Scuola libera? Almeno su questo ci converrebbe fare gli europeisti

Più che liberare l’educazione «con buona pace della Finlandia», bisognerebbe farlo «guardando alla Finlandia». Lì sì che si applicano sussidiarietà e autonomia

Primo giorno di scuola

Cari amici di Tempi, ho molto apprezzato l’articolo di Luca De Simoni sulla scuola, ma mi permetto di dissentire sull’ultima frase: le tre libertà evocate (libertà di fare l’insegnante, di dirigere le scuole e di fare una scuola) non sono da pensare «con buona pace della Finlandia», ma probabilmente «guardando anche a come fanno in Finlandia». Ma è vero che spesso i politici si riempiono la bocca senza conoscere i fatti, e la Finalndia viene spesso usata da ministri e riformisti come esempio di ciò che non è.

Si può discutere a lungo sulla scuola finlandese (ad esempio, che fa bene nei test Pisa, ma che è difficilmente importabile in una cultura mediterranea), però bisogna riconoscere alcuni elementi chiave:

  • I responsabili dei servizi educativi sono gli “education providers” (municipalità, enti locali, privati), e non lo Stato, che interviene in maniera sussidiaria qualora le realtà locali non riescano a fare una scuola dove serve.
  • Le scuole hanno grande autonomia sui contenuti e la didattica: esistono programmi nazionali, ma non controlli né ispettori, né standard nazionali. Le scuole stesse (o meglio, gli “education providers”) definiscono i propri curricula, nei termini stabiliti a livello nazionale.
  • Fare il docente è una professione riconosciuta (anche economicamente) e ambita, e si sceglie di farlo mentre si fa l’università (non dopo). Sono previsti dei percorsi di preparazione all’insegnamento, realizzati da università professionali (un tipo di organizzazione terziaria che in Italia non esiste). Non credo sia di per sé sbagliata l’idea che a insegnare si possa e si debba imparare, ma la modalità va definita, e potrebbero essere percorsi che si frequentano in parallelo all’impiego, o mentre si termina l’università (come si fa in Finlandia!).

In realtà, i sistemi scolastici fortemente centralisti e statalisti in Europa sono merce rara, e l’Italia è sicuramente in testa. Forse su questo potremmo pensare di fare un po’ gli europeisti?

Luca Botturi

Riferimenti:
Ministero dell’Educazione finlandese
The Educationalist
FuturePolicy.org

Foto Ansa