Perseguitano gli sciiti e distruggono i reperti storici. Non è l’Isis, ma l’Arabia Saudita

Per reprimere gli sciiti di Al Awamiya, il governo da un mese cerca di radere al suolo centinaia di case e mura antiche di 400 anni. Onu denuncia: «Vogliono cancellare cultura e tradizione del luogo»

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epa05087026 Pakistani Shiite Muslims hold placards as they shout slogans during a protest against the execution of Shiite cleric Nimr al-Nimr, outside the Saudi embassy, in Karachi, Pakistan, 03 January 2016. Saudi Arabia on 02 January came under blistering criticism from the region's Shiites shortly after it executed a top Shiite cleric known for his activism against the Sunni government. Nimr al-Nimr was among 47 people the Saudi government said it had executed earlier on 02 January after their convictions on terrorism-related charges. Iran, Saudi Arabia's regional Shiite rival, criticized al-Nimr's execution, saying it was politically and religiously motivated.  EPA/REHAN KHAN

Reprimono e perseguitano gli sciiti non appena ne hanno l’occasione e distruggono le vestigia storiche del proprio paese. No, non si tratta dell’Isis ma dell’Arabia Saudita. È partito il 10 maggio il piano di demolizione del quartiere storico di Al Awamiya, villaggio sciita situato nella provincia orientale del paese, che comprende mura e case risalenti a 400 anni fa. Il governo ha deciso di radere al suolo centinaia di abitazioni, ufficialmente per «ragioni di sicurezza».

CITTÀ SEGREGATA. Nonostante la provincia orientale sia la più ricca di petrolio di tutto il paese, la città di circa 30 mila abitanti che si affaccia sul Golfo Persico non gode di servizi di base come un ospedale funzionante o un porto degno di questo nome, la spazzatura non viene raccolta dalle strade se non raramente e la disoccupazione è diffusa rispetto al resto del paese. La città è attualmente segregata e circondata da check-point militari: nessuno può entrare o uscire senza autorizzazione e l’energia elettrica è stata tagliata in numerosi quartieri.

PROTESTE DEGLI SCIITI. Da dieci anni la città è teatro di episodi di insurrezione contro la monarchia sunnita degli Al Saud. Nel 2011, l’esercito ha represso con omicidi e arresti una protesta causata dalla detenzione del famoso imam sciita Nimr Baqir al Nimr, che aveva duramente criticato il governo chiedendo libere elezioni. Nel 2016 nuove manifestazioni sono scoppiate in città dopo la condanna a morte ed esecuzione capitale dell’imam, insieme ad altre 46 persone. A marzo, altri due membri della famiglia Al Nimr sono stati uccisi. Dal 2011, più di 50 persone sono morte in violenze legate alle proteste.

UCCISA UNA BAMBINA. La campagna di demolizione, che va avanti da oltre un mese, ha provocato scontri armati per le strade tra la popolazione sciita e l’esercito, che hanno già portato alla morte di almeno una ventina di persone, soprattutto civili, tra i quali una bambina di due anni. Il portavoce del ministro degli Interni, il generale maggiore Mansour al Turki, ha dichiarato all’Associated Press che la demolizione è necessaria perché nel quartiere storico di Al Awamiya «si rifugiano i terroristi, che hanno aumentato la loro attività». Riyad teme inoltre che questi terroristi siano armati e finanziati dal grande nemico regionale dell’Iran.

«CANCELLANO LA NOSTRA STORIA». Secondo le Nazioni Unite radere al suolo il quartiere antico della città significa «eliminare le tracce della cultura e della tradizione del luogo». In un comunicato di condanna hanno anche aggiunto che «il governo saudita ha ignorato le nostre preoccupazioni, rispondendo con atti di violenza». Secondo Christopher Davidson, esperto della presenza sciita nel Golfo, «la demolizione delle case riguarda più il tentativo di distruggere l’identità e la tradizione del popolo sciita più che la volontà di rintracciare i criminali». Ameen al Nimr, residente nel quartiere e fuggito nel Regno Unito dopo le proteste del 2011, conferma: «È una punizione collettiva. Vogliono cancellare la nostra storia dall’Arabia Saudita».

Foto Ansa

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