Tentar (un giudizio) non nuoce

Brava Meloni: avanti su educazione, famiglia e autonomia

Di Raffaele Cattaneo
30 Agosto 2025
La premier al Meeting ha fatto un intervento da leader di governo che, con uno slogan, potrei definire "più da popolare che da conservatore"
Giorgia Meloni al Meeting di Rimini
Giorgia Meloni al Meeting di Rimini (foto Ansa)

L’intervento di Giorgia Meloni al Meeting di Rimini è stato certamente di altissimo profilo: ha saputo, con grande capacità oratoria, affrontare numerosi temi, dai valori occidentali alla situazione internazionale, dalle riforme su cui il governo è impegnato ai temi più cari alla platea, come la libertà di educazione, il sostegno alla famiglia, il contrasto alla denatalità, la sussidiarietà, il ritorno alle radici cristiane dell’Europa.

La standing ovation del Meeting

Un intervento che ha evidenziato la sua abilità nel toccare le corde giuste per la platea che aveva di fronte, ma ha anche confermato la sua statura di leader. Il pubblico ha risposto con ripetuti applausi e una standing ovation sia all’inizio sia alla conclusione del discorso, segno di apprezzamento per i contenuti e per la linea culturale.

Lo ha fatto anche con citazioni dotte e significative, contestualizzando in maniera appropriata il titolo del meeting – “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi” – tratto dai Cori da “La Rocca” di T.S. Eliot, opera che ha dimostrato di conoscere a fondo, e ha citato Don Luigi Giussani in modo appropriato.

Meloni: «Datemi una mano»

Mi è parsa particolarmente significativa a tal fine la conclusione del suo intervento, che riprendo integralmente:

«Io, il Governo, l’Italia, abbiamo un disperato bisogno di quella speranza e di quella voglia di costruire quella speranza. Quindi non sono qui a cercare consenso, sono qui a chiedervi una mano, perché senza luoghi di società viva la politica non ce la può fare. Voi, che siete rimasti fedeli al carisma del vostro fondatore, non avete mai disprezzato la politica. Anzi. Non vi siete rinchiusi nelle sacrestie nelle quali avrebbero voluto confinarvi, ma vi siete sempre “sporcati le mani”. Declinando nella realtà quella “scelta religiosa” alla quale mezzo secolo fa altri volevano ridurre il mondo cattolico italiano, e che san Giovanni Paolo II ha ribaltato, quando ha descritto la coerenza, nella distinzione degli ambiti, tra fede, cultura e impegno politico. Don Giussani, in un suo celebre discorso tenuto ad Assago nel 1987, invitava i politici a guardare sempre ai movimenti che dal basso, nella società, esprimono il senso religioso, cioè quella energia sacra del cuore che si evidenzia come desiderio di libertà e di giustizia, come rispetto per la dignità di chiunque, come opere che aiutano le persone a lavorare, unirsi e fare rete. C’è bisogno di questo per reagire, in un tempo stanco e disincantato, ma nel quale la speranza ancora resiste. Quella speranza che non cede, che si radica nella determinazione, che ci spinge a credere, e a combattere, anche quando tutto sembra avversarci. Quella speranza che Thomas Stearns Eliot veste di poesia, facendo innalzare al cielo, dagli operai, un canto d’amore e di gioia, in un deserto che avrebbe fatto fuggire anche i più temerari. “Costruiremo il principio e la fine della strada. Ne costruiamo il senso: una Chiesa per tutti, e un mestiere per ciascuno. Ognuno al suo lavoro”. Dunque, ciascuno prenda il suo cemento e i suoi mattoni. Perché è ora di costruire insieme».

L’intervento “popolare” della premier

Mi ha colpito il fatto che Giorgia Meloni non abbia fatto sostanzialmente alcun riferimento ai temi tipici della Destra, ma abbia tenuto un intervento da leader di governo che, con uno slogan, potrei definire “più da popolare che da conservatore”. Un leader moderato, europeista, sussidiario, molto distante dalle iperboli della Meloni barricadera e sovranista e capo dell’opposizione al Governo Draghi.

Non a caso alcuni commentatori, come Antonio Polito sul Corriere della Sera o Dario Di Vico sul Foglio, vi hanno letto un avvicinamento al Partito popolare europeo e un tentativo di costruirsi una base sociale verso una nuova forma di collateralismo. Sarà solo il tempo a dirci se questo è un cambiamento di linea politica o semplicemente un omaggio alla platea del Meeting.

Educazione, famiglia, autonomia

Certamente ci sono tre impegni concreti assunti dal presidente del Consiglio nel suo intervento su cui potremo misurare davvero la sua volontà:

1) la libertà di educazione. Cito testualmente: «Non dobbiamo avere timore nel completare il percorso avviato in questi anni e trovare gli strumenti che assicurino alle famiglie, in primis alle famiglie con minori capacità economiche, di esercitare pienamente la libertà educativa sancita dalla Costituzione. L’Italia rimane l’ultima Nazione in Europa senza un’effettiva parità scolastica, e io credo che sia giusto ragionare sulla questione con progressività, con buonsenso, ma soprattutto sgombrando il campo da quei pregiudizi ideologici che per troppo tempo hanno impedito di affrontare seriamente il tema».

2) la centralità delle politiche per la famiglia e un piano casa per le giovani coppie. Cito: «Faremo ogni sforzo necessario a ricostruire una società amica della famiglia, amica della natalità, nella quale la genitorialità sia un valore socialmente riconosciuto, protetto e sostenuto. Nella quale la famiglia torni a essere riconosciuta e valorizzata per il ruolo insostituibile che svolge. Lo dico anche annunciando che una delle priorità sulle quali intendiamo lavorare insieme al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ringrazio, è un grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie. Perché senza una casa è difficile costruire una famiglia».

3) l’autonomia differenziata, come bilanciamento necessario all’elezione diretta del Premier e antidoto a ogni rischio di neo centralismo. Cito: «A un potere esecutivo fortemente legittimato sul piano democratico, si deve accompagnare anche un processo di crescente responsabilizzazione dei territori e di chi amministra quei territori. È per questo che andremo avanti anche con la riforma dell’autonomia differenziata».

Lasciamo parlare i fatti

Nel confermare dunque il mio apprezzamento sincero per un intervento di alto profilo e per me condivisibile in ogni sua parte, il giudizio che voglio tentare è: lasciamo parlare i fatti.

Se Giorgia Meloni e il suo Governo sapranno mantenere l’impegno sui tre temi che ho voluto riprendere esplicitamente, troveranno in me, e sono certo in tutto il popolo del Meeting, pieno appoggio e convinto sostegno.

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