Pensioni, 16 ore per decidere di accelerare la riforma-Tremonti – RS

Dopo 16 ore vede la luce la lettera che Berlusconi presenterà all’Europa. Trovato l’accordo con Bossi, dice il ministro Gelmini: «La Lega ha detto sì per alzare l’età pensionabile a 67 anni, ma non sugli assegni di anzianità. Riguarderà donne e uomini del pubblico e del privato, lo faremo gradualmente dal 2012 al 2025»

Ci sono volute 16 ore per scrivere la lettera che oggi il premier Silvio Berlusconi presenterà all’Europa, indicando «intenti», «orientamenti» e obiettivi del governo. La domanda a cui si cerca una risposta è una: la Lega accetta l’innalzamento dell’età pensionabile? La risposta arriva dal ministro dell’Istruzione Gelmini a Ballarò: «La Lega ha detto sì per alzare l’età pensionabile a 67 anni, ma non sugli assegni di anzianità. Riguarderà donne e uomini del pubblico e del privato, lo faremo gradualmente dal 2012 al 2025».

“Tradotto: ci sarà una leggera accelerazione sulla riforma-Tremonti, in realtà già in atto, per la previdenza legata all’età di vecchiaia, mentre non saranno costretti a rimandare la pensione coloro che accedono alla pensione anticipata con almeno 35 anni di contributi. Un successo simbolico che il premier agguanta in extremis, dando sostanza ad una voce di corridoio secondo la quale Berlusconi e Bossi avrebbero siglato un patto: «Tu mi concedi qualcosa sulle pensioni e io ti mando al voto nel 2012». Con questo colpo di coda il premier scavalla un martedì ad alta tensione e si consegna, oggi pomeriggio a Bruxelles, al ‘verdetto’ dei capi di Stato e di governo, per un Consiglio europeo che domani potrebbe mettere il governo di fronte allo stesso bivio affrontato nelle ultime ore: o riforme strutturali o crisi” (Avvenire, p. 5).

“La lettera è, ancora a tarda notte, un oggetto misterioso. I contenuti ballano di continuo. (…) L’auspicio, a palazzo Chigi, è che una mano sostanziosa la dia oggi anche Napolitano, a Bruges per parlare di Europa e crisi. Se il capo dello Stato farà vincere l’orgoglio italiano sul disappunto per il mancato varo dei provvedimenti da lui invocati, allora il premier avrebbe una carta in più da giocare di fronte ai suoi colleghi. E lo sviluppo? Era atteso un decreto,  sarà portato uno scadenzario per liberalizzazioni, privatizzazioni, dismissioni e sburocratizzazione. Il resto sarà un chiarimento ai partner europei, con garanzie sul pareggio di bilancio nel 2013 e sulla sostenibilità del sistema pensionistico italiano già così com’è. Un modo per sottrarre il paese al ruolo di capro espiatorio” (Avvenire, p. 5).