Il ministro Paolo Zangrillo spiega perché la sua riforma segnerà il passaggio dal vecchio mito del posto fisso alla novità del “posto figo”. E permetterà alla macchina dello Stato di «fare incetta di giovani». «Il segreto per fare funzionare le cose sono le persone»
Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo (foto Ansa)
Quando incontriamo il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, a Roma, è metà giugno. Il Senato sta per trasformare in legge la riforma del merito nella Pa – approvata poi pochi giorni dopo – fortemente voluta da Zangrillo per cambiare un’organizzazione che, fino a qualche anno fa, agli occhi dell’opinione pubblica era quella dei film di Checco Zalone, posto fisso e burocrazia. Percezione che sta cambiando, come racconta la Commissione europea e come conferma il ministro, che in un’ora di colloquio parla a Tempi della sua idea di pubblica amministrazione, della volontà di puntare sui giovani, dell’ammirazione per l’enciclica di Leone XIV, del futuro del governo e di quello di Forza Italia, partito che sta contribuendo a rinnovare.
L’idea di introdurre il merito nella pubblica amministrazione può sembrare quasi un azzardo. È davvero possibile farlo? Innanzitutto è una necessità: dobbiamo lavorare per una pubblica amministrazione efficiente, capace di assolvere alla sua ...
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