Quanto costa un figlio perfetto? A Bruxelles la grande expo per la compravendita di bambini

Per sapere tutto sull’utero in affitto, l’organizzazione “Men Having Babies” ha organizzato «nel cuore dell’Europa la più grande conferenza dedicata agli uomini gay che vogliono avere figli»

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Mentre l’1 maggio a Milano si è aperto l’Expo 2015 sull’alimentazione, due giorni dopo a Bruxelles si è aperto l’Expo sulla compravendita dei bambini. Con il titolo “Opzioni genitoriali per uomini gay europei”, l’organizzazione non profit Men Having Babies (Mhb, uomini che hanno bambini) ha organizzato per la prima volta «nel cuore dell’Europa la più grande conferenza dedicata agli uomini gay che vogliono avere figli».

EXPO DEI BAMBINI (COMPRATI). Alla fiera, che si è tenuta in un palazzo di proprietà della Regione, sono state invitate una ventina di agenzie e cliniche specializzate nella pratica dell’utero in affitto in Canada, India e Stati Uniti, le quali hanno offerto e spiegato nel dettaglio i loro servizi a più di 200 persone provenienti soprattutto da Belgio, Francia e Germania. Tra di loro c’era anche Xavier Lombard, blogger incuriosito da questa particolare idea di expo, che ha scritto un resoconto della giornata per il Le Figaro.

«IDEALE UNA STUDENTESSA». Lo scopo della giornata, come spiega il direttore di Mhb all’entrata, è «aiutarvi nel labirinto della maternità surrogata per permettervi di trovare la migliore agenzia al minor costo». Infatti, «la maternità surrogata è un percorso complesso che esige diversi intermediari. Bisogna comprare un ovocita e l’ideale è una studentessa sui vent’anni che abbia la maggior parte di tratti fisici in comune con il donatore di sperma». E riguardo ai rischi che la studentessa sui vent’anni corre per donare gli ovociti? Spiega Lombard: «Neanche una parola».

«BAMBINI MERAVIGLIOSI, PERFETTI». Il programma prevede, prima di pranzo, una panoramica generale sull’utero in affitto per quanto riguarda tutto ciò che c’è bisogno di fare e quanto si arriva a spendere. Le varie agenzie si alternano sul palco «con i loro slogan pubblicitari», come racconta Lombard: «La tale agenzia fabbrica “dei bambini meravigliosi”, la tal altra produce “bambini perfetti”, la terza assicura che “con noi tutto è possibile”». Tutte promuovono «”viaggi di maternità sostitutiva”, un vocabolario attentamente scelto per anestetizzare la coscienza».

«PER RISPARMIARE». Sul palco viene chiamato un uomo a testimoniare il successo delle pratiche: «Il mio partner ed io abbiamo fatto fabbricare 12 embrioni, che sono stati congelati per risparmiare e pianificare [le nascite]. Un primo bambino è nato, seguito da un secondo tre anni più tardi». E gli altri 10 embrioni congelati dove finiranno? Non è dato saperlo.

«SUPPLEMENTO DI PREZZO». Dopo un ricco rinfresco si passa ad analizzare altri dettagli. Ci vogliono almeno, secondo gli esperti presenti, «tre team di avvocati: uno per il diritto commerciale che si occupi degli intermediari, dello stato civile e della filiazione, un altro nel paese di origine e un terzo» nel paese dove avviene il parto. Nel pomeriggio parla anche un medico, precisando che «la mia agenzia può selezionare con supplementi di prezzo il sesso [del nascituro], il colore della pelle, i test genetici e gli embrioni». Insomma, commenta Lombard, «siamo in pieno eugenismo commerciale». Ma quanto si viene a spendere in tutto? A seconda dei «supplementi di prezzo», un bambino “chiavi in mano” costa dai 60 mila ai 150 mila euro.

UTERO IN AFFITTO «ETICO». Al convegno vengono invitate a parlare anche donne che assicurano che l’utero in affitto «etico» è possibile e può essere approvato dai paesi europei. Infatti, ci sarebbero moltissime ragazze disposte a portare per nove mesi in grembo il bambino di una coppia gay per «altruismo». Non c’è bisogno dunque di tirare in ballo parole orribili come «compravendita» o raccontare storie di donne indiane costrette a partorire figli perché indigenti. Tutto si farebbe per amore, non per denaro. Un’ipotetica legge, come quella che potrebbe essere approvata in Belgio, permetterebbe solo alle donne benestanti di prestare il proprio utero, così da scongiurare ogni motivazione economica dietro al nobile gesto. Resterebbe da pagare solo un rimborso spese, non quantificabile, giusto per non approfittare troppo della cortesia.

«UN PRODOTTO CHE PARLA». Nel salone non si aggirano però solo «uomini gay che vogliono avere figli», c’è anche Stéphanie Raeymaekers, fondatrice dell’associazione DonorKinderen, che difende il diritto dei bambini nati come lei da fecondazione eterologa o utero in affitto a conoscere i genitori biologici (che quasi sempre è vietato dalla legge). Raeymaekers è andata da tutte le agenzie a ricordare una cosa: «Io constato che qui non si lascia spazio ai bambini. Non a caso nessun bambino nato da utero in affitto è venuto a testimoniare la sua esperienza oggi. Questo la dice lunga! Io sono stata comprata. La mia associazione non viene vista di buon occhio perché io sono un prodotto che parla e quindi che disturba. In questo paese è più facile tracciare l’origine della carne, che l’origine biologica degli esseri umani».

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