«Se consideriamo al-Qaeda un alleato, è giusto armare i ribelli in Siria»

Intervista a Gianandrea Gaiani, direttore di AnalisiDifesa: «Se la Turchia deciderà di intervenire, potremmo seguirli»

«Se la Turchia dovesse decidere di intervenire direttamente in Siria, la comunità internazionale potrebbe mobilitarsi e appoggiarla. Ma non credo che nessuno voglia mandare soldati sul terreno siriano, al massimo l’intervento sarà simile a quello in Libia». Così Gianandrea Gaiani, direttore di AnalisiDifesa, commenta la richiesta di Ankara che «la comunità internazionale ponga fine all’atteggiamento aggressivo di questo regime [di Assad, ndr]», dopo che due autobombe sono esplose a Reyhanli, cittadina turca al confine con la Siria, causando la morte di 46 persone. Ankara ritiene che  gli autori siano «terroristi di un’organizzazione marxista legata al regime di Bashar al-Assad».

Come si svolgerebbe un attacco simile a quello libico?
Sarebbe indolore, cioè un intervento aereo senza l’invio di uomini sul campo. Ma io dubito che ci sarà. L’alternativa potrebbe essere un intervento limitato a mettere in sicurezza gli arsenali chimici di Assad, perché non finiscano nelle mani di gruppi terroristici.

A fine mese l’Unione Europea deve decidere se armare i ribelli o meno.
Regno Unito e Francia sono favorevoli, così come lo sono stati in Libia, quando hanno inviato armi a Bengasi nascoste tra gli aiuti umanitari. Il problema è che sempre più ribelli dell’esercito libero siriano si uniscono ad al-Nusra, la milizia più ricca, forte e potente ma che è una organizzazione terroristica legata ad al-Qaeda. Che armare i ribelli della Coalizione di opposizione siriana porti alla caduta del regime di Assad, io ho qualche dubbio. L’Unione Europea dovrebbe piuttosto farsi una domanda.

Quale?
Abbiamo una idea chiara di che cosa vogliamo per i nostri interessi europei dalla futura Siria? Se vogliamo che finisca in mano ai qaedisti, provocando ancora più caos nel Mediterraneo, spingendolo in mano all’estremismo islamico, allora va bene armare i ribelli. Però dobbiamo parlare chiaro e dobbiamo dichiarare al-Qaeda nostro alleato, anche se mi sembrava di aver capito che sono nostri nemici.

Qualcuno può avere interesse nella destabilizzazione del Mediterraneo?
In linea teorica, ma solo in linea teorica, gli Stati Uniti. Dal momento che ormai non hanno quasi più bisogno di energia, hanno meno interesse a mantenere stabili le grandi aree petrolifere e del gas. La loro instabilità metterebbe anche in difficoltà l’Europa, che è comunque un competitor americano.

Se francesi e britannici volessero armare i ribelli, l’Italia che posizione prenderebbe?
Fino ad oggi l’Italia non si è mostrata autonoma per quanto riguarda il modo di affrontare la cosiddetta Primavera araba. Solo il governo Berlusconi ha provato a farlo con la Libia ma poi siamo stati costretti ad allinearci. L’Italia non è in grado di esprimere una linea politica, anche se noi siamo i primi a essere coinvolti per la nostra posizione geografica. Qualunque decisione verrà presa dai nostri alleati più importanti, noi la ratificheremo.

La vittoria dei ribelli su Assad non può portare alla stabilità della Siria?
Non mi sembra che fino ad ora i ribelli abbiano portato libertà e democrazia. Forse faranno pulizia etnica degli sciiti, e l’Occidente si contrappone da tempo all’asse filoiraniano, ma non è detto che i nostri amici in questa avventura contro gli sciiti si rivelino più affidabili. Il terrorismo che ha colpito l’Occidente in questi anni, infatti, era di matrice sunnita e qaedista. La verità è che si rischia una nuova Libia.

I ribelli saliti al governo a Tripoli sono riusciti a stabilizzare il Paese?
Neanche per idea. La Libia è fuori controllo da parecchio tempo ed è colpa nostra. La Nato con i bombardamenti aerei negli ultimi 20 anni ha fatto cadere diversi regimi, poi però ha stabilizzato le aree attaccate con l’invio di truppe e forze di pace. In Libia è stato ridato il potere alle tribù, che con le milizie hanno feudalizzato il Paese, rispondendo a interessi localistici e dimostrando che il governo centrale non esiste. Oggi in Libia è penetrata al-Qaeda, che non si trova solo nella Cirenaica, ma anche nel Fezzam e a Tripoli.

Il segretario di Stato John Kerry ha chiesto aiuto all’Italia per stabilizzare la Libia.
Io non sono certo un sostenitore del regime di Gheddafi, ma l’Italia la Libia l’aveva stabilizzata con un accordo con Gheddafi, che era diventato non un campione di democrazia ma un partner affidabile sul piano economico e della lotta al terrorismo islamico. Il ministro Emma Bonino doveva ricordare a Kerry che proprio gli Stati Uniti, insieme agli anglo-francesi, hanno destabilizzato la Libia. Ci mandino i marines a risolvere il caos che hanno creato.