«Leah Sharibu passerà il suo secondo Natale nelle mani di Boko Haram»

«La 16enne cristiana è in cattività in Nigeria da 669 giorni. Non si è convertita all’islam e la usano come schiava sessuale, sposata a un comandante dei terroristi». Intervista a Gideon Para-Mallam, tutore e portavoce della famiglia di Leah

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Rebecca, madre di Leah Sharibu, insieme al reverendo Gideon Para-Mallam

Qui il link all’intervista in inglese.

«Leah Sharibu è viva, ma salvo miracoli passerà il suo secondo Natale nelle mani di Boko Haram. I terroristi non la liberano perché non si è convertita all’islam e perché probabilmente l’hanno sposata a un loro comandante». Dichiara così a tempi.it il reverendo Gideon Para-Mallam, missionario, pastore protestante, ambasciatore della Ifes (International Fellowship of Evangelical Students), tutore e portavoce della famiglia di Leah Sharibu. La 16enne nigeriana è stata rapita il 19 febbraio 2018 a Dapchi, Nigeria, dagli islamisti insieme ad oltre 100 ragazze. Ma lei è l’unica a non essere stata liberata perché cristiana. «Si trova in cattività ormai da 669 giorni e sappiamo che i terroristi la usano come schiava sessuale. Il governo federale continua a non fare niente per liberarla».

Reverendo, come sta Leah Sharibu? Ha qualche notizia?
È difficile rispondere perché qualunque cosa uno dica, va verificata e quando si tratta di un gruppo letale come Boko Haram non è facile avere certezze. Leah Sharibu è tenuta in prigionia contro la sua volontà: ricevo molte notizie riservate sul suo stato di salute, ma prima di rivelarle ai media, devo verificarle in modo accurato.

Pochi giorni fa però è stato diffuso un appello video di 11 cristiani nelle mani dello Stato islamico della provincia africana occidentale (Iswap) che affermano che Leah è viva. Può confermarlo?
Sì, Leah è viva e il video è stato molto rassicurante. Però bisogna tenere conto che prima di questo filmato, ne era stato rilasciato un altro attraverso un’altra cristiana rapita, Grace Tuka, nel quale si dava a intendere che Leah fosse morta. Io ho verificato e ho scoperto che era falso. L’1 settembre, poi, il generale Garba Shehu, uno dei portavoce del presidente della Nigeria Muhammadu Buhari, ha twittato che Leah è ancora viva. Questi filmati vanno sempre studiati attentamente, trattandosi di Boko Haram.

Perché tutte le donne rapite a Dapchi il 19 febbraio 2018 sono state liberate, mentre Leah no?
È molto semplice: Leah è ancora in prigionia perché si è rifiutata di abiurare la sua fede cristiana e non si è convertita all’islam, come ordinatole dai terroristi di Boko Haram. È interessante notare che la fazione di Boko Haram, chiamata Iswap, ritiene che i musulmani non vadano attaccati e critica l’altra fazione terroristica per avere ucciso sia cristiani che musulmani negli anni scorsi. Quindi adesso tendono a non tenere come prigionieri i musulmani, ma solo i cristiani. È un miracolo che Leah, Alice, Grace e molte altre siano ancora vive. Per questo bisogna lavorare per ottenere la loro liberazione.

Il governo federale sta facendo tutto quanto in suo potere per liberare Leah?
Sta facendo qualcosa, ma è interessante notare che nell’ultimo video diffuso, in cui il gruppo terroristico ha dato notizia di avere ucciso quattro operatori rapiti della Ong Action Against Hunger (Aah), la motivazione offerta è che il governo non è serio nelle trattative. Ad ogni modo, senza fidarsi troppo dei terroristi, io penso che il governo debba fare molto di più per difendere e salvaguardare la vita dei suoi cittadini. Bisogna trovare il modo per trattare in modo efficace con Boko Haram. Qui parliamo di veri e propri prigionieri di guerra, ma Boko Haram deve smettere di ucciderli solo perché non è soddisfatto del governo. Questo è spiritualmente e moralmente sbagliato. La ragione deve prevalere, la vita umana è sacra agli occhi di Dio, che ha creato tutti gli uomini. Non esiste un Dio che autorizzi simili uccisioni.

Da quanto tempo Leah si trova prigioniera?
A meno che non succeda un miracolo e Leah venga liberata prima di Natale, il 25 dicembre rappresenterà il giorno numero 674 in prigionia. Sarà il suo secondo Natale passato in cattività. Io mi chiedo: com’è possibile che il governo e il mondo intero non facciano niente per questa ragazzina di 16 anni? La comunità internazionale deve muoversi. Se il mondo occidentale, come dice spesso, è così interessato all’educazione delle giovani donne, deve unirsi e fare qualcosa per la liberazione di Leah e attraverso di lei aiutare gli altri cristiani e musulmani ancora nelle mani di Boko Haram.

Perché Boko Haram si rifiuta di liberare Leah?
Da un lato perché non si è convertita all’islam, dall’altro, a quanto abbiamo appreso, perché probabilmente è stata sposata a forza a un comandante di Boko Haram. Ma di questo non abbiamo prove certe. Senza dubbio però viene usata come schiava sessuale e questo è davvero doloroso. Pensare che tutte queste malvagità vengono compiute nel nome di una religione è ancora più repellente e vergognoso. Leah è diventata una prigioniera importante e la vogliono usare come pedina di scambio. Questo è disumano, ma il prezzo della sua libertà è diventato molto alto. Ma non sono certo che sia solo un problema di soldi.

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Leah Sharibu nelle mani di Boko Haram

Lei sostiene la famiglia di Leah, con la quale è molto amico. Che cosa ci può dire di loro?
Ogni volta che penso a loro, mi rattristo. È una famiglia come tante altre, semplice, amorevole. La madre di Leah, Rebecca, è un’insegnante, si occupa dell’educazione dei giovani. Possiamo solo immaginare l’agonia e il dolore di un’insegnante la cui figlia non può andare a scuola perché prigioniera. E il padre, Nathan, con cui parlo quotidianamente, lavora sodo, va in ufficio ogni giorno ma ogni mattina da due anni si porta dentro il peso del rapimento di sua figlia. Leah ha anche un fratello più piccolo, Donald, immaginate cosa significa per questo ragazzino non vedere sua sorella e sapere che è tenuta in prigionia da qualche parte nelle segrete di Boko Haram. Il peso psicologico di questa situazione è enorme. Il silenzio che sperimentano ogni giorno, e sperimenteranno soprattutto a Natale, non si può descrivere.

Sono disperati o sperano ancora di rivedere la loro figlia?
Mantengono la speranza perché sono cristiani. Vivere senza speranza è la peggior cosa che possa accadere a un essere umano. Sperano di rivederla un giorno e la lettura della Bibbia dà loro la forza di andare avanti. Ripongono la loro speranza in Gesù Cristo. Ogni volta mi dicono che non augurano a nessun genitore al mondo di passare attraverso questa esperienza così dolorosa, ma non possono fare altro che sperare.

Il governo è vicino alla famiglia di Leah?
Purtroppo no. Il presidente Buhari aveva promesso di chiamarli, ma non l’ha fatto e questo aumenta il loro dolore. Io spero sinceramente che un giorno il presidente li chiamerà e si deciderà a incontrarli faccia a faccia.

Il coraggio di Leah nel rifiutare di convertirsi all’islam è incredibile. Che cosa ci insegna?
La prima cosa che ci insegna Leah è che bisogna restare saldi nella fede cristiana anche in punto di morte. La seconda è che dobbiamo essere meno superficiali nel professare la nostra fede. Leah ci ha davvero dimostrato che cosa significa essere cristiani in un mondo ostile. Terzo, il luminoso esempio di Leah dovrebbe spingere i genitori di tutto il mondo a trasmettere la fede ai figli nelle loro case. Leah, infatti, ha agito come Cristo di fronte al fanatismo religioso. Ma c’è altro ancora.

Che cosa?
Il suo caso ci dimostra purtroppo che la persecuzione dei cristiani in Nigeria è reale. Sia nei circoli ufficiali, che in quelli non ufficiali, si nega ancora oggi che ci sia in Nigeria una persecuzione dei cristiani. E questo è insopportabile.

Che tipo di persecuzione?
Boko Haram agisce apertamente e in modo esplicito. Altri in modo più subdolo: mi rattrista dire che i pastori Fulani stanno uccidendo un numero enorme di cristiani, azzerando e distruggendo intere comunità.

Che cosa si può fare per Leah e la sua famiglia?
Bisogna innanzitutto fare pressione sul governo nigeriano, che in modo inconcepibile continua a parlare a vanvera ma non ha ottenuto ancora nulla. Eppure pretende di essere in grado di riportare Leah a casa. Il presidente Buhari deve agire, non parlare., perché parlare non basta a liberare i prigionieri. Non bisogna poi dimenticare Leah e non bisogna arrendersi nella battaglia per liberarla.

Foto Open Doors