Shakaina, un’altra tredicenne cristiana in pasto all’orco pakistano

Non si hanno notizie della piccola di Lahore, rapita, convertita all’islam e sposata a forza a uno sconosciuto musulmano. La disperazione dei genitori: «Non c’è legge o giustizia per quelli come noi?»

Chi è Ali Bashir? I cristiani Johnson Masih e sua moglie Samina non l’hanno mai sentito nominare, eppure è questo il nome che figura sul “nikahnama”, il certificato di matrimonio islamico che gli agenti stanno sventolando davanti ai loro occhi alla stazione di polizia: questo il nome dell’uomo che la loro figlia di soli 13 anni, avrebbe sposato, l’uomo per cui si sarebbe convertita all’islam e la ragione per cui non sarebbe più voluta tornare dalla sua famiglia.

Nessuno ha visto Shakaina

È il 21 febbraio: sono passati solo due giorni dal rapimento di Shakaina e dalla denuncia di mamma e papà. La piccola, come la mamma, si occupa di fare le pulizie presso alcune famiglie di un quartiere di Lahore ma a fine giornata, quando Samina passa a prenderla per riportarla a casa, i residenti le dicono che è già andata via. Andata dove, e con chi? Per ore i genitori chiamano datori di lavoro, amici, ma nessuno ha visto Shakaina: quando, disperati, corrono in centrale la polizia tergiversa, non accetta di registrare la denuncia. Lo fa solo dopo due giorni quando il nikahnama è già nelle loro mani.

Una “sposa” di soli 13 anni

«Sono passati più di 20 giorni da quando nostra figlia è finita nelle mani di rapitori sconosciuti, eppure non siamo stati in grado di vederla», ha raccontato il papà al Morning Star News, sottolineando che nessuno della polizia ha fatto partire una indagine o dato credito alla versione del rapimento. «Ci è stata appena consegnata una fotocopia del nikahnama e ci è stato detto che avremmo dovuto rivolgerci a un tribunale se volevamo incontrarla. Si sono anche rifiutati di agire quando abbiamo mostrato loro il suo certificato di nascita ufficiale, secondo il quale ha solo 13 anni e cinque mesi».

«L’inferno si è scatenato su di noi»

A differenza di altre bambine cristiane rapite in Pakistan da uomini musulmani, costrette ad abiurare, convertirsi all’islam e sposare il loro aguzzino, del sequestratore e delle condizioni di Shakaina non si sa nulla. Non ha avuto notizie neanche l’avvocato della famiglia, Rana Abdul Hameed, che ha presentato una richiesta all’Alta corte di Lahore e chiesto, inutilmente, alla polizia di aprire un fascicolo. «Tutto l’inferno si è scatenato su di noi», dice il papà, spazzino e incapace di prendere sonno o darsi pace da quasi un mese: «La mia famiglia è distrutta e ogni giorno che passa si somma alla nostra miseria. Non c’è legge o giustizia per i cristiani poveri come noi?».

Farah, Arzoo e le altre

Proprio mentre Shakaina veniva rapita, il giudice Rana Masood Akhtar del tribunale di Faisalabad restituiva Farah Shaheen al suo papà e ai suoi cinque fratelli, al nonno e alla comunità cattolica che per otto mesi ha battagliato perché fosse liberata. La polizia non aveva accolto neanche la denuncia del padre della piccola, trovata mesi dopo in catene e costretta a pulire lo sterco delle bestie dell’uomo musulmano che l’aveva rapita, convertita e sposata a forza, violentata e usata come schiava. Non aveva creduto ai genitori della piccola tredicenne Arzoo Raja, né ai certificati di nascita presentati dai genitori di Maira Shahbaz o di Huma Younus.

Duemila sequestri di minorenni

Continueremo a scriverlo, nel 2019 erano mille, nel 2020 sono raddoppiati: sono duemila i sequestri registrati in Pakistan tra ragazzine cristiane e indù lo scorso anno, numeri confermati dalla Human Rights Commission of Pakistan, commissione indipendente le cui alte cariche sono ricoperte da uomini e donne di fede islamica. Come ha spiegato a Tempi Shahid Mobeen, fondatore dell’associazione Pakistani cristiani in Italia, amico e consulente del ministro cattolico Shahbaz Bhatti che sacrificò la sua vita per difendere le minoranze religiose in Pakistan,

«i predatori scelgono ragazzine tra 12 e 15 anni, giustificando con la conversione all’islam e la salvezza delle anime la violenza sessuale nei confronti di minorenni. Un crimine che arriva a godere di sostegno istituzionale e legittimità in un paese dove i musulmani rappresentano il 95 per cento della popolazione. Non scelgono donne anziane o adulte da riconoscere come madri o sorelle nella fede, ma ragazzine vulnerabili provenienti da comunità emarginate in patria, da rivendere dopo qualche anno sul mercato della prostituzione in Cina o negli Emirati Arabi».

La legge e la povertà

Il mese scorso la commissione per gli affari religiosi del Senato ha respinto per l’ennesima volta un disegno di legge per la protezione delle minoranze dalle conversioni forzate e dall’abuso della legge sulla blasfemia. Non esiste in Pakistan una legge che protegga davvero le minorenni come Shakaina, quelle esistenti sono piene di lacune e non impediscono matrimoni e conversioni forzate con la compiacenza di imam, magistrati, poliziotti corrotti. E per la maggior parte di queste ragazzine non c’è alcun giudice disposto a intervenire, nessuna denuncia di scomparsa. Nelle zone più povere della provincia del Punjab le famiglie più indigenti sono diventate l’obiettivo degli “intermediari” di un traffico di esseri umani internazionale: 629 le “mogli” pakistane comprate da facoltosi cinesi in poco più di un anno.

Foto Ansa