Lettera a un’amica che vuole fare politica

Una mia amica, da anni impegnata nel sociale, di sinistra, piuttosto disincantata dalla politica ma tutt’altro che ammaliata dall’antipolitica, ha deciso di mettersi in campo accettando una candidatura in una lista civica di una città del Nord Italia.

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Una mia amica, da anni impegnata nel sociale, di sinistra, piuttosto disincantata dalla politica ma tutt’altro che ammaliata dall’antipolitica, ha deciso di mettersi in campo accettando una candidatura in una lista civica di una città del Nord Italia. Lei è di natura schiva ma, giocoforza, sta iniziando a confrontarsi con le varie realtà locali, incontra e vede gente e, sembrerà banale, ma cerca quello che è il fondamento della democrazia: voti, consensi.

È una brava e capace persona e io non starò qui a fare propaganda per lei, solo vorrei riferire e commentare quello che mi racconta. Trova un muro di diffidenza rancorosa, persone afflitte dalla crisi che, immuni da qualsiasi autocritica, vedono i loro guai solo provenire dalla politica; lei stessa, per il semplice fatto di avere accettato una candidatura, si sente percepita come organica ad un mondo distante, lontano, autoreferenziale, comunque estraneo anche solo a elaborare, meno che mai risolvere i bisogni concreti. Devo dire che i cultori dell’antipoltica hanno raggiunto un bel risultato nell’immettere nel sentire comune il qualunquismo e il suo germe malato, quello di far ritenere le istituzioni sempre e comunque negative a prescindere da chi le rappresenti.

Io non temo l’avversario politico, chi lotta per le sue idee in maniera democratica. Con lui sarà sempre possibile il confronto; temo il disimpegno, il nulla, il tirare i remi in barca. Concludo, cara amica mia, non ti scoraggiare e vai avanti per la tua strada. E grazie per avere accettato una candidatura che significa rispetto delle regole democratiche.

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