Scuola. Uno sciopero per l’ambiente contro l’educazione

Il ministro Fioramonti invita le scuole a giustificare le assenze degli studenti che venerdì manifesteranno per il clima. Lettera sgomenta

Il ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti

Caro direttore, stiamo assistendo ad una accelerazione dell’assurdo che, fino a pochi anni fa, per noi poveri “mediomen”, era impensabile. Certo, alcuni grandi intellettuali e profeti, come ad esempio Chesterton, Giussani, Orwell, Benson, ci avevano avvisati. Ma, un po’ per una segreta speranza, un po’ per insipienza e superficialità, credevamo fossero dotte esagerazioni o figure allegoriche. Invece sta accadendo proprio! L’ultima follia in ordine di tempo (sempre che nel frattempo non ne siano già state partorite altre) è quella del Global Strike for Future e, udite udite!, dello sciopero studentesco per manifestare a tutela dell’ambiente.

Non ho intenzione di entrare nel merito della abnormità ideologica che sta all’origine di questa vicenda (Tempi lo sta già facendo molto meglio di quanto potrei farlo io), che vede tra i suoi infelici protagonisti una povera ragazzina usata come una marionetta da adulti irresponsabili.

Desidero solo segnalare la pesantissima ennesima crepa apertasi nelle fondamenta del sistema educativo scolastico italiano, che anziché preoccuparsi di far crescere le giovani generazioni nella capacità critica attraverso lo studio delle discipline, l’impegno, il sacrificio, tenta di indottrinarli favorendo la partecipazione a dubbie manifestazioni, invitando, tra l’altro, le singole scuole a condividere le posizioni personali del ministro di turno.

Il ministro Lorenzo Fioramonti, come aveva preannunciato su Facebook, ha fatto inviare una circolare alle scuole, tramite la quale le stesse vengono invitate, «nel rispetto della loro autonomia, a considerare giustificate le assenze degli studenti per la mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico, che si svolgerà il 27 settembre». Quanti parteciperanno alla manifestazione a tutela dell’ambiente potranno «giustificare l’assenza dalle lezioni con le solite modalità ordinarie» e le scuole sono invitate a «non considerare le ore di assenza nel monte previsto ai fini dell’ammissione alla classe successiva e agli esami».

Certo, i collegi docenti potranno decidere diversamente, ma il sasso è stato comunque scagliato.

La motivazione addotta dal ministro è la seguente:

«L’importanza di questa mobilitazione è fondamentale per numerosi aspetti, a partire dalla necessità improrogabile di un cambiamento rapido dei modelli socio-economici imperanti. È in gioco il bene più essenziale, cioè imparare a prenderci cura del nostro mondo».

Ecco, appunto. Chi decide qual è il bene più essenziale per l’umanità e per le nuove generazioni?

Il Miur (!), data la premessa tanto indimostrabile quanto ideologicamente connotata della «necessità improrogabile di un cambiamento rapido dei modelli socio-economici imperanti»…

Ed è lo stesso ministro che indica come modello la Finlandia, dove (come giustamente ha precisato Luca Botturi, ma già qualche mese fa tempi.it vi aveva dedicato ampio spazio) il successo del sistema scolastico si fonda su autonomia e sussidiarietà.

Stiamo scivolando sempre più rapidamente in un sistema che davvero ricorda il Grande Fratello, in cui la scuola fa da cassa di risonanza delle parole d’ordine decise da alcune lobby che governano il mondo. È un modello che ha precise e ben strutturate finalità dis-educative, ma che di autonomia e sussidiarietà non ha davvero nulla, se non in qualche discorso di circostanza.

Continueremo a batterci per la libertà di educazione, perché riteniamo che sia l’unica possibilità perché le scuole possano essere davvero autonome, responsabili e protagoniste della propria proposta educativa, e possano crescere giovani generazioni capaci di pensare, intraprendere, decidere, costruire. La strada però appare sempre più in salita…

Foto Ansa