Schlein invita Meloni a “farsi un giro nel quartiere”. Ma chi le scrive i discorsi?

Di Emiliano Ronzoni
17 Dicembre 2025
La segretaria del Pd accusa la premier di non sapersi mettere nei panni di chi fatica ad arrivare alla fine del mese. Curioso, detto da una con la sua biografia
A sinistra, la segretaria del Pd, Elly Schlein, durante il suo discorso alla direzione del partito. A destra, la premier Giorgia Meloni durante l'intervento di chiusura di Atreju
A sinistra, la segretaria del Pd, Elly Schlein, durante il suo discorso alla direzione del partito. A destra, la premier Giorgia Meloni durante l'intervento di chiusura di Atreju (foto Ansa)

Questa è una pillolina, una cosa piccola, che non fa né bene né male ma, cosa ci posso fare se lei, la Elly Schlein, la segretaria nazionala del Pd, intendo, ogni volta che parla punta a darsi la zappa sui piedi? Ma, perché dico io, e chiederete voi: cosa la tira a farsi del male? È destino? È una condanna? Una vocazione? Domenica scorsa ero lì che mi stavo ascoltando su Sky Tg24 l’intervento della Meloni ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia. Un po’ ascoltavo, un po’ apprezzavo, un po’ trepidavo (stai attenta Meloni che il potere te se magna pure a’ tte). Giorgia stava ringraziando, quasi uno ad uno, tutti quelli che le sono a fianco nel suo tentativo. Il loro lavoro, dice, la loro presenza, la ripaga delle tante notti con poco sonno, dei fine settimana passati al lavoro, delle ore su ore passate studiando i tanti dossier. Quando ecco, dopo un buon quarto d’ora, il collegamento viene interrotto e, per par condicio presumo, fanno sentire la Elly all’assemblea nazionale del partito democratico.

La spesa di Schlein la popolana

Ora, “par condicio” è la traduzione, diciamo così, colta e elegante, dal latino, del classico “per non saper né leggere, né scrivere”, così, dunque, per non sapere né leggere né scrivere, devono aver pensato in redazione, facciamo vedere e sentire e l’una e l’altra. Staccano dalla Meloni e vanno sulla Schlein. Elly Schlein sta perorando e gesticolando dal palco. «Presidente, Meloni le voglio fare una domanda molto semplice: da quanto tempo non le capita di andare a fare la spesa? Si immagini per un secondo di prendere un carrello come ogni giorno fanno milioni di madri e di padri in questo paese e provi a fare i conti, scaffale dopo scaffale, di ciò che va rimesso al suo posto, perché questa settimana non te lo puoi più permettere. Esca da Palazzo Chigi faccia un giro in un qualsiasi alimentare di quartiere».

Ora, che Elly la popolana, la supemercatara spingitrice di carrelli, la scaffalatrice amara, inviti Giorgia a uscire dal palazzo e a farsi un giro tra i supermercati per vedere la vita vera ci può anche stare, ma, per meglio apprezzare l’invito e il suggerimento, credo non sarebbe inutile fermarsi un attimo e farsi un’analisi comparata, anche pur veloce, della biografia Schlein e della biografia Meloni.

Giorgia da Garbatella

Biografia numero 1: Giorgia Meloni nasce alla Garbatella, zona rossa di Roma che più rossa non si può. Quartiere e case popolari. Il papà, quando lei ha due anni, se ne va abbandonando moglie e due figlie. Mamma le cresce. Da sola. Stanno in 38 metri quadri. Nel corridoio di casa c’era un mobile-letto dove la sorella Arianna e la piccola Giorgia si coricavano insieme: «Una de capo e una de piedi», diceva la nonna. Insomma, una con i piedi in faccia all’altra. Mamma Anna, che di cognome faceva Paratore, rincorreva i mestieri. Contabile, scrittrice di romanzi rosa, anche. Ancora adesso fa lavoretti artigianali che vende in giro nei mercati rionali.

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La giovane Giorgia cresce, vuol studiare lingue, all’epoca esiste un solo liceo linguistico, ma è privato, non è roba per le sue tasche, e Giorgia ripiega sull’istituto professionale del quartiere. Per mantenersi agli studi lavora come cameriera, barista, baby sitter. Vacanze? Al mare a Coccia di Morto, la spiaggia proletaria dei romani, a pochi chilometri da casa, famosa anche per essere stata definita a suo tempo una delle spiagge più sporche d’Italia per via della vicinanza con la foce del Tevere e tutti i suoi sversamenti. Il nome Coccia di Morto viene dal ritrovamento di teschi trascinati e depositati dal Tevere. Qualcuno dice che sono teschi antichi, qualcun altro preferisce sorvolare.

Schlein da Lugano

Biografia numero 2: Elly Schlein, come si dice, nasce bene. A Lugano, in Svizzera. Nella sua famiglia, ad andar giù brevi, inanellano titoli e onorificenze come se piovesse. Il padre, Melvin Schlein, è un politologo e accademico statunitense di origine ebraica. All’epoca stava professore emerito di Scienza della politica e Storia presso la Franklin University di Lugano.
La madre, Maria Paola Viviani, è professoressa ordinaria di Diritto pubblico comparato presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi dell’Insubria, figlia dell’avvocato Agostino Viviani, a suo tempo senatore socialista e presidente della Commissione Giustizia del Senato.

Suo fratello è il matematico Benjamin Schlein e sua sorella Susanna è primo consigliere diplomatico all’Ambasciata italiana ad Atene, ed ex-capo della cancelleria consolare dell’ambasciata italiana a Tirana. Dei nonni, sia paterni che materni, tra deputati e imprenditori, taciamo per stare brevi e non abusare della pazienza dei lettori.

Qualcuno ha visto Schlein a Coccia di Morto?

A prima vista, e salvo smentite, non parrebbe dunque che la giovane Elly abbia mai avuto la possibilità di aver cognizione di cosa significhi “popolare”. Nella sua ancor breve vita non ci sono Garbatelle e non ci sono quartieri. Suo recinto è il mondo: abbonda in cittadinanze, prende tre e paga uno, ha cittadinanza italiana, americana e svizzera. Il suo liceo è uno dei più antichi e prestigiosi istituti del Canton Ticino. Le prime notizie della sua passione politica la vedono girare giovin donzelletta per gli Stati Uniti impegnata come volontaria (ossia, mantenuta dal papi) nelle campagne elettorali di Barack Obama.

Quell’altra inizia la sua carriera girando tra i tavoli come cameriera, lei si laurea a Bologna e subito dopo eccola segretaria di produzione di un documentario che, potenza del traino a sinistra, al primo colpo vince il David di Donatello. Vacanze? A parte essere andata a zonzo per gli States con le mancette di papà, a volte l’hanno data in giro per le alpi svizzere. Altre volte si è parlato di puntate fra la Sardegna e la Grecia, oppure anche di esclusive ville con piscina dove lei si sequestrerebbe in volontaria clausura per tutelarsi la privacy. Certo a Coccia di Morto non l’hanno mai vista. Fatto sta che, da quando è alla ribalta come segretaria del Pd, è solita inabissarsi agli inizi di agosto e scomparire nel mistero più assoluto per un mese intero (qualcuno l’ha soprannominata la “fondista delle vacanze”).

Ma chi scrive i discorsi alla Schlein?

Bene, non si rimane un po’ straniti, a sentire una siffatta Elly Schlein invitare Giorgia Meloni a girare per i supermercati per finalmente conoscere “la vita vera”? Non vi suona un po’ come un africano che pretenda di insegnare a un eskimese come difendersi dal freddo? Eppure bisogna essere onesti, e riconoscere che una possibilità che Schlein giri per i supermercati c’è.

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Fa parte di quei piaceri che i borghesi benvissuti ogni tanto si concedono per sentirsi buoni e parte del popolo. Le chiamano immersioni nella realtà. Tanto sanno che ne riemergono quando vogliono. E poi la realtà, dicono, è un po’ come il Negroni: non fa mai male, se la sai centellinare col ditino alzato e con misura. E dunque non è difficile per noi immaginare la nostra Elly girare con l’amica e l’armocromista al seguito che le consigliano se prendere il carrello rosso o verde per armonizzarlo con il raso della giacca sartoriale.

Oppure, nel mentre si compra qualche datterino che, volendo, come orecchino sta che è una meraviglia, oppure ancora prendersi il domopak perché è così leggero, un velo, ti dico un velo, che neanche la seta. Insomma, e qui sta la conclusione, il succo dell’invito di Elly Schlein a Giorgia Meloni altro non sarebbe se non quello di uscire dal palazzo per andarsene in giro vezzosa a cazzeggiare come lei. Complimenti. Ma chi le scrive i discorsi?

Ps. D’altro canto, cosa aspettarsi da una che, appena eletta segretaria del Pd, sentenziava che «non esiste giustizia sociale senza giustizia climatica» e che dovremmo «rinunciare all’elettricità per darla agli africani poveri»? Giusto, ci impegniamo a farlo tutti, ma solo dopo che lei, signora Schlein, ci dimostra, con tanto di documento notarile, che rinuncia all’aria condizionata, alla piscina con acqua riscaldata e ai materassini massaggianti delle beauthy farm.

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