La libertà che rende l’America così energica e così violenta
Mercoledì 1 luglio
In questa data c’è chi celebra l’“International Joke Day” (il giorno degli scherzi): pare che l’iniziativa sia stata inventata dallo scrittore Wayne Reinagel per «promuovere le risate» con scambi di barzellette tra amici ma anche in programmi radio. Tra le battute lanciate in questa manifestazione, abbastanza divertente la seguente:
«Dottore, mi sento invisibile!».
«…».
«Dottore?».
«Chi ha parlato?».
Come diceva il mio vecchio amico Umberto Simonetta, far ridere è molto più difficile che far piangere e forse più utile. Onore dunque a chi ha scelto questo impegno apparentemente “leggero” ma in realtà assai faticoso.
Giovedì 2
Si vota per il parlamento algerino. Le ultime elezioni (in tempi di Covid) furono pochissimo partecipate. Il Fronte di liberazione nazionale (con alleati) controlla ancora la maggioranza dei seggi e così sarà probabilmente anche dopo il 2 luglio, ma il “Movimento della società per la pace”, che rappresenta un fondamentalismo islamico nel recente passato catastrofico per questa nazione nordafricana, è in crescita. Anche le difficoltà in politica estera destabilizzano Algeri: gli scontri con i francesi, il ruolo sempre più incisivo dell’antagonista Marocco, la freddezza con i russi impegnati militarmente in tutto il Subsahara.
Sabato 4
Gli Stati Uniti festeggiano i 250 anni, non molti di fronte a Stati del Vecchio Continente con storie millenarie. Al centro di una nazione definita innanzi tutto dalla Costituzione, c’è l’idea della libertà, una libertà più libera ma anche più selvaggia perché meno accompagnata dalle istituzioni tradizionali che segnano la formazione e la vita delle comunità europee e che sono apertamente osteggiate da una cultura puritana centrale nella vita statunitense. Da qui derivano l’infinita energia americana, ma anche una certa dose di violenza (guerre indiane, guerra civile, assassinii di presidenti) del grande paese oltreatlantico.
Martedì 7
Ankara, vertice della North Atlantic Treaty Organization: i capi di Stato di 31 nazioni si riuniranno per discutere di sicurezza globale. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, dovrà fare miracoli per tenere insieme l’incontinente Donald Trump, il furbetto microimperialista Emmanuel Macron, l’alleato dei cinesi Pedro Sánchez, il triplogiochista Recep Tayyip Erdogan: la cosidetta lega neoanseatica (dall’Olanda alla Polonia), i responsabili ma fragili governi di Berlino e Londra, più i mediterranei Giorgia Meloni e Kyriakos Mitsotakis saranno decisivi nell’aiutare Rutte a salvare funzioni ed efficienza dell’alleanza militare transatlantica.
Domenica 19
Si chiude il Campionato del mondo di calcio, giocato quest’anno in Stati Uniti, Canada e Messico. Per la terza volta l’Italia non ha partecipato, nonostante sia con la Germania e dopo il Brasile la seconda squadra per “coppe” vinte (ben 4). Che cosa succede? Perché giovanotti non solo svedesi, ma anche macedoni e bosniaci si sono dimostrati più bravi e combattivi dei nostri? È la crisi degli oratori? Attirano di più altri sport? C’è troppo uso di YouPorn? O troppo Erasmus? Non piace più il lavoro manuale e nei campi, e i muscoli diventano flosci? Oltre che sui vertici di Nazionale e Coni, forse servirebbe qualche riflessione antropologica più ampia.
Lunedì 20
Si possono affrontare i rischi della vecchiaia senza Re Lear? Si possono scavare gli abissi del male senza Iago? Si può comprendere la sfrenatezza dell’ambizione senza Lady Macbeth? Si può conoscere la realtà dell’“umano” senza John Falstaff? Si possono valutare le peripezie di un leader senza Julius Ceasar? Si possono comprendere i tormenti della giovinezza senza l’Amleto? Non credo. Per questo apprezzo la 12esima edizione del World Shakespeare Congress che si terrà a Verona dal 20 al 26: in una città famosa in tutto il mondo per il balcone di Giulietta (appositamente costruito da veneti come sempre particolarmente ingegnosi).
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