Contro la candidatura a sindaco di Milano dell’eroe di Mani pulite. Tonino è stato l’arma con cui il potere ha abbattuto i partiti popolari. Solo il fatto che la destra ci abbia pensato è grave
Antonio Di Pietro (foto Ansa)
Sembra di essere tornati indietro di trent’anni, quando sui muri di Milano spuntarono le scritte “Di Pietro sindaco”. Erano gli anni di Tangentopoli e il Tonino nazionale – uno che in procura chiamavano “Zanzone” – s’era trasformato in una via di mezzo tra Superman e Robin Hood, con il codice di procedura penale come mantello. A San Siro i tifosi cantavano «Di Pietro è meglio ’e Pelé» e in tutta Italia i quotidiani facevano a gara a innalzare peana in suo onore. Come ha spesso ricordato il suo biografo (non ufficiale) Filippo Facci, L’Europeo distribuiva adesivi tondi con scritto “Forza Di Pietro”, Famiglia Cristiana arrivava a sostenere che il suo impegno avrebbe fatto la gioia di Leonardo Sciascia, Tv Sorrisi e Canzoni lo metteva in copertina con un imperativo sentimentale – “Di Pietro facci sognare” – e Il Venerdì di Repubblica lo inseriva in un sondaggio surreale: “Tra questi personaggi chi proporrebbe come santo?”.
Ecco. Quando qualche giorno fa Daniela Santanchè ha buttato lì, co...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo