La Croce dipinta della Galleria nazionale dell’Umbria, datata 1272, mi risveglia sempre un insieme di sentimenti non facile a decifrarsi. Sarà per lo sfolgorante impatto cromatico, per la dimensione monumentale (poco meno di cinque metri d’altezza), per le linee che tracciano la figura di Cristo, simili a ferite d’arma da taglio, per le macchie rosso sangue delle stigmate e dei segni dei chiodi e per quella del costato, dal quale il filo d’acqua mista a sangue più che sgorgare zampilla lievemente, di fatto l’insieme dei sentimenti probabilmente si ricapitola in quel “timor di Dio” che esegeti, teologi e catechiste spiegano in termini talvolta discordi.
Il Maestro senza nome
Basta questa Croce, che infonde nell’osservatore meno infatuato il vivo senso della morte di Cristo e nel contempo, per la potenza dell’espressione, la certezza della risurrezione, a richiamare tanta gente nella grandiosa mostra allestita a Perugia, che si concentra e si diffonde intorno alla misteriosa personalità dell’autore della Croce dipinta, e di tutto quanto di mobile di lui si possa riunire, un corpus di opere, né ampio né sparuto, che va comunque integrato dall’inamovibile ciclo di affreschi realizzati nella basilica inferiore di Assisi e dalle vetrate che illuminano quella superiore, oltre agli affreschi non perfetti di Sassoferrato, la cui esistenza – confesso – mi era ignota.

Ho taciuto il nome di questo pittore, per la ragione molto semplice che non si conosce. Non si tratta di un caso unico nella storia dell’arte italiana del Duecento, come non lo è in altre epoche; tuttavia il catalogo della mostra è talmente denso di contributi filologici e storici, offerti al complesso capitolo del Duecento umbro e alle ramificazioni e ai riferimenti ad altri avvenimenti d’arte coeva, che valicano i confini d’Italia verso oriente, da definire puntualmente i contorni di questo artista, chiamato Maestro di San Francesco, al punto da renderlo individuabile quasi avesse un nome.
Egli si colloca nel cuore del XIII secolo, tra le quinte di Giunta Pisano e di Cimabue. Dall’uno prende forme e ispirazione, all’altro le suggerisce limitatamente. Tutto alla luce del santo di Assisi, che grazie alla forza della sua testimonianza di fede e di vita, contribuì alla svolta radicale della rappresentazione dei soggetti sacri, a partire dall’episodio della crocifissione di Gesù, insistendo sulla verità carnale del dramma raffigurato, tanto che l’immagine, pur essendo concepita come oggetto di contemplazione, spinge il fervore oltre la contemplazione, per giungere alla condivisione del dolore.

Azzurro, rosso e oro
Esempio ne è la Croce dipinta di Perugia, dove il san Francesco inginocchiato ai piedi di Cristo, pur contemplando le piaghe dei chiodi, parrebbe volerle toccare, ma non lo fa per una sorta di ritegno e si limita a contemplarle, ma con una dose di verità che è fisica e concreta come un gesto, ed è frutto di «una identificazione reale con il Cristo crocifisso» (Picchiarelli).
Soltanto a chi è ubriaco di fatuità risulta possibile restare impassibile in mezzo alla lucente assemblea di tavole e miniature riunite nella mostra, all’incirca una sessantina, dove a dominare sono l’azzurro oltremare, il rosso di gradazioni diverse e l’oro. Tripudio cromatico profuso anche nelle decorazioni ornamentali, rigorosamente distribuite, a cominciare dal legno della croce, sulla quale il corpo di Cristo si arcua; decorazioni preziose che ritroviamo, variate, nella tavola del medesimo pittore con San Francesco stante fra due angeli (Assisi, Museo della Porziuncola in Santa Maria degli Angeli) e che giusto il becero pauperismo potrebbe dire sprecate. Nulla, nella pittura del Duecento, è sprecato, se inteso, qual era, per la gloria di Cristo.

Il poverello di Assisi è in atteggiamento assorto ma non sperduto in una dimensione ultraterrena. Veste il saio e i capelli sono regolati “con la scodella”. Il volto è pieno di verità vissuta. Niente a che fare con la tipologia antistorica di certa filmografia: dal tipo efebico di Zeffirelli al palestrato della Cavani.
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L’enigma del Maestro di San Francesco. Lo stil novo del Duecento umbro
Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria. Sino al 9 giugno
Mostra a cura di Andrea De Marchi, Veruska Picchiarelli, Emanuele Zappasodi. Catalogo Silvana Editoriale, con saggi di costoro e di Milvia Bollati, Michele Bacci, Matteo Mazzalupi, Francesca Pasut e altri.
Per informazioni: gallerianazionaledellumbria.it/mostre/lenigma-del-maestro-di-san-francesco/
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