La disobbedienza dei sindaci anti-Salvini è una sceneggiata

Viviamo in uno Stato di diritto, Orlando e De Magistris non possono non applicare una legge. Lo sanno anche loro, ma recitano una parte. E il leader della Lega ringrazia

«Mi hanno fatto un favore», è un virgolettato attribuito a Matteo Salvini apparso ieri sul Corriere della Sera. Che sia autentico o meno, poco importa, di certo è assai plausibile. L’annuncio di molti sindaci italiani di non voler attuare il decreto sicurezza porta molta acqua al mulino del leader leghista.

DISOBBEDIENZA CIVILE

Tra i diversi primi cittadini le parole di avversione al decreto appena diventato legge assumono sfumature diverse. Si va da quelle rosso fuoco dei sindaci di Palermo, Leoluca Orlando, e Napoli, Luigi De Magistris, che con toni di fuoco hanno proclamato la loro disobbedienza civile, ai toni più razionali del sindaco di Milano Giuseppe Sala o di Bergamo Giorgio Gori.
Se nelle due città del nord prese ad esempio, i due sindaci limitano i loro interventi a contestare gli articoli della legge, in particolare, come dice Gori, «la cancellazione (con poche marginali eccezioni) del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che si traduce in un forte aumento dei dinieghi e del numero di stranieri che – ben lungi dall’essere rimpatriati – resteranno sul territorio da irregolari, condannati a vivere di espedienti»; nel caso dei due primi cittadini del Sud si va molto oltre, intimando agli addetti dei propri uffici di disapplicare una legge dello Stato.

L’OBBLIGO DI APPLICARE LA LEGGE

Quest’ultima è una richiesta che i sindaci non possono fare né gli addetti comunali eseguire. Viviamo in uno stato di diritto, le regole sono regole e vanno rispettate sempre, non quando non si è d’accordo.
Come ha scritto ieri Franco Bechis sul Tempo:

«Si può ricorrere contro una legge, e perfino impugnarla davanti alla Corte Costituzionale se ve ne sono i margini. Ma non possono farlo né i sindaci né i capi della pubblica amministrazione, che una legge dello Stato pure una legge non condivisa e avversata hanno solo l’obbligo di applicare. Il gesto di Orlando, di De Magistris e di chiunque volesse inserirsi in quella scia in un solo modo dunque è definibile: eversivo».

C’è un nota bene da aggiungere: poiché la legge è stata firmata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, garante della Costituzione, di quale incostituzionalità parlano i due sindaci?

UN GIOCO DELLE PARTI

È molto probabile che non accadrà nulla di quel che Orlando e De Magistris annunciano. Poiché non sono due sprovveduti, lo sanno anche loro. Ma il polverone serve ad entrambi a far dimenticare le magagne e le inadempienze delle rispettive amministrazioni. Di Napoli non serve quasi parlarne, ma anche Palermo ha i suoi problemi se è vero, come raccontava ieri sul Foglio Peppino Sottile, che

«[Orlando] si ostina a spacciare l’idea che Palermo stia vivendo un luccicante rinascimento, una scintillante età dell’oro, un incanto di preziosa favola; ma la città è soffocata da cumuli di rifiuti, immondi e maleodoranti che bruciano nottetempo e bruciando ammorbano interi quartieri, da Falsomiele a Bonagia, da Settecannoli a Cruillas fino allo Sperone, fino alla spiaggia di Mondello. Un problema enorme di cui un sindaco, quale che sia la sua città, dovrebbe farsi carico. Ma Orlando, come beffardamente sottolineano i suoi oppositori, è un sindaco fuori dal Comune, nel senso che negli uffici del Municipio non ci sta mai. Mentre il problema dei rifiuti sta sempre lì a marcire come la monnezza accatastata lungo i marciapiedi».

SALVINI RINGRAZIA

Alla fine, dunque, ha ragione Salvini: quello dei due sindaci barricadieri è stato per lui un formidabile assist. Con la partita dell’autonomia che zoppica, il malcontento creatosi al Nord per misure quali il reddito di cittadinanza, serviva proprio qualcuno che ricominciasse a parlare di immigrati. Un argomento su cui il leader della Lega raccoglie simpatie ben più ampie del suo storico bacino di consensi.

Foto Ansa