Palermo invasa dai rifiuti. Orlando fa spallucce (e c’è un perché)

In città da giorni non si raccoglie la spazzatura. Il sindaco studia il fallimento dell’azienda di rifiuti per poter poi «eventualmente» amministrarla

Un filippino che viveva al Borgo Vecchio, Palermo, ha dovuto traslocare. L’immagine dell’uscio di casa sua, sepolto sotto metri di rifiuti, ha fatto il giro dei giornali. Non essendo possibile né uscire né entrare a causa dei marciapiedi sotto cumuli di sacchetti e sotto il primo sole di primavera (che in questo caso rischia di portare un brutto olezzo nell’aria), il filippino è andato a vivere dalla sorella. D’altra parte sarà stato compreso: la sorella, a sua volta, ha un negozio a fianco della casa dell’uomo e pure quello è divenuto inagibile. Una storia vera, una delle tante che raccontano plasticamente cosa accade nella Palermo del sindaco Leoluca Orlando.

LA STRATEGIA DEL SINDACO. I lavoratori dell’Amia, la municipalizzata della raccolta rifiuti, incrociano le braccia da giorni e lo faranno almeno sino a domani. Sebbene delle squadre di lavoratori siano state mandate in giro, non è stato sufficiente per raccogliere quanto strabordato dai cassonetti si è riversato per le strade della città.
L’Amia protesta perché è in procinto di fallire: lo è da tempo, ma ormai la situazione è tanto da drammatica quanto al punto decisivo. I vertici dell’azienda Paolo Lupo, Sebastiano Sorbello e Francesco Foti hanno tentato di incontrare il primo cittadino, chiedendogli un piano di concordato nuovo o si vedranno costretti a dichiarare il fallimento in Tribunale. E Orlando che ha fatto? Spallucce: perché, questo il suo piano, se l’azienda fallisce, lui potrebbe diventarne commissario, dopo la requisizione del Prefetto.

E I SOLDI? Ai lavoratori che si rifiutano di continuare («il Comune ci spinge al fallimento») si sono uniti i sindacati tutti, perché, come hanno detto i rappresentanti di Cgil-Cisl-Uil, «chi garantisce che ci sarà la requisizione? In caso di fallimento il Tribunale potrebbe anche nominare un curatore fallimentare. Che garanzie abbiamo? Le intenzioni del sindaco possono essere pure buone, ma ci sono troppe variabili».
Orlando va dritto per la sua strada. «Nell’eventualità del fallimento, l’amministrazione comunale sarà disponibile a chiedere al prefetto la requisizione in uso dell’azienda con personale e mezzi, garantendo continuità dei servizi e dei contratti di lavoro» ha detto, senza spiegare da dove pensa di mettere i soldi, dato che il Comune non naviga certo in acque dorate, come ha dimostrato il caso Gesip: «È il Comune il titolare del servizio di igiene pubblica, ha i soldi per pagarlo e non ha alcuna intenzione di cederlo a privati» ha ribattuto Orlando.