Sono 388 milioni i cristiani perseguitati nel mondo. «Mai così tanti»
Sale a 388 milioni (da 380) il numero di cristiani perseguitati nel mondo. Un cristiano ogni sette sperimenta cioè un livello alto di persecuzione e discriminazione a causa della propria fede. È il dato che emerge dall’ultimo rapporto di Open Doors, la World Watch List 2026 (clicca qui per la mappa ingrandita), che conferma l’aumento della persecuzione anticristiana: i paesi con un livello estremo di persecuzione, infatti, sono saliti nel periodo preso in esame (1 ottobre 2024 – 30 settembre 2025) da 13 a 15.

Maglia nera alla Corea del Nord
Per il 24mo anno di fila la Corea del Nord si conferma il paese dove è più pericoloso essere cristiani. Sono costretti a vivere la fede in clandestinità anche i cristiani di Somalia, Eritrea, Libia e Afghanistan.
Tra i paesi dove la persecuzione raggiunge un livello estremo ci sono, come l’anno scorso, anche Yemen, Sudan, Nigeria, Pakistan, Iran, India, Arabia Saudita e Myanmar.
Preoccupa particolarmente la situazione in Mali e soprattutto in Siria, dove la persecuzione è passata dal livello grave al livello estremo nel corso dell’ultimo anno.

13 cristiani uccisi ogni giorno
Secondo il rapporto di Open Doors, tornano ad aumentare (dopo il calo del 2025) le uccisioni di cristiani, che passano da 4.476 a 4.849, 13 al giorno. Come da molti anni a questa parte, la Nigeria rimane l’epicentro dei massacri con 3.490 vittime, il 71 per cento del totale mondiale.
Rimane sostanzialmente invariato il dato dei cristiani arrestati per la loro fede (4.712 rispetto ai 4.744 del 2024), mentre è in calo quello dei cristiani rapiti (3.302 contro i 3.775 del 2024). Diminuiscono anche gli attacchi contro le chiese (da 7.679 a 3.632) e contro le case e i negozi (da 28.368 a 25.794). In aumento, invece, le vittime di abusi, stupri e matrimoni forzati (da 3.944 a 5.202).

I jihadisti invadono l’Africa
I dati raccolti da Open Doors suggeriscono che l’area geografica dove i cristiani sono maggiormente in pericolo è quella dell’Africa Subsahariana: tra i 50 paesi dove la persecuzione è più forte, 14 appartengono a questa regione, dove vive un ottavo della popolazione cristiana mondiale. Inoltre, tutti e tre i paesi che hanno registrato un livello di violenza massimo contro i cristiani si trovano in questa regione (Sudan, Nigeria, Mali).
Se in Sudan la situazione è particolarmente aggravata dalla guerra civile in corso, la presenza di autorità statali deboli o corrotte lascia ampi spazi di manovra a gruppi terroristici islamici, che colpiscono soprattutto i cristiani in paesi come Nigeria, Mali, Congo, Mozambico, Somalia e Burkina Faso.
La Siria preoccupa con Al-Sharaa
Il paese dove la condizione dei cristiani è peggiorata di più nell’ultimo anno è invece la Siria, passata dal 18mo al sesto posto nella classifica a causa della presa del potere nel dicembre 2024 da parte del regime islamico di Ahmed al-Sharaa, l’ex leader di Al-Qaeda e Isis. Nel periodo preso in esame per compilare la Wwl 2026 sono stati uccisi almeno 27 cristiani (l’anno precedente erano zero). Da segnalare, in particolare, è l’attentato suicida del giugno 2025 contro la chiesa Mar Elias di Damasco, dove hanno trovato la morte 22 fedeli.
Oltre al tema dell’insicurezza e della violenza, c’è anche quello della legge: la Costituzione provvisoria del marzo 2025 centralizza il potere nelle mani del presidente e stabilisce la giurisprudenza islamica come fonte principale della legislazione.
Terrorismo islamico a parte, le altre cause più importanti della persecuzione dei cristiani sono l’autoritarismo di regimi come Eritrea, Cina, Corea del Nord, Nicaragua e Cuba e il nazionalismo di paesi come India e Myanmar,
«Nel 2025 record di intolleranza»
«388 milioni di cristiani nel mondo non godono del diritto umano fondamentale di credere in ciò che vogliono. Il 2025 è di nuovo anno record dell’intolleranza. Quanti altri cristiani uccisi, sfollati, abusati e incarcerati dobbiamo contare prima di porre al centro del dibattito politico la libertà religiosa?», ha dichiarato il direttore della sezione italiana di Open Doors, Porte aperte, Cristian Nani.
«Porte Aperte chiede al governo di promuovere: la libertà religiosa come priorità diplomatica, integrandola nei negoziati commerciali; l’alfabetizzazione religiosa dei propri funzionari a vari livelli; la collaborazione con attori religiosi locali, soprattutto in aree sensibili come il Sahel, per garantire equità nella distribuzione degli aiuti, prevenendo discriminazioni».
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