Scuola. Valorizziamo di più le comunità: se lo Stato le soffoca si fa male da solo

Intervista a Rosario Mazzeo, responsabile del coordinamento didattico della Fondazione Grossman: «La paritaria fa funzionare meglio anche la scuola statale»

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Il numero di ottobre di Tempi contiene un ampio servizio dedicato alla scuola paritaria. Rettori, presidi, docenti, insegnanti e genitori da tutta Italia rispondono alla domanda: serve ancora oggi la scuola libera? Pubblichiamo di seguito, in via eccezionale, uno degli interventi contenuti nello speciale.

Rosario Mazzeo si ricorda ancora di quella mamma che entrò nel suo ufficio spaesata. «Mio figlio ha cominciato la prima media e non è più il bravo bambino dell’anno scorso». La risposta del responsabile del coordinamento didattico della Fondazione Grossman di Milano non se l’aspettava: «E meno male signora. Suo figlio non fa più le elementari, non è più un bambino. È un ragazzo, sta crescendo e noi dobbiamo aiutarlo in questa fase delicata della sua vita». Parte da questo esempio Mazzeo, che in passato ha lavorato 25 anni come insegnante di lettere in un istituto secondario di primo grado statale, poi altri 24 come professore, preside e rettore dell’Aurora-Bachelet, per spiegare il «valore aggiunto» della scuola paritaria.

Quest’anno la Fondazione Grossman festeggia il suo decennale, anche se gli istituti che gestisce (scuola dell’infanzia bilingue, media Tommaso Moro, liceo classico e scientifico Alexis Carrel) presidiano il territorio e si prendono cura a Milano dei giovani da molto più tempo. La scuola libera, spiega Mazzeo, è quella che «coopera con la famiglia e la aiuta a riscoprire e vivere la sua vocazione educativa». Allo stesso tempo «la famiglia aiuta la scuola a svolgere la sua funzione. Quante volte mi è capitato di incontrare genitori, che mi hanno detto: “I nostri figli hanno avuto molto da questa scuola, ma abbiamo ricevuto molto di più noi, perché ci siamo sentiti aiutati con nostro figlio adolescente”».

L’adolescenza è come una «galleria buia» che si attraversa in auto mentre tutte le luci sono spente, continua il responsabile del coordinamento didattico della Fondazione Grossman. «I genitori non hanno paura, perché sanno che la galleria finisce, sono certi e guardano già più in là. Il ragazzo invece non lo sa. Ed è per questo che ha bisogno, come direbbe Romano Guardini, che gli si infonda “fiducia e speranza”. Scuola e famiglia, nelle nostre scuole lavorano insieme per questo». C’è un filo rosso che unisce idealmente gli istituti gestiti dalla Fondazione. «Se dovessi usare uno slogan, direi: “Quando la ragione si fa scuola”. Noi, infatti, aiutiamo gli alunni a usare la ragione, intesa come apertura verso tutte le cose e verifica di ipotesi positive consegnate dagli insegnanti».

Questo è un lavoro che non può prescindere dalla libertà degli studenti, perché «l’apprendimento è una responsabilità dell’alunno. L’insegnante può e deve accompagnare e favorire l’emergere della bellezza dell’uso della ragione, spalancata e affettivamente impegnata, ma poi è lo studente che deve muoversi». Parole che nella quotidianità di ogni giorno non restano discorso e teoria, ma passano attraverso un’istruzione di qualità. «Si educa istruendo, sempre», continua Mazzeo, «e lo si fa tutti insieme».

Non è solo un problema di iscritti
Scuole libere di questo tipo «servono oggi in Italia più di prima», continua. «Non solo per una ragione di autentica democrazia e libertà, ma anche perché la paritaria fa funzionare meglio anche la scuola statale, che sempre più spesso si avvale di docenti già formati nei nostri istituti. E noi vorremmo che migliorasse tutto il sistema e che anche la statale diventasse più paritaria. Certo, lo Stato dovrebbe aiutarci invece che scipparci gli insegnanti. La difficoltà della paritaria non è il calo di iscritti, ma le regole che ci impongono di assumere solo personale docente abilitato. Se lo Stato, però, costruisce il percorso abilitante in modo tale che tutti vadano nella statale, dove li troviamo i professori? Questo autolesionismo danneggia l’intero sistema. E andrebbe cambiato».

 

Qui di seguito potete vedere tre interventi pronunciati in occasione della festa per i primi 10 anni di vita della Fondazione Grossman, svoltasi domenica 7 ottobre a Milano. Relatori: Franco Biasoni, vice-presidente e socio fondatore della Fondazione Grossman, Alessandro Mercuri, Presidente della Associazione Anna e Gioacchino e Silvio Bosetti, presidente e socio fondatore della Fondazione Grossman

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