Sochi 2014. Per l’Italia serve un cambio di rotta. Bisogna imparare a programmare

Torino 2006 fu programmata in modo ottimale ed arrivarono medaglie importanti e a ritmi impressionanti. La cosa importante è basare tutto su una programmazione di più anni con a disposizione gli stessi tecnici

Le olimpiadi di Sochi sono sulla via della conclusione, possiamo dire che negli sport invernali mancano talenti di punta ed il ricambio generazionale non pare aver prodotto campioni capaci di primeggiare.

Di tutte le discipline invernali di cui siamo andati fieri per anni certamente lo sci di fondo è quella che ha le lacune più profonde in questo senso, paiono sbiaditi e lontani i tempi di Lillehammer e Torino tanto da chiedersi se manchino atleti bravi o sia proprio la scuola italiana ad essere stata cancellata. Ad un Armin Zoeggler immenso, negli sport su pista, sembra tenere la scia solo Dominik Fishnaller, nel doppio maschile o nelle altre discipline dal bob allo skeleton non sembrano esserci speranze per il futuro recente. Lo sci alpino latita nella maggior parte delle discipline con esclusione della discesa maschile.

Questo ci dice che manca una filosofia nell’agire e nel programmare, un vuoto di educazione sportiva che altrove sembra molto meglio assimilata, di una volontà di far emergere talenti di nuove generazioni, di investimenti adeguati, o più semplicemente di gestione ottimale delle risorse, per favorire lo sbocciare di nuovi campioni competitivi.

Serve un cambio di rotta, i risultati non arrivano mai per caso. Lara Gut, campionessa dello sci svizzero sta andando forte dall’inizio della stagione e continua a farlo grazie ad una programmazione accurata. Con lei la squadra svizzera tutta di cui è l’apice.

Torino 2006 fu programmata in modo ottimale ed arrivarono medaglie importanti e a ritmi impressionanti. Chiaro che il denaro, visti anche i tempi, è nettamente inferiore, ma lo è per praticamente tutte le federazioni del mondo, la cosa importante è basare tutto su una programmazione di più anni con a disposizione gli stessi tecnici. Spesso manca questo, continuità. Auguriamoci che negli anni futuri non si debbano sentire i commentatori televisivi sottolineare che campioni stranieri siano allenati dagli ottimi coach italiani strappati alle nazionali per il semplice fatto di garantire pagamenti certi a date stabilite, ma che siano gli atleti nostrani a riportare l’eccellenza italiana all’apice nello sport.

Resta una domanda che scopriremo presto, sarà lo stesso anche alle olimpiadi estive di Rio?