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La paura e la fede in Siria

Di Andrea Avveduto
18 Agosto 2025
Viaggio tra i cristiani in una nazione in balìa di jihadisti di tutti i tipi. «Ogni domenica vengono qui armati per evitare che qualcuno si faccia saltare in chiesa. Ma non ci vogliono bene. È per dare l’impressione di avere il controllo del paese»
Fedeli in preghiera intorno al memoriale delle vittime dell’attentato del 22 giugno 2025 nella basilica ortodossa di Mar Elias a Damasco (Foto Avveduto)
Fedeli in preghiera intorno al memoriale delle vittime dell’attentato del 22 giugno 2025 nella basilica ortodossa di Mar Elias a Damasco (Foto Avveduto)

«Ne parliamo in macchina, lontani da orecchi indiscreti». Il mio viaggio in Siria comincia in Libano, in un bar dove servono ottimi caffè e si può fare una sosta prima di attraversare il confine. Al mio autista, cristiano di Damasco, ho semplicemente chiesto che cosa pensasse del nuovo governo. Una volta chiusa la portiera, mi fissa negli occhi e mi dice: «È il Daesh, lo volete capire voi occidentali?». Proprio quel sedicente Stato islamico che qualche mese fa si è sfilato la tunica e ha indossato giacca e cravatta. Superata la frontiera, le vecchie impalcature che reggevano le gigantografie di Assad sono vuote. Il volto di Bashar è scomparso completamente e sopravvive solo sulle banconote (ma chi è del mestiere ci fa subito notare che spariranno presto). La nuova bandiera, simbolo di una presunta e difficile unità nazionale, campeggia sulla lunga via che ci separa da Damasco. «Abbiamo bisogno del vostro supporto. Benvenuti nel vostro paese». La frase che si legge sul cartello alla fro...

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