Nigeria, la persecuzione continua. L’appello del reverendo rapito da Boko Haram

I terroristi diffondo un video di Lawan Andimi, membro della Can sequestrato il 3 gennaio nel corso di una nuova ondata di attacchi alle comunità cristiane. Aiutateci a raggiungerle

L’appello del reverendo Lawan Andimi, rapito da Boko Haram, pubblicato su Twitter dal giornalista nigeriano Ahmad Salkida

Ha pregato famigliari e amici di essere forti e confidare nella volontà di Dio, ha invitato le autorità e i colleghi a fare il possibile per la sua liberazione, ma ha chiesto anche a sua moglie di prepararsi ad essere paziente e di avere cura dei loro figli se non riuscisse a rivederli, «non piangete, non preoccupatevi, sempre grati a Dio per tutto». Sei minuti di video: il filmato girato dai terroristi e diffuso da alcune testate e dal reporter Ahmad Salkida mostra l’appello del reverendo Lawan Andimi, guida locale della Christian Association of Nigeria (Can, associazione che riunisce le principali confessioni cristiane nigeriane tra cui la Chiesa cattolica), dichiarato disperso in seguito a una incursione di Boko Haram a Michika, nello stato di Adamawa, il 3 gennaio scorso. Parlando in Hausa e in inglese il reverendo ha confermato di essere stato rapito, ha dichiarato di avere ricevuto cibo e coperte e di stare bene, e si è rivolto ai colleghi della Can e al governatore Ahmadu Umoru Fintri chiedendo loro di intervenire al più presto per il suo rilascio.

PIOGGIA DI ATTACCHI DALLA FORESTA SAMBISA

Secondo le ricostruzioni più credibili, il rapimento di Lawan Andimi è avvenuto la scorsa settimana, quando un convoglio di camion guidati da uomini armati ha fatto irruzione in città sparando raffiche di mitra. Durante l’assalto, durato diverse ore, sono stati compiuti saccheggi di alimenti e oggetti di valore mentre la gente cercava di mettersi in salvo.

Il reverendo Andimi «è stato costretto a salire su una Toyota Hilux. Da allora, non abbiamo più avuto sue notizie», ha spiegato il capo distretto di Michika, Angida Kwache, denunciando la scomparsa del religioso nel corso di una visita del vice governatore dello Stato, Crowther Seth, e chiedendo rinforzi. Il rapimento è avvenuto durante l’ultimo di una serie di attacchi sferrati da Boko Haram dalla foresta Sambisa, roccaforte degli jihadisti, contro le comunità confinanti. Per questo le istituzioni locali esortano il governo ad affrontare la situazione, sottolineando come la foresta rappresenti ormai un pericolo permanente per la gente.

LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI

La Christian Association of Nigeria ha rivolto un duro appello al governo federale per spingerlo a salvare tutti i cristiani ancora ostaggio di Boko Haram e dello Stato islamico. Secondo il presidente della Can, il reverendo Samson Ayokunle, il rapimento di Andimi è solo l’ultima prova della violenta e sistematica persecuzione in atto nei confronti dei cristiani della Nigeria. «Come se ciò non bastasse – afferma in una nota diffusa il 6 gennaio – lunedì banditi armati hanno sferrato un attacco al villaggio cristiano di Kasaya, nello stato di Kaduna, durante il quale hanno rapito 41 persone, tra cui il reverendo Joshua Samaila. Ad oggi, nessuno sa ancora cosa ne è stato di loro».

Ayokunle ha ricordato anche che il governo non ha fatto nulla per salvare Bitrus Bwala, docente presso il College of Education di Gashua, nello stato di Yobe, e gli altri dieci cristiani rapiti da Boko Haram il 27 novembre 2019. «Quanti terroristi, mandriani fulani, assassini e banditi sono sotto la custodia delle agenzie di sicurezza? Quanti di loro sono stati arruolati?». La Can ha invitato anche le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e il Regno Unito ad aiutare il governo a proteggere la vita dei cristiani «prima che sia troppo tardi».

AIUTATECI AD ANDARE IN NIGERIA

Tra i cristiani nigeriani tuttora nelle mani dei terroristi islamici di Boko Haram c’è anche anche Leah Sharibu, la sedicenne cattolica rapita a Dapchi il 19 febbraio 2018. Tempi segue la sua terribile vicenda fin da quel giorno, da quando, rifiutandosi di abiurare e convertirsi all’islam in cambio della sua liberazione, la ragazza vive segregata e usata come schiava sessuale dai terroristi nigeriani.

Ora vogliamo fare di più: vogliamo raggiungere il paese per raccogliere le testimonianze di chi, ogni giorno, mette a repentaglio la propria vita pur di non rinnegare la propria fede. Per farlo e inviare un nostro giornalista nella terra dilaniata da Boko Haram e dalle violenze dei clan fulani, abbiamo bisogno del vostro aiuto: qui trovate tutte le modalità per aderire al Fondo che abbiamo creato per sostenere le iniziative di utilità sociale di Tempi, cioè le battaglie che stanno a cuore al nostro giornale. A cominciare dalla libertà per Leah Sharibu e per tutti i cristiani in Nigeria.