Papa Francesco è cattolico? Risposta a una domanda che non dovrebbe esistere

Io dico che somiglia tremendamente a Giovanni XXIII, anche nel modo di semplificare a forza le questioni, fingendosi ignorante e avendo in realtà un pensiero finissimo

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – L’assalto è stato condotto con sistematicità, fino al colpo finale, il monsignore che fa professione di amore omosessuale more-uxorio. Quest’ultima bomba mediatica però è stata mal calcolata, così esagerata, da far dire a un volpone come Enzo Bianchi, il teologo preferito dai giornaloni italiani, che danneggerà il Sinodo. Nel senso che ha scoperto la trama eversiva di chi vuole usarlo per uno sfregio al Vangelo, trasformandolo in una plastilina manipolabile da artisti della new age di una finta misericordia senza sostanza di carità.

L’enfasi data dalla Sala stampa vaticana a certe notizie, l’ufficializzazione data come un avvenimento solenne al bacio del Papa offerto allo sposo (uomo) di un suo allievo (uomo), la minimizzazione dell’incontro con la cristiana pentecostale che si rifiuta a costo di finire in carcere di registrare nozze gay, quasi fosse qualcosa di cui un Pontefice debba vergognarsi. Sono cose amare, sembrano gesti preparatori a uno sconquasso della tradizione.

Inutile girarci intorno e fingere una tranquillità che non c’è. Il turbamento è stato seminato, e ora si traduce in un interrogativo che non dovrebbe esistere. Questo Bergoglio è un Papa cattolico? La domanda è stata posta da Newsweek. Quasi sempre, anche grazie al compiaciuto avallo di chi tiene in pugno dall’America l’immagine del Papa, prevale l’idea che sì, con questo Papa la solidità della roccia di Pietro si è fatta misericordia liquida, e si è perduta l’essenza della verità, la chiarezza di cosa sia bene e male. Non siamo più alla critica per qualche atto od omissione (ad esempio Bergoglio che al Cuba non riceve i dissidenti, ma lo stesso si disse di Wojtyla abbracciato ad Arafat o ricevuto da Pinochet), ma alla sostanza della missione di Francesco.

La mia risposta, di uno che ha amato come un padre Giovanni Paolo II, è questa, per il poco che vale: Francesco è un Papa, sposo meraviglioso del popolo smarrito di questi tempi, che somiglia tremendamente a Giovanni XXIII, anche nei modi di porsi e di semplificare a forza le questioni, fingendosi ignorante, e in realtà avendo un pensiero finissimo. La sua misericordia è di una tenerezza rocciosa. Ha la stessa fede popolare, nutrita dalle devozioni alle rose bianche di santa Teresina come quelle delle nostre nonne. Chiede aiuto «quando sono inguaiato» a san Giuseppe (il 24 settembre a Washington).

Ma lo fa dopo aver abbattuto le porte della bottega dell’artigiano di Nazareth, convinto che ormai si debbano cercare i clienti in piazza, anche all’undicesima ora, quando si fa buio e verrebbe voglia di chiudersi nella fortezza. È convinto che il tesoro della fede sia così forte e indistruttibile da dover essere distribuito a tutti.

Il Papa, come Giovanni XXIII, come Von Balthasar, che pure è stato fatto cardinale da Wojtyla e le cui esequie sono state celebrate da Ratzinger, ritiene che si debba: 1) Abbattere i bastioni. E che nella missione: 2) Solo l’amore è credibile. Pensa che il mondo per vedere abbia bisogno di questo disarmo unilaterale della Rocca. Perché la Rocca non sono le mura che circondano il Tesoro della Tradizione (metto molte maiuscole, voi abbattete pure quelle), ma la Rocca è Cristo stesso, indifeso, inerme, povero tra i poveri, ma che non disdegna di visitare i potenti, a sorridergli, salvo dichiararsi fuori da quel giro, ed eleggere la propria patria tra i senza patria. La Chiesa è la Straniera su cui ha scritto poemi meravigliosi il poeta più tradizionalista e meno “novatore” del novecento, Thomas Stearns Eliot.

Gesù Cristo tutto intero
Ho detto che somiglia a papa Roncalli. Usa come lui la parola “carezza”. Ha usato settanta volte sette la parola “tenerezza”. È riuscito a condannare l’aborto parlando bene dei bambini che con l’aborto si scartano. Parlava a Cuba. «Quante religiose, e quanti religiosi, bruciano – e ripeto il verbo: bruciano – la loro vita accarezzando quelli che il mondo scarta, quelli che il mondo disprezza, che il mondo preferisce non ci siano (…). E una ragazza giovane, piena di aspettative, incomincia la sua vita consacrata rendendo presente la tenerezza di Dio nella sua misericordia. A volte non lo capiscono, non lo sanno, ma com’è bello per Dio, e quanto bene può fare il sorriso di uno spastico, che non sa come farlo, o quando ti vogliono baciare e ti sbavano la faccia. È la tenerezza di Dio, è la misericordia di Dio. (…) E bruciare la mia vita così, con “materiale” di scarto agli occhi del mondo, questo non parla solamente di una persona; ci parla di Gesù, che, per pura misericordia del Padre, si fece nulla, si annientò». Potrei aggiungere cento altri pezzi di discorso. Ma qui c’è Francesco, e, secondo me, Gesù Cristo tutto intero, e la Chiesa di sempre e sempre nuova.

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