Perché gli arabi non amano più l’Iran

Secondo un sondaggio di Zogby e dell’Arab American Institute, i paesi del Medio Oriente non gradiscono più la presenza dell’Iran con tassi del 70 per cento. Il gradimento del regime degli ayatollah è sceso al 20/30 per cento. Alla base del voltafaccia del mondo arabo, l’appoggio dell’Iran ad Assad e al suo governo che reprime la rivolta siriana

C’era una volta la Repubblica islamica dell’Iran, odiata dagli americani, temuta dagli europei, disprezzata dagli uni e dagli altri, ma amata e onorata dalle folle dei paesi arabi – sia quelli a maggioranza sunnita che quelli a dominazione sciita – per aver lanciato il guanto di sfida aStati Uniti eIsraele e per il sostegno ai gruppi della resistenza palestinese, oltre che per aver cacciato a suo tempo l’autocrate che si arricchiva alle spalle del popolo e torturava i dissidenti, lo scià Reza Pahlavi. Oggi quel paese, nella mente degli arabi, non esiste più: nel giro di cinque anni le opinioni favorevoli all’Iran sono precipitate dal 70-90 per cento del 2006, a seconda dei paesi, al 20-30 per cento di oggi; l’unico Stato dove una maggioranza significativa di cittadini continua a ritenere che l’Iran svolga un ruolo positivo nella regione è il Libano, dove gli sciiti sono il gruppo più numeroso. Ma in Marocco l’Iran è sceso dall’82 per cento di pareri favorevoli al 14, in Egitto dall’89 per cento al 37, inGiordania dal 75 per cento al 23, e in Arabia Saudita addirittura dall’85 al 6 per cento. Lo attesta il sondaggio d’opinione realizzato nelle prime tre settimane del giugno scorso in sei paesi arabi (Marocco, Egitto, Libano, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) da Zogby (uno dei più grandi istituti demoscopici statunitensi) e dall’Arab American Institute.

Che cosa ha provocato il tracollo delle simpatie arabe nei confronti del paese degli ayatollah? Certamente il programma nucleare, visto con inquietudine in una regione che già deve fare i conti con la dissuasione atomica israeliana: solo gli sciiti libanesi danno il benvenuto a un’eventuale atomica iraniana, ma negli altri paesi l’approvazione non va al di là di un 21 per cento fra gli egiziani; certamente la repressione governativa contro i movimenti di opposizione che si sono manifestati dopo le elezioni presidenziali del giugno 2009; ma sopra ad ogni altra cosa l’opinione pubblica araba è rimasta sconcertata dalla posizione iraniana di fronte ai moti della cosiddettaPrimavera araba: favorevole alle proteste nei paesi i cui governi erano allineati all’Occidente, contraria a quelle che il governo dellaSiria da marzo reprime nel sangue. Da mesi leader e media iraniani insistono nel sostenere che le manifestazioni e i moti contro il governo di Bashar el Assad, fedele alleato di Teheran, sono il prodotto di un complotto di Israele e degliStati Uniti e che perciò non vanno appoggiati.

Ma l’analisi non sembra fare breccia nei paesi della regione, dove il pubblico è scioccato dall’indifferenza degli iraniani per il sangue sunnita sparso giorno dopo giorno dalle forze di sicurezza del regime baathista alauita. Il doppio binario iraniano viene percepito come sintomo di una visione puramente opportunista delle rivoluzioni arabe da parte dell’Iran: ad esso non starebbe a cuore una maggiore libertà politica degli arabi, ma solo un assetto geopolitico regionale più favorevole ai suoi interessi egemonici. Applaudire la deposizione dei Mubarak e dei Ben Ali e contemporaneamente lanciare l’anatema contro quella dei Bashar el Assad, come ha fatto Teheran, è una posizione assolutamente inconcepibile per militanti e simpatizzanti della Primavera araba. A Gaza e in Cisgiordania si sono svolte vere e proprie manifestazioni antisiriane, prontamente represse dalle autorità locali (Hamas e Olp) che invece vogliono mantenere i loro rapporti speciali col governo di Ahmadinejad. Nelle manifestazioni in terra siriana sono segnalati episodi nei quali le folle hanno dato fuoco a bandiere iraniane ed Hezbollah e a ritratti degli ayatollah Khamenei e Nasrallah, il primo guida suprema della rivoluzione iraniana, il secondo segretario generale di Hezbollah.

Il declassamento dell’Iran nelle opinioni degli arabi ha riportato in auge altri paesi della regione. Attualmente la maggioranza degli abitanti della zona preferirebbe un Medio Oriente libero da armi nucleari, ma richiesti di indicare quale altro paese sarebbe preferibile che detenesse bombe atomiche nel contesto attuale, che vede il solo Israele dotato di questo genere di armamenti, maggioranze più o meno vaste nei sei paesi sondati (con l’eccezione di Libano e Arabia Saudita) indicano univocamente l’Egitto. Quando si cerca di sapere quali paesi attraggano maggiormente le simpatie attuali dell’opinione pubblica araba, si scopre che la somma di opinioni molto favorevoli e abbastanza favorevoli proietta al primo posto della classifica la Turchia in Marocco, Egitto, Libano, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La Cina risulta la preferita in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti a pari merito con la Turchia.