Renzi anticipa al 13 la direzione Pd per decidere sul futuro del governo Letta

Il segretario lo ha comunicato stamattina in una riunione con i parlamentari, ma i suoi assicurano: «L’ipotesi staffetta è la meno ambita. Si va verso un rimpasto per accelerare»

Cosa si sono detti ieri Giorgio Napolitano e Matteo Renzi non è ancora noto, ma di certo il segretario del Pd ha deciso di dare un’accelerata al confronto interno sul futuro appoggio al governo Letta. «Renzi ha comunicato stamattina in una riunione con i parlamentari del Pd la scelta di anticipare al 13 febbraio la direzione del partito dedicata al governo» ha riferito uno dei parlamentari Pd che hanno partecipato all’incontro all’agenzia Reuters.

«DOBBIAMO ESSERE UNA SQUADRA FORTE». Nell’incontro di stamattina Renzi avrebbe anche spiegato che la direzione Pd «Non è un passaggio semplice, si deve uscire come una squadra o indeboliamo tutto il paese», secondo quanto riferito dalla fonte parlamentare alla Reuters. La notizia è stata confermata ufficialmente anche dal deputato Matteo Richetti del Pd. Tuttavia un altro parlamentare, un renziano, avrebbe confermato alla Reuters che un governo Renzi non è idea gradita allo stesso sindaco di Firenze: «L’ipotesi della staffetta è la meno ambita. Si punta ad un Letta bis con un rinnovo vero dell’esecutivo, nessun rimpastino. Solo un’accelerazione per il rinnovo».

A CENA CON IL PRESIDENTE. Ieri sera Renzi ha incontrato a cena il presidente Napolitano al Quirinale. L’incontro è durato circa due ore, ma alla fine il segretario del Pd è andato via da un’uscita laterale del palazzo, senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. Nessuna nota è stata resa pubblica neanche dal Quirinale. È probabile che i due abbiano valutato il contesto politico e le condizioni di salute del governo Letta, in un giro di “consultazioni” che coinvolgeranno presto lo stesso premier, tra oggi e giovedì atteso al Quirinale. Oggi alle 15 inizia alla Camera la discussione sulla legge elettorale, mentre da stamattina si è riunito il comitato dei nove della commissione Affari Costituzionali per esaminare tutti gli emendamenti prima dell’arrivo in aula del testo. Tra questi emendamenti, ci sono anche gli ultimi tre presentati dal relatore Francesco Paolo Sisto (Fi), che dimostrano come tenga ancora l’accordo Renzi-Berlusconi, dato che si introducono sia l’innalzamento della soglia per il premio di maggioranza (al 37 per cento) e l’abbassamento di quella di sbarramento per i partiti in coalizione (al 4,5 per cento).