Il centrodestra si tenga stretta Elly Schlein

Di Emanuele Boffi
08 Ottobre 2025
Punta su temi che non riempiono le urne, insiste su un campo largo cui non crede nessuno. Se non la fanno fuori prima, per Giorgia Meloni sarebbe una concorrente perfetta. E innocua
La segretaria del Partito Democratico (Pd) Elly Schlein indossa un braccialetto durante l'evento FortyQueer Fest per i 40 anni dell'Arcigay, presso il The Social Hub allo Scalo di San Lorenzo, Roma, 27 settembre 2025.
La segretaria del Pd Elly Schlein al FortyQueer Fest per i 40 anni dell'Arcigay, Roma, 27 settembre 2025 (Ansa)

«È cambiato il vento» disse Elly Schlein dopo la vittoria del centrosinistra in Sardegna. Da lì in poi, la segretaria del Pd ha provato a imporre la narrazione secondo cui il popolo italiano – scontento del governo Meloni – avrebbe cominciato a “mandare a casa” l’esecutivo “fascista e autoritario”. Non è andata così, come sappiamo. I vari appuntamenti elettorali regionali – che, secondo questo schema, avrebbero dovuto portare il centrosinistra a prevalere per 4 a 1 – segnano per ora il risultato di 2 a 0 e si chiuderanno, molto probabilmente, con un pareggio per 3 a 3 (Toscana, Campania e Puglia di qui; Veneto di là).

Dopo la sconfitta nelle Marche (illusorio “Ohio d’Italia”, sempre nella narrazione di sinistra), arriva quella in Calabria, che colpisce per le dimensioni del distacco tra centrodestra e centrosinistra, per la debacle grillina (6,3 per cento, cioè 10 punti in meno rispetto alle Europee del 2024 e 23 in meno alle politiche del 2022), per il deludentissimo risultato di Pasquale Tridico, uno dei volti noti del grillismo, padre del “reddito di cittadinanza” (riforma che, almeno al Sud, si riteneva ancora capace di drenare consensi).

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Chi ci crede al campo largo

Va male, molto male per una sinistra in crisi d’identità, che con la segreteria Schlein punta molto, dal punto di vista dei contenuti, su temi che mobilitano solo una parte dei suoi sostenitori (esempio: Gaza) e, dal punto di vista strategico, sulla conciliazione di un “campo largo progressista” che ha molte crepe. Come notava ieri sulla Stampa Marcello Sorgi, «in questa storia del “campo largo” nel Pd credono a malapena Schlein, Bettini (l’inventore) e basta. I centristi no. Conte se il candidato è suo. Bonelli e Fratoianni se gli conviene. Ma si possono chiedere voti per una coalizione così?».

Come abbiamo già scritto, dunque, i veri “pericoli” per il centrodestra non arrivano da questa smandrappata opposizione, ma da centri di potere ben più organizzati e influenti che dei voti popolari possono anche fare a meno: Quirinale e Procure ideologizzate. Più che le date delle prossime tornate elettorali regionali, converrà prestare attenzione ad altri due appuntamenti: nella primavera del 2026 si vota per il referendum sulla giustizia e nel 2029 scade il mandato del presidente della Repubblica.

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Obiettivo Quirinale

Prevalere nelle elezioni nazionali del 2027 significa eleggere il prossimo capo dello Stato, figura mai espressa da una maggioranza di centrodestra.

È questo che la sinistra vuole assolutamente scongiurare ed è questo su cui la destra sta lavorando, puntando su una riforma costituzionale (premierato) e una riforma elettorale in cui le coalizioni indichino il candidato alla presidenza del Consiglio. Se non la fanno fuori prima, al centrodestra una competitor come Elly Schlein andrebbe benissimo.

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