Ma quale Ebola, per l’Oms la priorità è fare attivismo climatico
Mentre un raro ceppo di Ebola sta provocando gravi conseguenze in Uganda e nella Repubblica Democratica del Congo, l’Organizzazione mondiale della sanità torna ancora una volta a confondere il proprio ruolo con l’attivismo climatico. Una commissione ad alto profilo dell’Oms, composta da politici e sostenitori delle politiche verdi, ha invitato l’organizzazione a dichiarare il cambiamento climatico una «emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale».
È un ritorno agli anni Dieci del Duemila, quando il direttore generale dell’Oms definì il cambiamento climatico la più importante questione sanitaria del XXI secolo. Poco dopo arrivò il Covid-19, e la preparazione e la risposta iniziale dell’organizzazione si rivelarono gravemente inadeguate.
Per l’Oms il clima che cambia è una «minaccia catastrofica»
La lezione, evidentemente, non è stata imparata. La tesi centrale della commissione è che il cambiamento climatico rappresenti una «minaccia catastrofica per la salute umana». La principale prova addotta è uno studio pubblicato su The Lancet, secondo cui i decessi legati al caldo in Europa starebbero aumentando rapidamente, fino a raggiungere quota 63.000 all’anno. Ma, anche tralasciando la singolarità di un’emergenza sanitaria globale costruita soprattutto su dati europei, l’argomentazione non regge a un esame approfondito.
Il rischio di morte legato al caldo in Europa è aumentato dell’82 per cento dal 1990. Ma il rischio di mortalità dovuto alle alte temperature cresce fortemente con l’età, e nel frattempo l’Europa è invecchiata in modo significativo. Dal 1990 la quota di popolazione europea con più di 70 anni è aumentata del 78 per cento. L’invecchiamento, da solo, spiega praticamente tutto l’aumento osservato dei decessi dovuti al caldo. Sia lo studio sia la commissione ignorano semplicemente questo dato.
Dati falsati e mancanza di onestà
Qualsiasi analisi seria della mortalità utilizzerebbe tassi di mortalità standardizzati per età, che consentono di confrontare correttamente i dati nel tempo. Il rapporto dell’Oms non effettua alcun aggiustamento di questo tipo. Lo fa invece il Global Burden of Disease, il principale database mondiale sulla mortalità. E i suoi dati mostrano che il rischio di morte per caldo in Europa, una volta corretto per l’età, è cambiato solo marginalmente dal 1990. Adeguato alla popolazione e alla struttura demografica attuali, l’aumento equivale a meno di 850 decessi aggiuntivi. Le cifre della commissione esagerano il problema di oltre cinquanta volte.
La mancanza di onestà più profonda riguarda però ciò che il rapporto omette completamente. Con l’aumento delle temperature aumentano le morti per caldo, ma diminuiscono quelle per freddo. E i decessi causati dal freddo superano di gran lunga quelli provocati dal caldo in ogni continente del pianeta. Utilizzando la stessa metodologia standardizzata per età che mostra un aumento minimo delle morti per caldo, emerge che in Europa il tasso di mortalità per freddo si è quasi dimezzato dal 1990. Rapportato alla popolazione attuale, ciò significa circa 210.000 morti in meno ogni anno. La commissione dell’OMS nasconde il fatto che i decessi per freddo sono diminuiti di circa 250 volte più di quanto siano aumentati quelli dovuti al caldo.
La crudele ironia delle soluzioni proposte dall’Oms
La seconda grande affermazione del rapporto è che il cambiamento climatico avrebbe aumentato l’insicurezza alimentare in Europa. Una tesi difficile da credere. La vera insicurezza alimentare si trova in Africa, Asia e America Latina. Inoltre, l’affermazione ignora le stesse previsioni delle Nazioni Unite, secondo cui il mondo è sulla strada per raggiungere una nuova produzione record di cereali. Se la commissione fosse davvero preoccupata per la fame nel mondo, partirebbe da questi dati invece di relegarli in secondo piano.
C’è poi una crudele ironia nelle soluzioni proposte. Le politiche climatiche hanno già reso l’elettricità in Europa da tre a quattro volte più costosa rispetto a Stati Uniti e Cina, e oltre un terzo degli europei dichiara di non potersi permettere l’aria condizionata. Imporre tagli alle emissioni ancora più aggressivi farebbe aumentare ulteriormente i costi dell’energia, rendendo le ondate di calore ancora più letali per chi non può permettersi il raffrescamento e il freddo prolungato ancora più pericoloso per chi non riesce a pagare il riscaldamento. Prezzi energetici più elevati fanno inoltre aumentare il costo dei fertilizzanti e dell’agricoltura meccanizzata, spingendo più persone nei paesi in via di sviluppo verso la fame. La cura proposta rischia letteralmente di essere peggiore della malattia.
L’Oms si occupi di malattie, non di attivismo sul clima
Il direttore dell’Oms che ha convocato la commissione scrive che «i nostri cittadini si aspettano urgenza da parte nostra», come se fosse un politico eletto e non un responsabile sanitario. Ciò che i cittadini del mondo si aspettano davvero dai medici è un giudizio onesto e fondato sulle prove. Non si aspettano che l’autorevolezza scientifica venga prestata a fini politici, né che l’allarme pubblico venga costruito omettendo proprio i dati che lo ridimensionerebbero.
L’Oms esiste per prevenire le malattie e proteggere la salute umana. Dichiarare un’emergenza climatica sulla base di statistiche selezionate in modo arbitrario e fuorviante non proteggerà le persone più vulnerabili del pianeta. Al contrario, indebolirà ulteriormente la credibilità dell’organizzazione, distoglierà attenzione e risorse dalle minacce reali e offrirà una copertura politica a misure costose che finiscono per danneggiare proprio coloro che l’Oms sostiene di voler difendere.
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