Elena Cattaneo, docente all’Università Statale di Milano e senatrice a vita, sempre molto attiva nelle discussioni che riguardano la ricerca scientifica, è che tuttora i test sulle cavie «ci salvano la vita», sono indispensabili per far progredire la medicina. E se davvero gli animalisti intendono battersi fino in fondo per metterla definitivamente al bando, dovrebbero almeno spiegare quale prezzo saremmo tutti costretti a pagare per questa rinuncia.

DECINE DI TERAPIE. «Senza la sperimentazione animale – scrive la Cattaneo – non avremmo quasi nessuna delle conoscenze sul funzionamento di tessuti e organi, né sarebbe stato possibile sviluppare terapie di prevenzione o trattamenti per i malati». I test sulle cavie sono strumenti di studio ancora assolutamente indispensabili «per decine di migliaia di ricerche». L’inserto di Repubblica propone in proposito una infografica molto eloquente, dove sono elencate, a partire dagli inizi del XX secolo, diverse decine di terapie che non sarebbero mai state messe a punto senza il “contributo” delle cavie: dal vaccino anti-vaiolo a quello contro l’Alzheimer (studio attualmente in corso), passando per la scoperta e l’uso dell’insulina, il trapianto di cuore e di altri organi e tantissimi farmaci fondamentali.

L’ESEMPIO DI EBOLA. La stessa senatrice fa nel suo articolo alcuni esempi efficaci. Uno fra tutti, quello di Ebola: «Durante l’epidemia di Ebola del 2014 – ricorda la Cattaneo – il nostro Paese scoprì, con orgoglio, che a produrre uno dei due vaccini approvati era stata una piccola biotech italiana, la Okairos fondata da Riccardo Cortese con sede all’Irbm di Pomezia e al Ceinge di Napoli. Furono utilizzati roditori nella fase iniziale e primati. Che vennero vaccinati e poi inoculati con l’Ebola: sopravvissero tutti. Un successo per la ricerca biomedica, per gli animali e soprattutto per i malati».

L’EVOLUZIONE. Secondo la ricercatrice, infatti, del progresso della medicina sono primari beneficiari anche gli stessi animali. «Nel parlare di sperimentazione animale in Italia, si è ancora legati a un immaginario novecentesco, quando conoscenze imprecise rendevano necessari più animali» e metodi a volte cruenti. Ma «oggi è diverso», spiega la Cattaneo. «Il rapporto tra ricercatori e animali di laboratorio è cambiato profondamente grazie ai progressi della ricerca biomedica, sempre più precisa, personalizzata e affidabile. La genomica permette di conoscere le predisposizioni del singolo ad una malattia; di usare una quantità di farmaco calibrata sul paziente o anticorpi monoclonali per colpire una forma specifica di tumore. E con calcoli statistici permette di predire il numero esatto di animali necessari nei test».

QUALI ALTERNATIVE? Gli scienziati, insiste la senatrice, sono i primi a vigilare – perfino, a volte, per motivi “affettivi” – affinché le loro cavie non subiscano inutili sofferenze (e «grazie alla scienza abbiamo imparato a calibrare numeri, dosi e funzioni, evitando ogni sofferenza all’animale»). Ma sanno benissimo di non poterne fare a meno. Spiega la Cattaneo: «I pochi metodi “alternativi”, più correttamente ”complementari”, sono usati se razionalmente utili e scientificamente validi, e non c’è bisogno di raccomandane l’uso. È implicito. Ma per il 99,9% degli esperimenti non esistono alternative (abbiamo presente la complessità del corpo umano?)».

COERENZA, PREGO. E qui sta il punto. Osserva la professoressa: «Se oggi curiamo malattie infettive mortali, attenuiamo dolori lancinanti, stabilizziamo l’umore, salviamo i nostri figli e portiamo a remissione alcune forme di cancro, lo dobbiamo al lavoro svolto anche sugli animali». Nei confronti dei quali, aggiunge, «la scienza procede in questa direzione di continua tensione etica e responsabilità». Ebbene, incalza la Cattaneo, adesso «tocca agli animalisti» (e ai politici che sposano la loro battaglia) dimostrare etica, responsabilità e coerenza. Rinuncino pure alle terapie e ai farmaci ottenuti grazie alla sperimentazione animale. E soprattutto «siano “precisi” nello spiegare praticamente ai malati a quale destino li si consegna e lo siano anche nelle parole, evitando di manipolare la realtà» parlando appunto di fantomatici metodi “alternativi” o «inventandosi la pratica (inesistente) della “vivisezione”».

Foto Ansa